• giovedì , 22 Ottobre 2020

Vietato nascere

Non si parla spesso del genocidio che da parecchi anni la Cina sta tacitamente attuando e forse è proprio la neonascente potenza economica che fa in modo di nasconderlo agli occhi indiscreti dei mass-media occidentali. Oggi, infatti, ai genitori di molte regioni cinesi non è consentito avere più di un figlio e anche per esso è obbligatorio essere in possesso di apposita licenza dal Governo centrale: senza questo documento, indipendentemente dal mese di gravidanza, si ricorre ad aborto forzato con annessa sterilizzazione della madre.
La Cina sembra “vantarsi” di aver attuato 400 milioni di aborti dal 1979, anno dell’istituzione di questa cosiddetta “politica del figlio unico”.  

Le testimonianze dei pochi che riescono a raccontare la propria storia sono raccapriccianti: nel settembre del 2008 una ragazza che si chiama Zhang Lina è stata costretta ad abortire il suo secondo figlio; allo stesso modo una giovane di vent’anni, al nono mese di gravidanza, è stata costretta ad abortire perché non aveva richiesto la licenza speciale del governo. Il caso più drammatico però riguarda una coppia di contadini: la giovane donna, dopo aver già subito l’ aborto forzato, ha partorito regolarmente alla presenza dei funzionari statali. Costoro hanno preso il neonato e l’hanno buttato in un gabinetto pubblico. Il giorno seguente, un’anziana signora sentendo le grida del bambino l’ha trovato e lavato e portato all’ospedale più vicino affinché fosse accudito. Dopo poco tempo sono intervenuti di nuovo gli agenti dell’ufficio neonatale che l’hanno ucciso sbattendolo a terra.

bimbi-cinesi

Si potrebbe procedere citando altri casi… ma bastano questi pochi esempi per capire la brutalità degli omicidi che vengono attuati senza creare alcuno scalpore in Europa.
Coloro che desiderano un secondo figlio devono pagare multe salatissime, tanto che si giunge a vendere qualsiasi cosa pur di possedere il denaro necessario. Rarissime le eccezioni alla regola. L’ultima risale al 2008 quando, dopo il terremoto dello Sichuan, il regime ha concesso agevolazioni per le vittime delle famiglie: in caso di morte del figlio unico, la famiglia poteva essere autorizzata ad averne un altro oppure, se già in possesso di un eventuale figlio “illegale”, questi sarebbe divenuto legale; se la moglie era stata sterilizzata aveva l’autorizzazione di cercare di porre rimedio alla sterilità.

Non sono ammesse proteste, pena la reclusione in un logai (campo di lavoro forzato), come è successo a quella donna di nome Mao che è stata internata per un anno e mezzo subendo abusi e torture a causa delle sue lamentele.

Tutto questo sistema di “controllo familiare” provoca l’emigrazione di molte donne negli Stati Uniti per partorire (è stato registrato infatti che l’82% delle famiglie cinesi desidera più di due figli). Dall’altro lato è causa di scenari molto più cupi: traffico di donne, prostituzione, schiavitù infantile, suicidio delle donne, furto di bambini, rivolte popolari e invecchiamento della popolazione (in maggioranza maschile perché la nascita delle bambine è ancora più perseguitata).

Una violazione dei diritti umani per la quale si discute molto, ma si agisce poco. Spesso si adduce come scusa il sovrappopolamento (che già la Cina sta vivendo) che porterebbe ad un eccessivo sfruttamento delle risorse naturali e a un conseguente indebolimento dell’economia nazionale con un aumento del tasso di mortalità. Purtroppo la realtà è un’altra. Innanzitutto lo sfruttamento delle risorse naturali va di pari passo con la crescita della popolazione: l’eventuale coltivatore con una maggiore concorrenza troverebbe altri modi per sfruttare il suo terreno e per coltivare, producendo così un profitto più abbondante. Il tanto dibattuto problema del petrolio sarebbe risolvibile con lo sfruttamento di molte altre risorse energetiche quali il sole, l’acqua, il vento, l’energia nucleare…

Il fine di una politica tanto disumana è forse la volontà da parte del potere di inserirsi nella vita quotidiana delle persone, proprio nelle loro più intime relazioni, per assumerne meglio il controllo. Davanti a uno scenario senza apparenti vie di fuga, il compito di noi giovani è uno solo: testimoniare l’importanza della famiglia, da sempre la prima e più autentica cellula della società.

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