• mercoledì , 30 Settembre 2020

Belle e la Bestia, un successo in musica

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“Belle e la Bestia” è una rappresentazione teatrale nuova, fresca e vivace prodotta da un gruppo di attori amatoriali uniti da una grandissima passione per il teatro che, ritagliando tutti i momenti liberi, sono riusciti a mettere insieme uno spettacolo di grande successo che ha riempito i teatri e ammaliato centinaia di persone. Con un’orchestra di 40 elementi che si esibisce dal vivo, questa nuova organizzazione ONLUS, ‘Nuove Direzioni’, partendo da un’idea nata come gioco, è riuscita a ottenere risultati professionali mettendo in scena qualcosa di strabiliante, premiato con il Premio della Giuria al Festival del Teatro Amatoriale del Teatro Nuovo di Milano. Il tutto fatto all’insegna del risparmio e del sostegno reciproco; essendo un’associazione no profit, infatti, tutto lo spettacolo è interamente finanziato dai partecipanti che hanno messo a disposizione le loro competenze e il loro tempo per realizzare un sogno comune.

‘Nuove Direzioni’ si è anche mobilitata per organizzare corsi di canto, danza e recitazione per adulti e bambini che abbiano voglia di mettersi in gioco e migliorarsi, incontri di sensibilizzazione per bambini per avvicinarli al mondo del teatro.

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Raggiungiamo Alberto Casale, il regista, autore delle scenografie nonché personaggio della Bestia, che ci risponde con voce allegra e disponibile.

Com’è nata l’idea di una compagnia teatrale amatoriale?

Un po’ per gioco. Conoscevo tante persone di talento che si occupavano di ambiti molto diversi e allora ho pensato ‘Perchè non unire tutti questi talenti assieme?’ E da un’idea abbozzata adesso è nato un gruppo molto affiatato e coeso.

È stato difficile trovare persone che lavorino gratuitamente e sponsor che finanziassero il vostro progetto, soprattutto in questo periodo di crisi?

Tutti  offrono il loro lavoro gratuitamente: ad esempio io stesso, che sono un falegname, mi sono occupato delle scenografie. Per ora, purtroppo, non ci sono finanziatori. Chi ha offerto il suo lavoro l’ha fatto lavorando in toto, ovvero dando il suo contributo dietro le quinte apparendo però poi anche sul palco.

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 Ha trovato complicato dirigere un cast di attori non professionisti?

No, direi che è stato abbastanza facile, perché nonostante fossero quasi tutti più o meno alle prime armi, tutti avevano le idee ben chiare su cosa volevano fare. Conoscendoli personalmente, ho ritagliato i ruoli a seconda del loro carattere: quindi non dovevano far altro che essere loro stessi e con prove e tanta passione siamo riusciti a raggiungere i nostri obbiettivi.

 Tre musical in 6 anni. Si aspettava tanto successo? Ci sono stati momenti in cui ha pensato che non ce l’avreste fatta?

I momenti di sconforto quando si cerca di fare una cosa importante ci sono sempre, ma si superano grazie agli amici. I veri capisaldi che stanno alla base di ‘Nuove Direzioni’ sono l’amicizia, il lavoro di gruppo, la voglia di stare assieme. Non ho scelto dei ragazzi a caso, la stessa orchestra non è nata scegliendo gli elementi a uno a uno, anche perché non c’è la possibilità di pagare: si è ampliata perché il ragazzo si è trovato bene e ha portato degli amici, e gli amici si sono trovati bene nel gruppo decidendo di restare. All’interno del cast siamo tutti AMICI, non siamo professionisti, mi piace tanto sottolinearlo, siamo persone che hanno in comune la stessa passione , musica, teatro, danza, e si trovano bene assieme.

È soddisfatto del lavoro svolto? Ha raggiunto i suoi obbiettivi?

, ma soprattutto del gruppo che si è formato. È proprio quest’amicizia vera che ci porta ad essere a nostro agio sul palco. Poi sono contentissimo perché ho formato un’orchestra di 40 elementi, concetto che non esiste in Italia dove i professionisti ne contano al massimo 12.

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Quindi lei ha aiutato davvero molte persone a riscoprire il loro talento e a realizzare le loro passioni.

, ma anche il contrario perché loro mi hanno tirato fuori quello che io avevo un po’ soppresso negli anni. Io recito dall’età di sei anni ma col passare del tempo mi sono sempre più dedicato ad altre attività tralasciando quella che forse era la mia più grande passione, e grazie a questi ragazzi l’ho riscoperta e mi ci sono riavvicinato.

 Perché la scelta del musical “la Bella e la Bestia”?

Perché penso che all’inizio, quando devi iniziare a formare un gruppo, tu debba dargli uno scopo, una bandiera da seguire e dei valori in cui credere. Io credo che “La Bella e la Bestia” abbia quei valori fondamentali come guardare oltre all’apparenza, aiutarsi l’un l’altro, non demordere, che al giorno d’oggi purtroppo vedo sempre di meno e che sono alla base dello stare insieme.

