• mercoledì , 23 Settembre 2020

Un altro giorno di ordinaria follia

Due notizie che irrompono prepotentemente nella nostra quotidianità, un omicidio e l’arresto di un presunto omicida,  ci strappano violentemente dal tifo Mondiale e  ci riportano senza pietà coi piedi per terra. Due eventi che  ci stupiscono per la loro crudeltà, presente e passata, e in qualche modo ci spaventano. Perchè nel caso di Yara Gambirasio e nell’omicidio di Motta Visconti i protagonisti non sono due efferati serial killer, privi di coscienza e di qualsivoglia sentimento, spinti da una fredda e crudele logica, sui quali sarebbe ben più semplice scaricare il nostro odio e il nostro sdegno, bensì due padri di famiglia, a detta di tutti normalissimi.

Sono questi gli omicidi che lasciano l’amaro in bocca e hanno l’effetto di un pugno nello stomaco, quelli che in qualche modo si ritagliano un angolino nella nostra memoria e che ci pervadono di un senso di insicurezza difficile da mandare via. Se due uomini normali, incensurati, sposati e con figli sono stati capaci di compiere gesti di questo tipo, colti da un repentino raptus di follia, cosa ci fa credere di essere al sicuro o diversi da loro ?

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Dopotutto, il motivo scatenante del gesto di Carlo Lissi, l’assassino della moglie e dei due figli, sembra essere stato una “banale” infatuazione per una collega, che lo ha spinto a crearsi l’illusione di una nuova vita. A questo punto l’ostacolo da rimuovere era “solo” la sua famiglia. Ma l’aspetto veramente spaventoso di questa vicenda è la lucidità mostrata dall’omicida: subito dopo la sua folle azione  non si è pentito, non è andato dalla polizia per costituirsi. Come altri milioni di italiani è andato a vedere la partita Italia-Inghilterra, per poi denunciare la strage della famiglia una volta tornato a casa. Durante l’interrogatorio è tornato a rivestire la parte del pentito chiedendo al pm il massimo della pena. Un comportamento che non può che lasciare spiazzati, tenendo conto delle opinioni positive che circondavano sia il Lissi sia la famiglia.

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Invece su cosa abbia spinto Massimo Giuseppe Bossetti a rapire e uccidere Yara Gambirasio rimane per ora un velo di mistero. A parte questo, non si possono non notare le somiglianze con l’altro caso: anche lui sposato, nonostante la storia famigliare particolarmente travagliata, anche lui visto come una persona comune e tranquilla da tutti quelli che lo conoscevano. E’ per questo che il dolore aumenta quando avviene tutto questo, il dolore di una madre che scopre nel figlio un assassino, lo sconcerto dei conoscenti che hanno vissuto per quasi tre anni fianco a fianco con un probabile omicida, ma soprattutto la profonda sofferenza dei genitori della ragazza, vittima di un gesto folle di una persona che ha perso il controllo di se’.

Alla luce di questi fatti di sangue viene naturale chiedersi in che cosa consiste la normalità che tutti tirano in ballo e che tutti credono di riconoscere nelle altre persone, e soprattutto quali sono le cause che portano certe persone a sconfinare quel sottile limite che divide normalità e follia. Perchè al posto di Carlo Lissi e Massimo Giuseppe Bossetti potrebbe esserci qualunque altra persona.

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