• venerdì , 23 Ottobre 2020

Quasi quasi mi prendo un caffè

Gaia senza strepito e altera senza orgoglio, Torino oggi è puntellata da quelli che noi torinesi, assai fieramente, chiamiamo ancora “Caffè”. Una tradizione secolare (il primo caffè a Porta Palazzo già tra il 1705-1706), che ha portato alla formazione di ambienti quali Al Bicerin, San Carlo, Fiorio e Baratti & Milano. Luoghi di ritrovo d’intellettuali e d’aristocratici, ma al contempo punti d’incontro di gente comune, che, tra un caffè e l’altro, ha saputo mantenere, con il passare del tempo, quella magica atmosfera risorgimentale.

Nel cuore del quadrilatero romano, una piazzetta si contende due simboli della vita torinese: il Santuario della Consolata, patrona della città, e il caffè Al Bicerin. Fondato nel 1763 dal confettiere Dentis, il locale fu ristrutturato agli inizi dell’Ottocento acquisendo l’originale arredamento, che tutt’oggi lo caratterizza. La boiserie di legno chiaro, le sedie di noce, i divani in velluto rosso e i tavolini in marmo bianco creano un’atmosfera romantica introvabile in qualsiasi altro “bar” della città. Le brioches, sempre fresche di pasticceria, disposte, a lato del bancone, in una semplice vetrinetta, si offrono appetitose all’abituale “gourmet”. Ultima, ma non meno importante, l’omonima bevanda, immancabile appuntamento per ogni turista: caffè, cioccolato e crema di latte (con qualche ingrediente segreto) lo rendono assolutamente unico e irripetibile, lo rendono “Al Bicerin”. Tutto questo si può trovare in un piccolo caffè dall’ambiente caldo e dai profumi deliziosi che obbliga i clienti ad abbandonare, seppur solo per qualche minuto, anche la più piccola preoccupazione.

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Il vero cultore, però, non può oziare nella gradevole piazzetta della Consolata: passando per le antiche vie del borgo può raggiungere comodamente piazza Castello. Qui, proprio all’ingresso della Galleria Subalpina, “since 1874”, Baratti & Milano è meta di torinesi illustri: dai fondatori Ferdinando Baratti di Piverone ed Edoardo Milano di Bollegno, ai ristrutturatori Casanova e Rubino. Tra i suoi più assidui frequentatori il locale vanta soprattutto Guido Gozzano e pare che tra questi tavolini sia stata composta la famosa poesia “Le Golose”: – Io sono innamorato di tutte le signore / che mangiano le paste nelle confettiere –. Inaugurato nel 1911, l’ambientazione è rimasta pressoché invariata: stucchi, bassorilievi in bronzo e scintillanti pavimenti di marmo, oltre all’impeccabile servizio, sono il biglietto da visita dello storico caffè. Le famose caramelle alla menta e al limone, insieme agli squisiti gianduiotti, sono una vera e propria tradizione del capoluogo Piemontese.

Anticamera della nostra passeggiata golosa, il Baratti & Milano ci conduce nel cosiddetto “Salotto di Torino”: il caffè San Carlo. Quasi una sentinella sotto i portici, il locale, sorto nel 1826 su progetto dell’architetto Gratton, s’intona perfettamente all’ambiente di una Torino “chic”. Le sale elegantissime, con i lampadari in vetro di Murano e le raffinate decorazioni marmoree, fanno rivivere all’ospite antiche atmosfere. Il locale fu frequentato da personaggi diversi (B. Croce, F. Casorati, L.Einaudi, il Duca degli Abruzzi) ma per un uguale scopo: bere un buon caffè, l’unica bevanda che “dà spirito a chi lo beve e almeno tra quelli che escono non c’è nessuno che non creda di averne quattro volte più di prima” (U. di Montesquieu).7616

La vita dei portici torinesi, tuttavia, non si ferma in Piazza San Carlo, ma prosegue sotto le arcate di Via Po. Il caffè Fiorio, baluardo risorgimentale, è sempre stato punto d’incontro di aristocratici patriottici e importanti intellettuali: da Cesare Balbo a Santorre di Santarosa, da Luigi Ornato a Cavour. Qui, nel 1821, egli redasse lo statuto del circolo del Whist, il più elitario club torinese. Nel 1845 alcuni artisti, tra i quali il Bogliani, iniziarono la decorazione del locale inaugurando un nuovo corso e aprendo a una nuova clientela: la borghesia. Nel 1852 mutò persino il nome in Caffè della Confederazione. A differenza degli altri caffè coevi, l’arredamento sobriamente elegante crea un’atmosfera assolutamente familiare che rende il locale confortevole. La produzione dolciaria si avvale di un’accurata scelta delle materie prime che hanno reso famoso il Gelato: delicato e cremoso, non fa distinzione di orari o di età; un insieme di sapori che si possono descrivere solo dopo averlo assaggiato.

Piazza, grande via d’accesso e monumento al centro: ai canoni degli ampliamenti cittadini, esemplati sulle più famose places royales francesi, sembra che non potesse davvero mancare quello, tutto torinese, del Caffè.

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