 Il momento più bello e quello più brutto della produzione dello spettacolo.

Tra i momenti belli  penso alla prima con tutto il pubblico in piedi, gli applausi, i bambini entusiasti, o quando ci hanno premiato con il premio della critica, o quando l’orchestra è triplicata di numero, o ancora quando i ragazzi mi hanno regalato un quadro e una poesia per ringraziarmi di tutto quello che ho fatto per loro. I momenti brutti sono quelli, invece, in cui non riesci a vedere più in là del tuo naso, quando cerchi e non trovi quello di cui hai bisogno.

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 Due parole sui prossimi musical.

Allora in realtà – scoop in esclusiva per “Il Salice” – il prossimo musical che avrebbe dovuto essere “Il Re Leone” non si farà perché dopo aver vinto il premio della critica a Milano, l’istituto salesiano nazionale ci ha chiesto di realizzare entro il 2014 un musical su Don Bosco che andremo poi a presentare a Roma davanti al Papa.

 Qualche aspetto interessante per convincere dei liceali ad andare a vedere questa rappresentazione.

Sicuramente posso rassicurarti sul fatto che è un testo completamente diverso dai soliti spettacoli MGS. Ho accettato il lavoro solo perché era un lavoro serio e a livello nazionale, il testo è stato completamente rivisitato da me e Fabio Mamino che vede Don Bosco solo a sprazzi. Don Bosco c’è ma passa in secondo piano, i veri protagonisti sono i ragazzi e Don Bosco viene visto grazie ai loro occhi più che per le sue stesse azioni. L’ho totalmente attualizzato, inserendo trovate sceniche molto particolari e posso dirti che sarà uno spettacolo completamente nuovo e diverso.

 Avete già iniziato i corsi di recitazione, musica, canto e danza che, insieme al finanziamento a istituti di beneficienza, vi hanno permesso di diventare un’organizzazione ONLUS (Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale) della Regione Piemonte? Dove si svolgono/svolgeranno e in che modalità?

La nostra organizzazione, “Nuove Direzione”, nasce come ONLUS perché ho voluto sin da subito chiarire che i ragazzi che hanno deciso di partecipare a questo progetto lo fanno veramente per passione, perché le organizzazioni di questo tipo non possono pagare: una ONLUS nasce per aiutare. Questo è forse il concetto principale che sta alla base di tutto il mio progetto e che incarna lo spirito su cui si fonda il nostro gruppo.

I corsi non sono ancora iniziati perché sto cercando uno sponsor che mi aiuti a sostenerli, ma conto di farli partire entro Gennaio/Febbraio nella nostra sede a Brandizzo partendo da quello di canto per uomini e donne di tutte le età e livelli di preparazione.

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Come è nata l’idea di organizzare dei momenti di avvicinamento dei bambini al mondo del teatro?

Perché mi sono reso conto che questo è davvero un momento di crisi per noi italiani, non solo a livello economico ma culturale: la nostra patria, da culla si è ridotta a cestino della cultura, tanto che molti personaggi di talento, anche della mia stessa orchestra, sono costretti ad emigrare all’estero per trovare  un posto di lavoro. È per questo che abbiamo deciso di andare nelle scuole, perché io credo che voi giovani siate la nostra speranza. Quindi con molti sacrifici cerchiamo di ricavare del tempo per farvi capire che teatro, musica, danza non sono occupazioni fuori moda ma sono dei modi per entrare in contatto con la cultura e stare insieme.

 

Intervistiamo anche Marco Montersino, attore, amico del regista e storico professore di Valsalice.

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Tre buoni motivi per convincere un ragazzo del liceo ad andare a vedere lo spettacolo Belle e la Bestia.

1)    E’ un grande spettacolo che dimostra come anche senza i mezzi dei professionisti, si possa mettere in scena qualcosa che gli si avvicina molto, per qualità e organizzazione.

2)    La storia, bellissima e senza tempo, che tutti, grandi e piccini, abbiamo imparato ad amare.

3)    La nostra fantastica orchestra, fatta di 40 elementi, in prevalenza giovani, provenienti da tutto il Piemonte e il fatto che lo spettacolo è musicato e cantato completamente in diretta.

 Lei a Valsalice ha sempre diretto gli spettacoli scolastici e la sua passione per il teatro è ben nota: com’è stato riuscire a realizzarsi in un ambito che le sta tanto a cuore?

Quando avevo 16 anni il don della mia Parrocchia mi chiese di scrivere e dirigere una commedia da far recitare agli animatori al Campo estivo. Da allora è diventata una droga e a Valsalice mi è stata data la possibilità di fare i laboratori teatrali e di unire le mie due passioni: il teatro e l’animazione giovanile. Dopo tanti anni dietro le quinte, però, ho sentito il bisogno di tornare sopra il palco, per riassaporare i sapori e l’adrenalina tipica di chi calca le scene; se in queste attività (ma direi in generale) uno pensa di essere arrivato e non ha più la voglia di mettersi in gioco, vuole dire prima di tutto che sta invecchiando e poi che sta commettendo un grave errore di supponenza.

