• lunedì , 30 Novembre 2020

Nemica neve

Ancor più dei celebri botti di Capodanno a spaventare la Val di Susa e i dintorni quest’anno è la neve: un fantasma che chiude in lacrime l’anno appena trascorso.

Come il meteo ci conferma l’inverno sarà più lungo e possiamo infatti scrutare dalla finestra i numerosi cumuli nivei fiancheggianti le strade. Ma apprezziamo meno del solito quei fiocchi di neve che lasciano a stento intravedere il sordo rumore cittadino. Tanti a causa della crisi scelgono di allacciarsi gli scarponi al posto delle cinture di sicurezza, ma la montagna non lascia tregua all’esuberanza. In questo gelido dicembre i petardi cadono in secondo piano e le madri vietano anche ai figli maggiori il tanto amato fuoripista.

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Ciò che talvolta diverte specialmente gli sciatori esperti diventa anche per loro mortale pericolo, perché mantenere il peso sulle code degli sci in neve fresca, evitare le piste isolate e seguire chi ha esperienza non basta più quando le slavine diventano spietate ed improvvise.

Già a Bardonecchia il giorno di Santo Stefano è tragedia: l’amara nevicata natalizia uccide uno snowboarder francese ventiquattrenne, in vacanza, come gli altri due feriti lo stesso giorno a 2000 metri di quota tra Melezet e Les Arnaud, più precisamente sulle ardue piste del Clos e del Bosco, vittime del passo dei loro stessi compagni.

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A seguire questo fatto altre disgrazie evidenziano la gravità del fenomeno. Scompare a sessantasei anni in Val Vigezzo Piergiorgio Miazzo. A Limone perde la vita a ventinove anni  Julien Gruss. Persino l’ex campione di Formula 1 Michael Schumacher ha avuto una lesione cerebrale a causa di una caduta su una pietra a Meribel quasi a sancire che la neve non guarda in faccia a nessuno. Nulla sconvolge però quanto la perdita di Riccardo Capitanio, nostro concittadino quindicenne, anche lui poco prima di pranzo affronta il fuoripista del Colletto Verde, d’obbligo per chi si sposta verso i Monti della Luna.

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Per quanto si tenti di cercare rimedi i freerider più scatenati la farebbero comunque franca e dunque forse il divieto non basta. Non è possibile un ferreo controllo di ciascuna pista non percorribile, ma attraverso i social network e i servizi di informazione moderni si possono convincere i più spericolati a sottrarsi a questo divertimento. È deducibile dall’accaduto che i genitori debbano controllare i loro figli sciatori ancor più che ardui frequentatori del Tabata di Sestriere.

Le regole sì. Ma devono essere seguite. E per seguirle è necessaria la loro conoscenza. Per quanto questi avvenimenti possano essere tragici, l’unico vantaggio che ne possiamo trarre è proprio questo: l’occasione per tutti di percepire concretamente la minaccia e quindi di evitarla.

Chissà se allora possa essere utile la scuola di Freeride Attitude fondata in Val d’Aosta dall’Organizzazione Montagna Sicura, volta a istruire alcuni tra i più esperti sciatori alla teoria e alla pratica del fuoripista.

L’unica speranza è che questa neve non sia più solo un fantasma violento nel corso del prossimo anno, ma torni a schiarire anche questo periodo di crisi.

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