• sabato , 28 Novembre 2020

La rarità di un “grazie, mi scusi, permesso…?”

Al giorno d’oggi è sempre più difficile trovare tra le persone manifestazioni di vera cortesia (per intendersi  non  di “facciata”).

Diversi studiosi e sociologi, tra cui la docente universitaria di psicologia di Padova Valentina d’Urso, hanno individuato possibili cause di tale difficoltà diffusa: l’assenza di gentilezza potrebbe essere determinata dalla negativa popolarità acquistata da errati valori, quali ricerca del denaro e potere. Appare spesso evidente che per aver successo occorra avvalersi di armi come prevaricazione e annientamento dell’altro.

In tale visione distorta e malata colui che si dimostra gentile è ritenuto debole ed alquanto noioso, quasi fosse fuori moda. La gentilezza viene, dunque, percepita come un fattore “fuori tendenza” (out) e, pertanto, allontanata da una società che aspira ad essere “trendy”.

Di certo non mancano esempi di scortesia nel mondo dello spettacolo, dalle serie televisive ai chiassosi e confusionari talk show, ove l’obiettivo dei partecipanti è quasi esclusivamente mettersi in mostra e urlare sguaiatamente contro gli “avversari”.

Si possono tuttavia citare numerose situazioni in cui vengono esplicitati i vantaggi della gentilezza. Una scoperta che stupisce, riportata dalla University of British Columbia in Canada, dichiara che la cortesia può rinforzare sul piano emotivo nonché fisico, aiutare coesione e cooperazione nei team lavorativi ed addirittura diminuire lo stress.

Tale dinamica è stata notata da un gruppo di ricercatori della University of Pennsylvania a partire dallo studio di babbuini botswani. Anche nel regno animale si registrano comportamenti dettati da altruismo, come nel caso di alcuni esemplari di babbuini femmina. Questi ultimi sono risultati, da esperimenti, meno stressati ed aggressivi, ma attivi ed inclini a riprodursi di più.

La gentilezza sembra proprio migliorare lo stile di vita individuale e comunitario. Dovrebbe proprio costituire la solida base fondamentale per iniziare e gestire ogni forma di rapporto umano.

La cortesia esplicita il rispetto per gli altri ed è in grado, secondo la docente D. Mapelli di neuropsicologia dell’Università di Padova, di scatenare un efficace meccanismo di diffusione (“effetto domino”), poiché contagiosa.

Ecco che emerge un valido vantaggio: l’essere ricambiati.

E’ infatti molto alta la probabilità che gesti premurosi e sensibilità ricevuti vengano restituiti alla prima occasione.

La causa è determinata dai “neuroni specchio” che, come per l’empatia, imitano e riproducono l’azione positiva.

Un gesto comune, per fortuna, è quello di tenere la porta aperta anche a perfetti sconosciuti: così lo sforzo fisico muscolare viene controbilanciato dalla carica emotiva di soddisfazione e piacere. E’ bene, però, che la cortesia sia reciproca: ecco, dunque, che i vari passanti si affrettano verso la porta.

Tale situazione è piuttosto popolare, così come la vista di giovani che portano la spesa ad anziani o accompagnano per mano bambini. C’è, dunque, ancora qualche possibilità che la gentilezza non si avvicini in maniera irreparabile all’estinzione!

Nella realtà lavorativa talora la cortesia può venire fraintesa, scambiata per debolezza e quasi derisa. Però la capacità di mostrare una genuina gentilezza offre la possibilità al capo di essere autorevole, ma mai autoritario. Così la produttività del gruppo migliora, poiché vigono stima, fiducia e rispetto reciproci.

La gentilezza è arma dotata di intensa forza, nonché opportunità di benessere e crescita personale e sociale.

La sua importanza risale all’epoca classica ed era già stata presentata dall’autore latino Cicerone nel “De amicitia”. Attualmente il suo valore è riconosciuto a livello mondiale come dimostrano libri di autori internazionali, quali “Le buone maniere” di Valentina d’Urso, “La forza della gentilezza” di Piero Ferrucci, “De evolution of altruism” di N. Barber e “Elogio della gentilezza” di A. Phillips e B. Taylor.

La cortesia, però, non è innata, ma viene acquisita e “metabolizzata” mediante l’educazione. E’ necessario che i bambini vengano istruiti sulle corrette regole comportamentali per vivere in civiltà.

Ognuno poi sceglierà se attenersi quasi con sistematico rigore alla consuete norme previste dal galateo o se interessarsi maggiormente alle necessità altrui.

Non c’è alcun dubbio che ad oggi vi siano proposte ed iniziative che incentivino la gentilezza, a partire dalle opere di beneficenza all’aiuto di persone in difficoltà.

Con la rassicurante certezza della contagiosità della cortesia, possiamo abbandonarci ad un piacevole sorriso. Ben consapevoli dell’effetto positivo che avrà sugli altri e su se stessi. Di certo saremo più soddisfatti, nonché più belli (è risaputa, infatti, la proprietà del sorriso di ringiovanire).

 

 

 

 

 

 

 

 

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