• lunedì , 30 Novembre 2020

Stile libero di parole

Scomodamente appollaiata sul mio trolley da viaggio (causa sovraffollamento del treno), mentre ero impegnata a maledire la mancata puntualità dei servizi italiani, mi è capitato di imbattermi in un compagno di sventura tanto gentile quanto singolare.

Il suo nome è Giorgio Mareri e frequenta il penultimo anno di studi nell’istituto di Scienze umane di Finale Ligure. E’ nato a Pietra Ligure il 1 settembre del ’96 da genitori peruviani ed ora viaggia sul treno diretto a Savona, senza neanche l’ombra di un bagaglio.
Scambiando due parole per ingannare il tempo ho scoperto che il fine della sua trasferta era una competizione di Freestyle; alla meta lo attendevano gli amici, coi quali avrebbe proseguito la strada fino a Genova. Ignorando pressoché tutto riguardo alla materia sopra citata ho approfittato della sua disponibilità e della contagiosa simpatia per apprendere le regole della disciplina e immergermi in un mondo a me sconosciuto.

Raccontaci brevemente in cosa consiste il Freestyle

“Sostanzialmente è una disciplina che mette alla prova le tue potenzialità di rapper: devi improvvisare per una decina di minuti,una serie di rime su base musicale, attinenti a un tema generale scelto dalla giuria o dal pubblico (spesso coincidono). Capitano temi impegnativi come la droga, l’alcool, l’abuso, rapporti spezzati”.

Come si svolgono le competizioni e dove hanno luogo generalmente?

“Un presentatore anima e conduce la serata, interagendo  con il pubblico, al quale spetta il verdetto finale della gara. C’è poi un dj che sceglie e mixa le basi strumentali su cui i concorrenti improvviseranno le rime a tema. Si procede per vie eliminatorie, cimentandosi autonomamente in turni singoli della durata di circa 1 minuto. In finale si scontrano in un duetto di rime botta e risposta gli ultimi superstiti e il round decisivo termina con la resa dell’avversario. Solitamente si svolgono in pub o discoteche, locali aperti di notte comunque. Viene servito da bere e l’accesso è gratuito. Sono locali sicuri adeguatamente sorvegliati”.

Occorre presentarsi con un particolare abbigliamento?

“Assolutamente no. Va bene qualunque abbigliamento casual. Non ti giudicano da come sei vestito, questo è uno dei motivi per cui amo il freestyle”.

Hai un portafortuna?

“Sì. Il cappello verde che indosso! (size 58) Sulla visiera ci sono tutte le firme dei miei amici in pennarello indelebile, così li sento con me in quei momenti di tensione assoluta”.

Quante sfide hai sostenuto per il momento? Qualche vittoria conseguita?

“Ho partecipato a un buon numero di eventi, ma considero competizioni serie quelle che contano un pubblico di 300/400 persone. Sono 8 per il momento, in 2 delle quali mi sono classificato primo. A Torino sono arrivato ai quarti di finale, e due volte in finale. Mi scontro con gente di età parecchio superiore alla mia quindi sono soddisfatto dei risultati ottenuti finora.
Quest’estate ho in programma altre 5 gare. Speriamo in bene!”

Grandi successi! Hai già pensato a un nome d’arte? 

“Non ci avevo pensato ma l’ha fatto mio zio al mio posto: è un patito di musica, si diverte a improvvisarsi dj e spesso mi procura delle basi musicali su cui allenarmi. Un giorno mi ha urlato dalla cucina di scendere a pranzo, soprannominandomi J-Yo. E così è stato”.

Com’è nata questa grande passione che ti spinge a muoverti così spesso e per vie così poco agevoli?

“Guardando un video su youtube. E’ da circa un anno che mi impegno nel Freestyle, relativamente poco, ma lo faccio con costanza. Mi alleno ogni giorno a oltranza, ma non mi costa fatica, proprio perché mi piace farlo: è stato amore a prima vista. Quando si accende una nuova passione è difficile spegnerla, ma è molto facile alimentarla con l’entusiasmo. Inoltre tiene lontana la noia, nemica pericolosa per noi teen-ager, e scarica lo stress. E’ un passatempo costruttivo contrariamente a molti altri che attentano quotidianamente alla vita di noi ragazzi. Le gare danno scariche di adrenalina positive e regalano emozioni indescrivibili. Ha il vantaggio di essere un’attività economica, che ti permette di confrontarti con il prossimo e di allenarti con i tuoi amici. Insomma, può cambiarti la vita”.

Icona di riferimento e “pezzo cult”

“Amo Nerone, un rapper di Milano, e Salmo per la sua inesauribile energia.
Mi piace molto Anthem parte 1 di Fedez, cimelio di quando non era ancora così banalmente commerciale”.

Ingredienti per un rapper di successo…

“Passione, perseveranza e ottime dosi di allenamento. Io mi alleno a rappare anche per 20 min consecutivi. Non varco la soglia di un’ora e mezza di prove perché vivendo in un appartamento piccolo non vorrei far scoppiare il cervello a mia madre! A proposito, lei è la mia fan numero uno; viene a tutte le mie esibizioni, mi incoraggia e fa un tifo da stadio che mi dà la giusta carica”.

Hai già pensato di aprire un canale su Youtube?

“A questo ho pensato e ci sto già lavorando. Entro fine estate dovrebbe essere pronto. Ti invio il link su Facebook! Inoltre, in anteprima assoluta, ti rivelo che sto incidendo un disco con 10 tracce insieme al mio “bro”. Di più non posso svelare…(ride, ndr)”.

Nell’attesa del disco inedito di J-Yo e del suo “collega”, possiamo seguirlo live e sostenerlo gratuitamente nella sfida che affronterà il 12 luglio sul suolo torinese, in via Bonsignore 8 dalle 20:30 in poi. Un pretesto per evadere dalla “routine discotecara” estiva e ascoltare buona musica!

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