• venerdì , 23 Ottobre 2020

Europa ieri e oggi

Così domenica 25 maggio sarà la volta delle Elezioni Europee; ormai da mesi i vari partiti si fronteggiano in una serie di affronti e dibattiti vari, pur di accaparrarsi il maggior numero di seggi nel Parlamento europeo. Succede spesso in politica – e questa volta non è un’eccezione – che le campagne elettorali siano talmente forzate da trasformarsi in un buffo gioco di ruolo, dove ognuno muove le sue pedine, scatenandosi in aspre lotte tendenti sempre più al grottesco. Il punto è: dove finisce il cittadino?
Talmente confuso dai continui cambi d’opinione, così spaesato di fronte a questi continui comizi i cui retori rinunciano a elencare le loro proposte pur di rispondere all’insulto del tal concorrente, l’elettore si ritrova con una sensazione mista di disgusto e rigetto, così che anche l’importanza dell’Europa passa in secondo piano, e si cade nuovamente nel completo disinteresse. Si tratta di un vero problema, in cui siamo finiti solo grazie a quell’obbrobrio che è la politica italiana.

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Il 25 marzo 1957 viene firmato il Trattato di Roma: nasce la CEE.

 

57 anni fa – nel 1957-, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo fondavano la Comunità Economica Europea (CEE), in cui gli Stati membri si impegnavano a promuovere una politica di solidarietà economico-commerciale, per stimolare l’economia dei paesi membri attraverso lo sviluppo degli interscambi commerciali. Era la prima “scintilla” di un’Europa unita.

Pier, 76 anni, era appena diventato maggiorenne quando venne firmato il Trattato di Roma; in quanto alle aspettative delle persone che, come lui, hanno vissuto questo avvenimento dice: “Si pensava ad una unione di Stati che portassero avanti un progetto comune di progresso e di solidarietà, sulla base di comuni radici culturali, religiose e storiche”, e così in parte è stato: “La fondazione della CEE ha portato una maggiore facilità di movimento tra i Paesi europei e di accesso agli scambi culturali e commerciali. Ha avuto come conseguenze vantaggiose la condivisione di esperienze, tecnologie, l’attuazione di politiche sociali omogenee; in politica estera un’azione compatta e determinata per affrontare le sfide internazionali; un minore rischio di guerre interne”.

Trentacinque anni dopo la fondazione della CEE, il 7 febbraio 1992, si stabilivano con il Trattato di Maastricht i princìpi su cui si sarebbe fondata l’Unione Europea. Andrea, 46 anni, Dottore in Economia, aveva ventiquattro anni quando venne firmato il documento; ricorda: “Era un sogno pensare che un giorno avremo avuto la possibilità di viaggiare nel continente senza frontiere e con una stessa moneta: non c’era nessun ragazzo europeo che non fosse entusiasta del progetto”. È indubbio che la fondazione della CEE, e il passaggio all’UE poi, abbiano portato una serie di vantaggi ai Paesi membri, in grado ora “di discutere – ci dice Andrea – le proprie problematiche e istanze in un contesto allargato, di veder stimolata la propria economia dall’adozione di una moneta unica e dall’eliminazione delle frontiere, di poter accedere a fondi per progetti mirati di interesse comune o per lo sviluppo di regioni arretrate, come ad esempio l’Italia del Sud”.

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Ad oggi l’Unione Europea conta 28 Stati membri.

