• lunedì , 23 Novembre 2020

Il vecchio zio Oscar presenta la notte dei sogni

Un mese e mezzo dopo la pubblicazione delle nomination, la notte del 2 marzo 2014, al Dolby Theatre di Los Angeles, si è tenuta la premiazione e l’Academy Award of Merit è stato consegnato ai vincitori dell’ottantaseiesima edizione degli Oscar del cinema.

Il premio cinematografico piu’ celebre a livello mondiale nasce nel 1929, conferito dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, un’organizzazione statunitense fondata nel 1927 e composta da personalità del mondo del cinema.

STATUETTA OSCAR

La statuetta, soprannominata simpaticamente “Oscar” a motivo dell’esclamazione di Margaret Herrick “Assomiglia proprio a mio zio Oscar!”, è placcata in oro a 24 carati, è alta 35 centimetri e ha un valore pari a 295 dollari. Sogno di attori, registi, costumisti, sceneggiatori e molti altri, questo piccolo uomo è un simbolo, è il simbolo del cinema, è il simbolo dell’America: pianti, balli, discorsi e performance di vario tipo hanno accompagnato l’attribuzione di questo oggetto di culto.

Quest’anno la serata, la famosa “Notte degli Oscar”, sarà presentata per la seconda volta da Ellen DeGeneres, che già nel 2007 aveva colpito il pubblico internazionale rompendo con la tradizione per la sua dichiarata omosessualità. Nata nel 1958 in Louisiana, abbandona gli studi universitari per dedicarsi a impieghi di vario genere fra cui cameriera, barista, pescatrice o commessa. Inizia in seguito a lavorare come comica in bar o picoli club, approdando agli inzi degli anni ’80 al mondo del palcoscenico. Pochi anni dopo è la volta del debutto telesivo fino a quando, con il talk show “Ellen: The Ellen DeGeneres Show”, arriva il vero successo.

 

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VINCITORI: cliccando sui link appariranno i trailer italiani dei film in questione

Miglior Film
12 anni schiavo

Miglior Regia
Alfonso Cuarón – Gravity

Migliore Attrice Protagonista
Cate Blanchett – Blue Jasmine

Migliore Attrice Non Protagonista
Lupita Nyong’o –  12 anni schiavo

Miglior Attore protagonista
Matthew McConaughey – Dallas Buyers Club

Miglior Attore Non Protagonista
Jared Leto – Dallas Buyers Club

Miglior Film Straniero
La Grande Bellezza

Miglior Sceneggiatura Originale 
Lei

Miglior Sceneggiatura Non Originale 
12 Anni schiavo

Migliori Costumi
Catherine Martin – Il Grande Gatsby

Miglior Trucco
Adruitha Lee e Robin Mathews – Dallas Buyer Club

Miglior Corto Animato
Mr. Hublot

Miglior Film D’Animazione
Frozen – Il regno di ghiaccio

Migliori Effetti Speciali 
Gravity

Miglior Cortometraggio
Helium

Miglior Corto Documentario
The Lady in Number 6

Miglior Documentario
20 Feet from Stardom 

Miglior Montaggio Sonoro
Gravity

Miglior Sonoro
Gravity

Miglior Fotografia
Gravity

Miglior Montaggio
Gravity

Miglior Scenografia
Il Grande Gatsby

Migliore Colonna Sonora Originale
Gravity


Miglior Canzone Originale
Frozen – Il regno di ghiaccio – Let It Go (clicca sul titolo per la visione del video)

– Cliccando sui nomi vi è il collegamento al momento della vittoria –

 LUPITA NYONG’O – MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA

“È la gioia della mia vita, grazie Steve per avermi messo in questa posizione. Grazie alla mia famiglia e a mio fratello seduto vicino a me. Questa statuetta è un simbolo, per ogni bambino: significa che non conta da dove vieni. I sogni si possono avverare“.

