• mercoledì , 30 Settembre 2020

Braccialetti Rossi

3244444ge2Domenica 2 marzo, su Rai 1, è andata in onda l’ultima puntata di Braccialetti Rossi, una fiction ispirata al libro omonimo, Braccialetti Rossi, di Albert Espinosa, dove l’autore racconta la sua esperienza a contatto con la malattia da cui è stato colpito: il cancro.
La storia è ambientata in un ospedale della Puglia.
La fiction è stata seguita da molti telespettatori. Ma perché un successo così grande per una storia dove, in realtà, si parla di malattia, di dolore, di tristezza?
BR_Braccialetti-incrociati-corpi-620x350[1]L’ ho chiesto ad una telespettatrice d’eccezione: mia sorella che ha solo quattro anni e non ha voluto perdersi una puntata: “Perché ti piace Braccialetti Rossi?”.
E lei: “Perché lì (in ospedale) sono tutti amici”.
È proprio vero! Infatti è la storia di un’amicizia tra sei ragazzi: Leo, Vale, Davide, Toni, Rocco e Chris; i quali al grido di Watanka, indossando un braccialetto rosso, riescono a superare il dolore per la malattia, per la separazione da un amico che muore; e riescono a vedere sempre la speranza per andare avanti, la speranza che, come Leo ci fa vedere nei momenti più brutti, c’è sempre ed è segnata dai braccialetti bianchi, che vengono messi ad ogni bambino che nasce.
Così come dice la canzone Non ho finito non dobbiamo perderci ai sottotitoli del cuore.
Questo film ci fa vedere semplicemente quanto è bella la vita e quanto sono belle le amicizie.

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