 C’era una buona atmosfera durante le prove? C’è un gruppo coeso che permette di lavorare bene in modo proficuo o spesso ci sono state liti e incomprensioni?

Raramente (e di gruppi teatrali ne ho girati parecchi…) ho trovato un’atmosfera così serena e bella. Ci si diverte insieme, facendo la cosa che tutti amiamo. “Nuove direzioni” poi mi ha accolto come se fossi sempre stato uno di loro e di questo non finirò mai di ringraziarli. Il gruppo è coeso al massimo, tutto quello che vedrete in scena è frutto di grande organizzazione, ma soprattutto di amicizia e stima reciproca.

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 Ogni quanto vi siete trovati per provare? È stato difficile conciliare lavoro, teatro e famiglia?

Abbiamo provato per un anno filato, con cadenza settimanale, e quando abbiamo unito il lavoro degli attori con l’orchestra, anche due sere alla settimana. Alla seconda parte della domanda rispondo che con la volontà e la passione si può fare tutto, basta non sprecare il tempo e avere la fortuna che ho io, ovvero una moglie che mi appoggia e che mi sostiene ed è contenta se mi vede felice. E poi recitare avendo come pubblico privilegiato le mie quattro figlie piccole è una gran soddisfazione: è il pubblico più affettuoso (ma anche esigente) del mondo.

 C’è qualcun altro oltre a lei di Valsalice che recita?

Certamente, c’è tanto Valsalice in questo lavoro. Ci sono due miei amici ex allievi, Alessandro Rougier, colonna storica del gruppo Exalival (il gruppo teatrale degli ex allievi) che interpreta Lumière; poi c’è Andrea Fabbri, che partecipava quando era studente ai laboratori teatrali degli allievi, che interpreta un divertentissimo Le Tont, il servo del perfido Gaston; infine alla regia tecnica e alla elaborazione dei video c’è Luca Prono, anche lui ex allievo. Tecnico di palco è Pier Tutino, anche lui ex allievo con un passato (e speriamo presto anche con un futuro) di grande attore: qualcuno degli ex allievi sicuramente lo ricorda interpretare con successo l’ispettore Callaghan in un vecchio spettacolo degli ex allievi di Valsalice di qualche anno fa.

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Ci racconti qualche dietro le quinte divertente.

Sono così tanti che faccio fatica a sceglierne qualcuno. Si va dalla tragicommedia (la sera della prima a Brandizzo l’anno scorso durante il cambio scena è crollata una quinta che è stata rimontata come se niente fosse in pochissimi secondi, cantando e ballando…), agli scherzi che sovente ci facciamo tra di noi, soprattutto alla prove generali quando qualcuno si diverte a modificare improvvisando qualche battuta. Il nostro regista si arrabbia (giustamente!) ma a noi serve per stemperare la tensione dell’imminente spettacolo.

 Si aspettava un tale successo della produzione? È soddisfatto dei risultati raggiunti?

Sinceramente pensavo che potessimo fare un buon spettacolo. Del resto io sono l’ultimo arrivato, ma i gruppi teatrali di Brandizzo hanno un’esperienza alle spalle e tanti spettacoli di successo (vale la pena di ricordare “Pinocchio” dal musical dei Pooh, qualche anno fa in scena anche al Colosseo di Torino e in cui il nostro regista, Alberto Casale, era un fantastico e originale Geppetto). Certamente non mi aspettavo, però, di ricevere un riconoscimento così speciale come il Premio della Giuria al Festival del Teatro Amatoriale del Teatro Nuovo di Milano. Recitare in quel teatro, dove sono passati tutti i grandi del musical, e ricevere il premio è stato davvero un momento di grande gratificazione, per tutti i sacrifici fatti.

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 Com’è arrivato a far parte di questo cast?

Credo che qualche ex allievo abbia fatto il mio nome. Mi hanno proposto la parte e ho accettato con entusiasmo. Anche perché da tempo sognavo di cantare dal vivo con un’orchestra di 40 strumenti a mia disposizione, la mia megalomania ne aveva bisogno!

Lei ha la parte di Maurice, il padre di Belle, l’ha scelta lei? Cosa le piace del suo personaggio, cosa no e perché?

Non l’ho scelta io. Una volta mi avrebbero proposto di fare la Bestia o al limite il fascinoso Gaston, ora mi propongono il ruolo di papà (che interpreto con una certa riuscita anche nella vita…). Del mio ruolo mi piace la testardaggine dell’inventore incompreso e il legame con Belle, quello insomma di un padre e di una figlia; non vado matto invece per le volte in cui devo essere un po’ rimbambito a causa dell’età, anche perché temo che il pubblico non veda la fiction e applauda troppo il realismo della performance!

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 Lo spettacolo verrà messo in scena sabato 16 e domenica 17 novembre al teatro Grande Valdocco, per prenotazioni utilizzare la mail gruppoartisticodirezioni@gmail.com o chiamare il 3409624645. Sito ufficiale: http://www.nuovedirezioni.com/

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