Nata nel 1983 in Messico e vissuta in seguito in Kenya, questa talentuosa e bellissima giovane è un’attrice ed una regista. In “12 anni schiavo” recita la parte di una schiava di una piantagione in cui il protagonista, Solomon, approda durante i suoi lunghi e sfortunati anni nel sud degli Stati Uniti. Protetta e favorita dello schiavista, è in questo modo da lui obbligata a sottomettersi ad ogni suo desiderio, suscitando cosi’ la gelosia della moglie dell’uomo. Minuta ma forte nell’animo candido, ella cerca di sottrarsi al suo triste destino perfino anelando alla morte.

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

Lupita ha commosso il pubblico del Dolby Theatre, vestita in azzurro come una moderna Cenerentola; la kenyota era fra le favorite già alla vigilia della premiazione, ma ieri sera ha definitivamente sbaragliato Sally Hawkins – Blue Jasmine, Jennifer Lawrence – American Hustle, Julia Roberts – I segreti di Osage County e June Squibb – Nebraska.

CATE BLANCHETT – MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA 

“In questo settore molti credono scioccamente che i film con le donne al centro siano del film di nicchia. Non lo sono, gli spettatori vanno a vederli e fanno guadagnare. Il mondo è rotondo, gente”.

Nata nel 1969 in Australia, la protagonista di “Blue Jasmine”, ultimo successo dell’acclamato regista Woody Allen, vince il suo secondo Oscar, nove anni dopo il trionfo come miglior attrice non protagonista nel film “The Aviator”, superando Amy Adams – American Hustle, Sandra Bullock – Gravity, Judi Dench – Philomena e Meryl Streep – I segreti di Osage County.

cate-blanchett

E’ una bella donna di mezza età cui la vita ha giocato un brutto tiro: sposa infatti un uomo di cui è perdutamente innamorata, e vive viziata nel lusso piu’ sfrenato fino a che il marito, in realtà un abile truffatore di alti livelli, la tradisce e decide di abbandonarla. In preda ad un attacco di gelosia improvvisa, Jasmine denuncia i traffici del marito, condannandolo al carcere, dove poi si impiccherà. La protagonista vive dopo il tragico fatto in un mondo parallelo ed irreale, fatto di sprazzi di lucidità e lunghi flash back.

JARED LETO – MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

Il transessuale di “Dallas Buyers Club” dedica la sua vittoria ai 36000 deceduti a motivo di quella che è stata la peste del ventesimo secolo: l’AIDS; inoltre è l’unica star a rispondere al disperato appello di venezuelani e ucraini, che stanno ora vivendo giorni non facili.

Nato nel 1971 in Lousiana, Jared Leto, oltre che un attore, è un regista, un cantautore ed un musicista (con il suo gruppo, i Thirty Seconds to Mars).

Il lungometraggio che ha fruttato, oltre che la sua statuetta, quella di miglior attore protagonista, è la storia di uno spregiudicato texano, che spende la sua vita fra droga, sesso e alcool. Quando scopre di essere sieropositivo e di avere davanti a sè solamente un mese di vita, l’intera esistenza di Ron compie una svolta. Non accettando il suo triste destino di morte, senza rassegnarsi, inizia ad importare illegalmente dal Messico alcuni medicinali di cui i malati statunitensi non potrebbero usufruire. Leto recita la parte di un transessuale incontrato fra le corsie di ospedale, che avrebbe voluto vivere la propria vita come una donna.

jared leto

Anche lui fra i favoriti, ha vinto su Barkhad Abdi – Captain Phillips, Jonah Hill – The Wolf of Wall Street, Bradley Cooper – American Hustle e Michael Fassbender – 12 Anni Schiavo.

MATTHEW McCONAUGHEY- MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA 

Dio e la famiglia sono la chiave del successo si McConaughey, che con il suo bifolco cowboy da rodeo, rozzo e ottuso, conquista l’ambita statuetta sotto il naso di Christian Bale – American Hustle, Bruce Dern – Nebraska, Leonardo DiCaprio – The wolf of wall street e Chiwetel Ejiofor – 12 Anni Schiavo.

