• domenica , 20 Settembre 2020

Contraddizioni

«Viviamo in un’epoca dove tutto può essere visto e osservato, ma anche in un’epoca dove un Boeing 777 può scomparire senza lasciare alcuna traccia… Piccolo enigma!», sono queste le parole con cui David Carr, autore e giornalista statunitense del New York Times, commenta su Twitter la notizia della scomparsa dell’aereo della Malaysia Airlines con a bordo 239 passeggeri. Dall’ormai lontana notte dell’8 marzo, quando il velivolo, dopo esser decollato alle 00:41 ora locale da Kuala Lumpur, è definitivamente uscito dal controllo di ogni segnale radar all’1:30 – 18:30 in Italia –, sono state teorizzate le ipotesi più svariate: da un “semplice” guasto, alla più inquietante prospettiva di un dirottamento voluto a fini terroristici. Oltre 25 Paesi contribuiscono allo svolgimento delle ricerche; eppure, fino a ieri – quando presunti resti del Boeing sono stati trovati nella parte meridionale dell’Oceano Indiano –, tutti si sono ritrovati spiazzati di fronte a questo inaspettato incidente.

Il Boeing 777 della Malaysia Airlines partito la notte dell'8 marzo da Kuala Lumpur, scomparso da ormai due settimane.

Il Boeing 777 della Malaysia Airlines partito la notte dell’8 marzo da Kuala Lumpur, scomparso da ormai due settimane.

L’osservazione di D. Carr, nel suo quasi amaro sarcasmo, lancia in parte un messaggio alla società contemporanea; in effetti, al giorno d’oggi viviamo nel rischio – o nella stessa convinzione – di identificare nel progresso l’invincibilità dell’uomo: siamo tutti talmente affascinati dai grandi strumenti che la tecnologia ci fornisce, che pensiamo che tutto con essi sia possibile, e allo stesso modo tutto da essi sia risolvibile.

Questa visione, un po’ estrema se vogliamo, rappresenta però la pura sintesi dell’ingegno umano: da sempre proiettati verso l’alto, continuiamo a rifugiarci nella Scienza – perché forse, a differenza della Religione, è l’unica spiegazione dell’essenza del mondo che sentiamo veramente nostra – e a sperare in essa; quando poi i nostri strumenti non sono sufficienti, ci sentiamo come spaesati, ignoranti in una parte della conoscenza suprema del cosmo.

Purtroppo però, nessun uomo sarà mai in grado di dare una spiegazione a tutti i più grandi dubbi che abbiamo, e allo stesso tempo non smetterà di sentire quella «sete natural che mai non sazia». Siamo, un po’ come la nostra società, costruiti su contraddizioni: da un lato proiettati all’infinito e all’onnipotenza, dall’altro sentiamo il peso della nostra piccolezza nei confronti dell’Universo.

Se pensiamo che quando, agli inizi degli inizi, l’uomo colonizzò la Terra, non immaginava neanche l’esistenza delle Americhe, e quando le scoprì circa sei secoli fa non sognava mai e poi mai che fosse possibile raggiungere la Luna, ci viene da ipotizzare di quanto e che cosa sia ancora capace l’umanità, quanti limiti riuscirà a superare e quanti ancora se ne ritroverà davanti avanzando sempre di più… Charles Bukowski diceva: «L’incertezza della conoscenza non è diversa dalla sicurezza dell’ignoranza»; noi uomini siamo un misto di conoscenza e ignoranza: l’una ci esalta, l’altra ci ridimensiona, così che non smetteremo mai di avere quella giusta sete di sapere (…di vivere).

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