 

La situazione è andata pian piano a peggiorare con il passaggio all’€uro (1999) e la recente crisi finanziaria scoppiata nel 2007-2008. Non so quanti nostri coetanei, che avevano appena toccato i due anni di età all’epoca, ricordino i propri genitori sul punto di pagare i propri acquisti, che si sentivano domandare dal commerciante: “Euro o Lire?”. Pier, allora sessantunenne, ricorda: “Il passaggio all’Euro è stato visto con sconcerto, perché i nostri risparmi sono stati dimezzati”; diversamente Andrea dichiara di averlo vissuto “come una novità, senza problemi apparenti, anche se poi i prezzi sono per molti prodotti cresciuti: caffè al bar, pizza, …”. Continua: “L’adozione della moneta unica è stata una sfida per la nostra economia, che avrebbe dovuto sapersi adattare per essere più competitiva (come peraltro altri Paesi hanno saputo fare), ma le politiche adottate dall’Italia non sono andate in questo senso. È stata una scelta giusta; se non abbiamo saputo trarne i benefici, è un problema nostro”. Pier dichiara di continuare a vedere “il passaggio all’Euro con molta perplessità”.

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I valori PIL dei sei Stati fondatori della CEE dal 2002 al 2013 – tratti da Eurostat.

 

La crisi economica che ormai ci attanaglia da quasi sette anni ha poi contribuito notevolmente a cambiare il volto dell’Europa: Pier sottolinea come “l’Italia, uno dei Paesi fondatori dell’UE, si ritrova ad essere Paese marginale nelle decisioni europee”. Quell’unione di Stati, che, al termine della Seconda guerra mondiale, si erano proposti di collaborare verso una crescita comune, manifesta adesso più che mai i suoi lati negativi. “La visione comune nei confronti dell’Europa è improntata a delusione, per la preponderanza di Paesi che impongono regole spesso sfavorevoli ai Paesi più deboli”, sottolinea Pier. Alla frustrazione di chi, ormai verso la pensione, vede sbiaditi, se non distrutti, gli ideali per cui aveva con tanto entusiasmo accolto la fondazione della CEE, si contrappone la speranza di chi, come Andrea, ha ancora tanto da giocare nella sua carriera lavorativa: egli dichiara come, per lui, rimanga “una visione nel complesso positiva, anche se dopo la crisi del 2007-2008, che ha colpito soprattutto i cosiddetti PIIGS, si sono evidenziate grosse divergenze di vedute tra i paesi dell’Unione, che stanno minando lo spirito comunitario”.

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Tasso di disoccupazione dei sei Stati fondatori della CEE e dei PIIGS da maggio 2013 a marzo 2014 – tratto da Eurostat.

 

Come viene visto il futuro dell’Europa? Federica, 17 anni, è nata quarant’anni dopo la firma del Trattato di Roma; giovane, ancora studente al Liceo Scientifico, pensa all’avvenire come tutti i suoi coetanei: in questo periodo dove non si fa altro che parlare di disoccupazione giovanile, della difficoltà dei giovani di inserirsi nel mondo degli adulti, è normale che ci si chieda come incideranno gli sviluppi in campo non solo europeo, ma mondiale sulle proprie vite. “Non vedo il futuro dell’Europa facile, dato le diverse problematiche a livello mondiale di tipo economico, di sicurezza e di eco-sostenibilità ambientale, ma sicuramente lo vedo ancora in crescita, magari con caratteristiche e tempi diversi, magari su settori nuovi. Io relativamente a tutto ciò spero di inserirmi in questa nuova realtà, e credo che tutti i giovani come me debbano ampliare le proprie prospettive, varcando quindi i confini dell’Italia verso l’Europa, così vicina a noi e al mondo intero”. Il quotidiano La Stampa ha dedicato un interessante progetto, Generazione E, ai giovani e l’Europa… per chi fosse interessato.

L’UE è parte fondamentale della nostra società, ha portato numerosi vantaggi e facilitazioni dalla sua fondazione ad oggi; se stiamo con essa attraversando un periodo di crisi, ci si deve impegnare a uscirne, per questo è importante votare… anche se “a volte” i nostri politici possono essere fin respingenti.
Concludendo, alla domanda sul “Come vede il futuro dell’Europa, in relazione al suo?”, Andrea risponde con sarcasmo: “Indubbiamente legati, nel bene e nel male”.

Merkel, EP

Aula del Parlamento Europeo a Bruxelles.

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