Non è piu’ l’attore delle commedie e dei film d’azione disimpegnati, ma, passati i quaranta, di quello che è un film che “parla da solo”, un film che illustra ai giovani d’oggi quella che è stata l’AIDS negli anni in cui i sieropositivi erano additati ed evitati come lebbrosi. E’ un film di formazione, la storia vera di un omofobo, vizioso e razzista che diventa un portatore di vita e salvezza per molti, ribellandosi al sistema sanitario corrotto statunitense e vivendo in questo modo altri sette anni.

mcconaughey

La difficoltà principale per tale ruolo, oltre la dieta che ha portato l’attore a perdere 23 chili, è stata innanzitutto trovare il produttore, una volta in mano la sceneggiatura. In cinque anni colleziono’ circa 137 rifiuti per quello che sarebbe stato un film difficile, il cui protagonista avrebbe fatto mancare il terreno sotto i piedi.

E cosi’ è finalmente accaduto anche quest’anno: i protagonisti della serata sono saliti sul palco piu’ importante del mondo per ricevere il premio piu’ importante del mondo, realizzando in tal modo il sogno di una vita, avendo per qualche istante il mondo in mano. Sofia Loren, ormai veterana del mondo del cinema e del palco del Dolby Theatre, descrive la sensazione provata nell’accogliere fra le proprie mani la statuetta dorata: “Si perde completamente la testa, si vive in un sogno, si smarrisce la ragione, non si riesce piu’ a dire una parola. E’ incredibile quello che accade, una sorta di stordimento fantastico. Tutto questo, naturalmente, va vissuto con grande ironia. Io sono napoletana e sono convinta che non si debba mai perdere il senso dell’umorismo, nei momenti negativi e positivi. Perchè aiuta sempre sorridere alla vita.”

sorrentino

Un giorno dopo la magnifica serata di Los Angeles, rimangono i ricordi di emozioni e risate, dovute soprattutto alla vera vincitrice degli Oscar, una sbarazzina  ed ironica Ellen DeGeneres che ordina pizza da distribuire ai vip presenti, reclamando poi un contributo in denaro, riscuotendo dollari nel suo cappello (qui il video della divertente scenetta e della raccolta del conto). Ma per noi italiani il vero vincitore è Paolo Sorrentino. Al suono delle famose parole “And the Oscar goes to…The Great Beauty!” è esploso l’urlo di gioia dell’Italia che tanto attendeva la nomination, dopo quindici anni di assenza del Bel Paese dal palco del Dolby Theatre. Insieme all’attore Tony Servillo ritira entusiasta questo attesissimo premio, dedicato alla sua famiglia e ispirato a Federico Fellini, Martin Scorsese, Talking Heads e Maradona, maestri della loro arte, coloro che gli hanno insegnato cosa sia il grande spettacolo.

E’ tenue la speranza finale, la luce che alla conclusione del film ci raggiunge ci fa finalmente respirare. Joe Gambardella infatti è un giornalista e critico che nella vita ha prodotto un solo libro, di discreto successo. Dopo quest’ultimo ai suoi occhi non si è presentato piu’ nient’altro che avesse senso descrivere, se non la miseria dell’esistenza umana. Visione cinica e disincantata di una Roma che con la sua magnificenza fa da cornice ai suoi malinconici abitanti. E’ una mondanità ormai priva di speranze, indifferente alle miserie contemporanee.

La Grande Bellezza è l’immagine finale, di una gioventu’ che sorridendo guarda il proprio futuro con desiderio e passione, prefigurandosi cio’ che sarà, la Grande Bellezza è la vita, sono i sogni, lo spettacolo di un’altra notte che ci ha fatto incantare. 

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