• domenica , 20 Settembre 2020

La fine del silenzio

Il rumore è ovunque, il silenzio è quasi scomparso. Questo è il futuro che ci si prospetta davanti se continueremo a non ascoltare le lievi sfumature della natura. Nelle città, nelle scuole, nei centri commerciali, nei negozi è sempre presente un brusio di sottofondo che può essere della musica a basso volume o un chiacchiericcio continuo dei civili. Oggi nulla è considerato più pauroso e estraneo del silenzio, proprio perché esso è percepito come passività. È morte della personalità, dell’attività parlante dell’individuo. In realtà, è l’opposto, è l’espressione più vera, più sincera e profonda del linguaggio. Mille parole non possono essere paragonate a qualche minuto di silenzio. Di certo nel primo caso si ha un contatto con l’altro più diretto, superficiale che non riesce ad specificare le emozioni che si provano in quel momento. Nel secondo, invece, non si trasmettono i propri pensieri a parole: con un occhio più attento, si può riconoscere che solo il silenzio può manifestare i sentimenti più profondi, celati anche all’individuo stesso.

     

Lo sguardo, i gesti sono più ricchi di significati di qualunque parola o discorso. Sfortunatamente però i giovani, ma anche gli adulti nei loro dialoghi non si prendono delle pause per una riflessione più profonda e per un confronto interiore sul senso della vita o sul modo di condurla. L’ascolto o meglio il tacere, però, può avere anche una accezione negativa poiché viene usato come muro per non interagire più con l’interlocutore. Molti ricercatori di silenzio si sono dovuti impegnare per trovare dei luoghi privi di rumore per circa 15 minuti, a sottolineare la rarità del silenzio. È pur vero che se ci si isola con la mente e con il cuore si riesce anche a trovare la pace, ma è anche vero che questo momento, squisitamente personale e profondo, viene sicuramente interrotto o distratto da un qualcosa che può essere il motore di una macchina, di un aereo, di una nave o le urla dei bambini che giocano insieme. Per esempio l’ecologo Gordon Hempton ha trovato solo pochissime località in cui non c’era rumore: Hoh Rainforest di Washington, il Grasslands National Park in Canada e il Galeakala National Park alle Hawaii. Gli esempi appena citati sono aree immense immerse nella natura che crea, da sola, uno scudo alla confusione da noi uomini generata. La pace interiore porta l’individuo a conoscere se stesso e le sue credenze. Alcuni nel silenzio più totale riescono anche a sentire la voce di Dio con il quale riescono a dare delle risposte sincere e vere alla realtà della vita. Il silenzio, dunque, è quel mezzo che ci permette di capire con profondità la realtà delle cose, degli stati d’animo altrui e del vero significato della vita. Ora però è meglio che siano le persone a descrivere che cosa sia il silenzio.

In quale luogo trovi il silenzio?

Michelangelo: Io trovo il silenzio nel Cammino. Quando esco da solo in strada, nel caos della folla, trovo la pace perché quando sono avvolto dal rumore riesco ad isolarmi e a pensare tra me e me. Come la grandezza di una città è misurata dalla grandezza del deserto che la circonda, io riesco a capire più in profondità che cosa sia il silenzio.

Francesca: Una persona che mi conosce superficialmente potrebbe dire che io non stia mai in silenzio. In realtà una parte di me, forse quella più celata agli altri, è costantemente volta a riflettere a capire il vero significato di ciò che mi circonda. Di conseguenza posso dire che è come se mi distaccassi da tutto ciò che mi si trova intorno e mi ritirassi in me stessa per pensare nel silenzio più puro cioè il silenzio che si trova in noi.

In che immagine identifichi il silenzio?

Michelangelo: Identifico il silenzio nel ritrovarmi sott’acqua perché in questo momento tutti i rumori, le voci esterne si assopiscono per lasciare spazio a quelle più interiori che, però, si manifestano con la pace del nostro cuore.

Che cos’è per te il silenzio?

Alessandro: A dir la verità non sono molti i momenti in cui riesco a stare in silenzio nella giornata. Questo e dovuto sia al fatto che io, di mia natura, sono una persona molto estroversa e quindi amo parlare con le persone, sia al fatto che conduco una vita abbastanza frenetica e quindi mi è spesso difficile trovare momenti di silenzio. Il mio momento di vero silenzio sono quei minuti prima di andare a dormire. In quel breve tempo riesco davvero a trovare il silenzio che mi permette di ripensare alla giornata. Durante il giorno infatti non riesco a trovare molti momenti di silenzio, ma quando mi sposto per la città mi piace isolarmi dai rumori e ascoltare musica. So che non è equiparabile al vero silenzio, ma questo mi permette comunque di riflettere e quindi, in assenza di silenzio, é un valido sostituto.

Durante la giornata quanto stai in silenzio e quanto parli?

Alessandro: Quindi in sostanza posso dire che durante la giornata parlo molto, direi praticamente sempre, mentre i momenti di silenzio sono pochi, ma comunque indispensabili.

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