• martedì , 24 Novembre 2020

Missione lavoro

I giovani italiani hanno dei grandi progetti di vita, grandi sogni e incontenibili ambizioni. Vogliono sentirsi parte attiva nella crescita del nostro paese, integrarsi in una classe dirigente che agisca nell’interesse della comunità. Vogliono, vogliono, vogliono ma spesso non possono poiché tagliati fuori dalla vita politica e sociale.

giovani

Quando si parla di trovare un lavoro per un ragazzo, viene toccato un argomento non poco delicato, perché sotto questa grande voce compaiono due sottotitoli: disoccupazione giovanile e precarietà del posto di lavoro. Purtroppo questi due fenomeni, che ammorbano il nostro paese da ormai diversi anni, hanno reso questo diritto-dovere dell’uomo, meta ultima di una caccia al tesoro senza mappe o indizi. A malapena il giovane neolaureato fa in tempo ad afferrare l’agognato diploma, che viene già assalito dall’ansia del famigerato ingresso nel mondo del lavoro (che prima o poi arriva per tutti), in un quadro che – a dirla tutta – non è dei più incoraggianti: la maggior parte si vede sbattere in faccia molte porte, prime tra tutte quelle della stabilità ed indipendenza economica.

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Una situazione triste e scomoda, che vede tanti ragazzi talentuosi ed appassionati troppo spesso costretti a rinunciare ai propri progetti e ad accontentarsi di ciò che riescono a trovare dopo una sorta di accattonaggio. Cresce così nel giovane un sentimento di frustrazione, di sconforto e sorge spontanea una domanda: perché? Le università italiane, pubbliche e private, a quanto pare non danno più le garanzie di un tempo.

I ragazzi italiani hanno enormi potenzialità e spesso si sentono stretti nel nostro paese. Ecco perché per questi giovani cervelli la prima tentazione è scappare. Negli ultimi due anni il fenomeno dell’emigrazione all’estero degli studenti si è diffuso a macchia d’olio: le nuove “terre delle opportunità” sono diventate Svizzera, Olanda, Gran Bretagna, Danimarca e anche i paesi dall’altra parte del pianeta. Qui, i nostri giovani si trovano spesso a dirigere importanti progetti scientifici in grandi multinazionali o a gestire l’economia di famose industrie, tra soddisfazioni remunerative e professionali. Certo, ci vogliono determinazione, coraggio, una buona conoscenza delle lingue (e queste ai ragazzi non mancano) e un pizzico di fortuna. Ma soprattutto la consapevolezza del fatto che non si può andare avanti in un’Italia dove la regola d’oro è diventata il “do ut des”, fatta di favoritismi, di scandali, di precarietà e di futuro incerto. Questa è la triste realtà, in cui spesso una persona non fa carriera grazie alla sua correttezza, onestà o intelligenza, ma perché graziato da delle “spintarelle” ricevute da qualche parete che lavora nel campo. Si punta poco sulla qualità e sugli investimenti a lungo termine. La politica non aiuta poi certo la situazione del giovane: mentre è occupata a discutere e discutere, lo studente ha già fatto il suo fagotto e, voltando gli occhi al cielo, si sta allontanando. Chiaramente è un gran salto nel buio, e bisogna essere consapevoli del fatto che potrebbe non andare secondo le proprie aspettative, ma tentar non nuoce.

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Ma non tutti se ne vanno. Ci sono gli arditi che restano nel nostro Bel Paese e lottano con le unghie e con i denti perché forse credono ancora nella possibilità di poter migliorare la situazione. Il loro motto è “non scoraggiarsi”. Mai.

E ad alcuni arriva l’agognato contrattino, e quando questo accade, si potrebbe dire che le pretese sono ridotte al di sotto del minimo sindacale: gli stipendi sono da fame, i diritti quasi del tutto inesistenti. Ferie, malattie e pensione scomparsi nel nulla. Per non parlare della maternità: pare essere una pazzia per una giovane coppia avere un figlio prima di un contratto.

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Però, come non è tutto oro ciò che luccica, anche qui bisogna essere onesti: la visione d’insieme sembra un disastro, ma capita anche che ci sia qualcuno che si realizza in pieno, anche se i casi sono rari. “Basta” volerlo ed impegnarsi al massimo delle proprie capacità.

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