• sabato , 28 Novembre 2020

La resilienza

Crisi, BTP e BUND tedeschi, ripresa, crollo della borsa, SPREAD sono ormai termini che ognuno di noi, dal giovane spaventato di fronte al futuro che lo attende al vecchietto che vorrebbe semplicemente godersi la pensione frutto del lavoro di una vita, ha imparato a conoscere.

Lavoratori di ogni campo: impresari, imprenditori, artigiani, carpentieri, liberi professionisti, tutti hanno speso le notti insonni cercando un modo per combattere la crisi economica scoppiata nel 2008. Investire all’estero sembra essere l’idea più gettonata perché “l’erba del vicino è sempre più bella”. Così a poco a poco l’Italia perde giovani talentuosi che cercano riconoscimenti all’estero; fabbriche e aziende nate e cresciute in Italia, simbolo del made in Italy, abbandonano il nostro paese togliendo gli ultimi pezzi del puzzle della tradizione.

Il buon cioccolatino Pernigotti da oggi sarà prodotto in Turchia, la Loro Piana passa ai francesi. C’è anche chi, disperato, ricorre al vecchio metodo, già insegnato dai topolini di Robin Hood, di nascondere i risparmi sotto il letto, perché “le banche sono nate per fregare i soldi”. Ma stavolta non abbiamo il lieto fine del cartone della Walt Disney: le banche non rubano soldi ai ricchi per darli ai poveri. La crisi ha inesorabilmente colpito tutti, ricchi o poveri e ciascuno di noi si è visto costretto a cambiare abitudini.

Nessuno dei metodi adottati ha funzionato. Tale insuccesso ha innescato una serie di atteggiamenti negli uomini da rendere le condizioni dell’anelata ripresa economica più difficili da realizzarsi. Scoppia la crisi, si cerca di risparmiare. Continua la crisi,si risparmia ancora di più. La ripresa non arriva, si diffondono ansia,preoccupazione e l’economia rallenta perché si investe meno. Si perde la speranza nella ricrescita, l’economia si blocca. Siamo ormai giunti all’ultimo stadio di questo processo e purtroppo è il più difficile da superare. Probabilmente la vera crisi è adesso.

Lo smarrimento per la perduta speranza nel futuro e nei giovani immobilizza e induce all’inattività. La medicina a questa malattia ci viene proposta dagli psicologi dell’American Psychological Association in The road to Resilience. La resilienza è il processo di riadattamento di fronte ad avversità,traumi o significative fonti di stress,quali problemi familiari o pesanti situazioni finanziarie. Di certo, noi tutti, abbiamo cambiato abitudini adattandoci al periodo in cui viviamo. Avevamo due possibilità di riadattamento: arrendersi, custodendo avidamente i nostri soldi o farsi portare dalla speranza,costruendo le basi per la ricrescita. Quale sia stata la nostra scelta è facilmente intuibile e la risposta esatta è altrettanto ovvia. Ma siamo ancora in tempo per ricambiare il nostro atteggiamento.

La capacità di riprendersi, nota appunto come resilienza, nasce in seguito alla presa di coscienza della necessità di mutare i comportamenti, anche a costo di ammettere di aver sbagliato; ricordandoci che anche i problemi economici, micro o macro che siano, sono sempre una conseguenza dei comportamenti adottati.

Fortunatamente il repertorio della storia è ricco di esempi di resilienza: la ricrescita che ha caratterizzato l’anno mille, il Rinascimento, l’ordine e la vita ricreati dopo le guerre mondiali. Qualcuno potrebbe obbiettare che questo è passato, allora era diverso. No. Ma comunque rispondiamo alla critica e guardiamo ai giorni nostri.

 

 

Nel 2009 un terremoto ha quasi raso al suolo l’intero comune dell’Aquila, eppure si è cercato un modo per far ripartire l’economia, per ricostruire il paese e riprendersi. Nel 2012 ancora un terremoto ha colpito l’Emilia: 4000 forme di Parmigiano Reggiano sono state distrutte, ma stasera a casa troviamo comunque il nostro formaggio. Paesini di montagna come Usseglio, credono nei giovani. Oggi per tre giovani ussegliesi diplomati con cento e lode si aprono le porte sul futuro. Nella Val Camonica le piccole imprese hanno deciso di elaborare un nuovo piano, collaborando insieme per mantenere la produzione e offrire nuovi posti di lavoro.

Il nostro più grande errore è ritenere la crisi un ostacolo impossibile da superare. Cambiamo atteggiamento, poniamo fiducia nel futuro, nei giovani, ritroviamo una speranza nel fare che sia costruttiva, invertiamo questo processo di discesa e lavoriamo per la ricrescita.

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