• domenica , 20 Settembre 2020

La commovente storia di John

bambini_soldatoQuesto mercoledì  è venuto a parlare, ai ragazzi delle seconde e delle terze, un giovane di 25 anni, di nome John, accompagnato dal salesiano di Colle Don Bosco, dove oggi alloggia.

Ci ha raccontato la sua storia.

Viveva in  Sierra Leone, nel sud-ovest dell’ Africa.

John aveva sei anni, era a scuola e vide dalla finestra la sua casa incendiata e i suoi genitori e i suoi fratelli morire.

Lui e suo fratello maggiore, scampato all’incendio, fuggirono.

La sua nazione è una delle più ricche al mondo di risorse del sottosuolo (oro, diamanti, ecc.); ma la popolazione è povera e schiacciata dalle tasse.

Così scoppia la rivolta che si trasforma presto in guerra civile.

John ha ancora oggi dei segni di mitraglietta sul polpaccio e dei tagli sul corpo.

Suo fratello è stato obbligato ad andare in guerra e combattere per via della sua robusta corporatura.

John riesce a scappare su un camion di tabacco con solo una bottiglia d’acqua, due pezzi di pane ed una piccola Bibbia in tasca.

Sierra Leone

Arriva sulla costa dove può attraversare il mare.

Giunto in Italia nel 2011, è trattenuto in un centro d’accoglienza per ben due anni.

Finalmente riesce ad arrivare a Torino dove porta a “La Stampa” un video del suo viaggio e la sua storia.

Un salesiano del Colle Don Bosco legge la sua storia sul giornale e lo accoglie con sé.

John ci ha confidato che la cosa che gli dà ancora rimorsi è quella di aver dovuto tagliare la mano al suo migliore amico. Questa terribile punizione veniva imposta per togliere il diritto al voto, infatti nella sua nazione quando si vota si mette sulla scheda l’impronta del dito.

John ha perso tutto, ha dovuto combattere ed uccidere, è stato drogato perché solo sotto l’effetto delle droghe si può trovare il coraggio di fare tali cose, e i bambini soldato una volta drogati obbediscono ad ogni ordine.

Il racconto di John mi ha fatto pensare a quanto sono fortunato: vivo in un Paese in cui regna la pace, una vita serena; ho la possibilità di studiare e di essere sereno pensando al mio futuro con speranza.

Quando John mi ha abbracciato, ho sperato che quella stretta potesse dargli forza ma soprattutto avrei voluto dargli la mia felicità e la mia serenità, avrei voluto cancellare in quell’istante tutte le sue sofferenze ed i terribili ricordi, con i quali non so come possa vivere.  Sono felice che sia potuto scappare e sia vivo, che abbia incontrato tante persone buone che lo stanno aiutando a crearsi un futuro nel mio Paese.

La guerra è orribile, non dovrebbe esistere e tutti noi dovremmo fare il possibile per custodire la pace in tutto il mondo.

 

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