• domenica , 20 Settembre 2020

La questione morale di una tragedia quotidiana

È di stamani la notizia dell’ennesimo naufragio di migranti del Mediterraneo. La marina militare all’alba ha raccolto i cadaveri di dieci persone e tutt’ora ne risultano dispersi altri quaranta.

Dall’inizio dell’anno l’esodo dal continente africano verso l’Italia e l’Europa è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Complici di questo fenomeno sono sicuramente i diversi conflitti, più o meno alla ribalta della cronaca, che costringono tanti disperati ad abbandonare il proprio paese e talvolta la propria famiglia per scommettere su di un viaggio pieno di rischi e alla mercé di trafficanti senza scrupoli.

Ma molti di questi disperati sono provenienti da aree dove non sono le guerre o le lotte politiche a motivare un viaggio cosi rischioso ma l’infinita povertà ed una prospettiva di vita dal futuro misero ed incerto.

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La comunità internazionale di fronte a questa situazione si muove con incertezza tra la questione morale di aiuto e tolleranza e la difficoltà di affrontare operativamente il problema in modo strutturale e coordinato tra i paesi di approdo (come l’Italia) e quelli più ambiti come destinazione finale (Germani, Uk,… ).

È facile fare demagogia spicciola su un argomento così complesso cercando di banalizzare le soluzioni.

Spesso sentiamo i giornalisti lamentarsi della latitanza della comunità europea quando in realtà questa ha erogato più di 500 milioni di euro all’Italia: molto di questo denaro è fermo presso la UE dal 2008 per la difficoltà dell’Italia per esempio a far partire i cantieri per i centri di raccolta. Nel piano nazionale di sicurezza c’è un portafoglio ancora da spendere dei fondi comunitari per “l’impatto migratorio”.

Per contro la burocrazia europea tra controlli, bandi e commissioni necessita di tempo e in Italia anche per le pratiche più piccole “finiamo impantanati in un labirinto di enti, comitati ed autorità: una montagna di carte che spesso non arriva al traguardo”. Così citava l’Espresso già a meta del 2013.

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Già alla fine di Aprile il nostro governo dichiarava il prevedibile collasso della macchina organizzativa di accoglienza.

Di fronte a questa situazione è difficile pensare che in tempi brevi la sola capacità organizzativa italiana o i fondi europei possano configurarsi come la soluzione del problema.

Non basta la tolleranza e la solidarietà a risolvere il problema, il tutto deve essere affrontato dalla comunità internazionale perché possa agire anche all’origine dei problemi; l’Italia può e deve migliorare le condizioni di accoglienze per rispondere al debito morale nei confronti dell’umanità ma nessuno può esimersi da tale responsabilità, mediando gli interessi economici e politici delle varie nazioni dei vari gruppi etnici delle varie multinazionali con un bene superiore che permetta il diritto alla dignità e alla vita ovunque si trovi nel mondo.

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