• martedì , 24 Novembre 2020

Un Papa con il pallone

“Sono anch’io un po’ indisciplinato“. Lo ha detto Papa Francesco incontrando i giocatori di Italia e Argentina prima dell’amichevole dell’Olimpico alla vigilia di Ferragosto.

Indisciplinato come la “terra dalla quale provengo” ha aggiunto incrociando lo sguardo di Lionel Messi e ammiccando a Ezequiel Lavezzi che, poi, ha voluto posare per una fotografia ricordo sulla sedia del pontefice. Papa Francesco, tifoso del San Lorenzo de Almagro, in mezzo ai calciatori, ha suscitato un certo effetto: sulla gente comune e sui giocatori medesimi che non pensavano di trovarsi di fronte a una persona semplice e appassionata, insomma un interlocutore non qualsiasi. “Siate campioni non solo sul campo”, ha chiosato il Santo Padre al momento del commiato perché, in fondo, costava un richiamo all’umiltà rivolto a personaggi ricchi e famoso, simboli e idoli, dunque esempi per i tifosi.

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L’incontro con Papa Francesco ha lasciato una traccia indelebile e sarà ricordato come qualcosa di probabilmente unico. “Sono rimasto colpito, non pensavo che fosse così”, ha commentato Gianluigi Buffon, cattolico praticante, capitano della Nazionale. “Un Papa molto umano, che trasmette simpatia e un calore straordinario”, ha aggiunto Mario Balotelli. Il centravanti del Milan, che passa per essere un fuoriclasse piuttosto trasgressivo, sicuramente un ragazzo dai comportamenti estremi, è uscito molto colpito dalla visita in Vaticano: viene da pensare che non immaginasse di avere un impatto tanto naturale e positivo con il Papa. “C’è solo da imparare. Francesco mi ha dato la sensazione di essere davvero speciale. Ci ha detto cose semplici e immediate, di grande buonsenso. È poi si capisce che… ne capisce”.

Il Santo Padre ha ammesso il suo imbarazzo: “Onestamente non so per chi tifare” si è congedato. Argentino di nascita, italiano di origine – piemontese, per la precisione – domiciliato in Vaticano, insomma, per non fare torto a nessuno ha preferito non schierarsi e lasciare il dubbio. “Spero solo che sia una bella partita, che la gente si diverta e che voi stessi vi divertiate”, la riflessione a margine, tra una stretta di mano con il napoletano Gonzalo Higuain e un cenno di assenso alle battute di Cesare Prandelli, il ct azzurro.

Papa-Francesco

Proprio l’allenatore della Nazionale ha voluto raccontare la sua emozione di fronte al pontefice: “Lo sapevo, lo sapevo, ma la realtà spesso supera l’immaginazione. Papa Francesco è davvero particolare, sono rimasto impressionato dalla competenza che ha mostrato. Quando era in Argentina seguiva il campionato e ha un bagaglio di conoscenze considerevole. Questo per dire che mi sono trovato coinvolto in un incontro mistico e… tecnico insieme. La sua benedizione ci servirà anche per il futuro. Dobbiamo conquistare il biglietto per il mondiale brasiliano alla fine di quest’anno: ci manca pochissimo però nulla è ancora deciso”.

Italia-Argentina, tra l’altro condizionata da molte assenze, in particolare quelle di Balotelli e Messi, ha così acquisito un fascino particolare al di là del risultato finale. Studiata per “celebrare” Papa Francesco, ha avuto i crismi della festa più che della sfida: a Ferragosto ci può stare, anzi ci deve stare. Calcio non intossicato dalla logica dei tre punti, partita votata al divertimento. In questa estate di calco torrido e di calciomercato spinto, novanta minuti così non possono che fare bene come una passeggiata di salute.

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