• venerdì , 22 Ottobre 2021

La macchina che inganna l'uomo

Eugene Goostman per primo ha superato il Test di Turing. Eugene però non è una persona reale ma un software che tenta di fingersi tale, ideato da Vladimir Veselov ed Eugene Demchenko. Infatti il test ideato dal matemico inglese è il modo più efficace per constatare quanto una macchina sia in grado di imitare il comportamento e la forma mentis umana. La prova consiste nel far conversare un “giudice” contemporaneamente con un persona reale e con una macchina o un software tramite una telescrivente. Il soggetto dovrà riconoscere quale dei due è realmente un uomo, ponendo ad entrambi delle domande specifiche: se il computer riuscirà ad ingannare il giudice in un numero di casi superiore al 30%, il software in questione avrà superato il test, in quanto in grado di emulare un essere umano.images

 

IL test si è svolto nella sede della Royal Society a Londra, di cui Turing fece parte fino al 1952. Kevin Warwick, dell’ Università di Reading ha dichiarato il suo entusiasmo in seguito a tale notizia, prospettando un’evoluzione delle macchine sempre più rapida e stupefacente. Questo è il coronamento della gloria e del genio di Alan Turing, che non gli furono riconosciuti dai suoi contemporanei.

Egli infatti non solo progettò la macchina di Turing, congegno teorico basato su algoritmi che rappresenta la base dell’ informatica moderna, ma anche il Colossus, una macchina calcolatrice in grado di decifrare il linguaggio criptato dei nazisti, creato anch’esso tramite una macchina analoga (Enigma). Turing quindi diede il suo contributo nel campo della matematica e della logica, pose le basi per la nascita dei computer come oggi li conosciamo e salvò il proprio paese dalla Germania nazista permettendogli di vincere la guerra.                                          Turing_2

Al matematico britannico tutto ciò fu riconosciuto solo nell’ultimo decennio: egli infatti nel 1952 fu accusato di omosessualità, ma non tentò di negare quest’accusa, per cui fu condannato lo stesso anno. Gli fu concessa la scelta fra la pena capitale e la castrazione chimica ed egli scelse quest’ultima. Le forti dosi di estrogeni che era costretto ad assumere devastarono la sua mente e il suo corpo portandolo alla pazzia e a rimpiangere la pena di morte. Così si suicidò nel 1954, non come eroe della patria, ma come pavido suicida, ingerendo una mela avvelenata con cianuro di potassio. Le “scuse” per questo trattamento furono tardive, soltanto nel 2009 il primo ministro inglese Gordon Brown firmò una dichiarazione ufficiale, definendo il trattamento di allora omofobo. Nel 2012 si festeggiarono i cento anni dalla sua nascita e quest’anno la sua morte viene ricordata a sessant’anni di distanza grazie ad Eugene Goostman.

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