• domenica , 27 Settembre 2020

La guerra senza fine

In seguito ad un rapporto Onu si è potuto stabilire che nell’anno 2013, in Italia e in numerosi altri Paesi, il numero degli sfollati e dei rifugiati che richiedono asilo politico è aumentato di circa sei milioni rispetto al 2012.

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L’immigrazione italiana è costituita prevalentemente da uomini, donne, bambini ed anziani che si vedono costretti a compiere un lungo e rischioso viaggio per evitare guerre, violazioni dei diritti umani e persecuzioni. Una delle principali cause che hanno portato ad un simile aumento in quest’ultimo periodo è stato il conflitto avvenuto in Siria. Di conseguenza, come dichiarano i dati rilevati dall’Onu, il Libano è divenuto il terzo Paese al mondo per numero di rifugiati (856 mila). Fra i principali Stati che stanno diventando una meta fondamentale per gli sfollati ci sono il Pakistan (1,6 milioni) e l’Iran (857 mila). Tuttavia con maggiore frequenza, di recente, la massa di persone in cerca di una via di salvezza si reca soprattutto in Europa. A Giugno, secondo alcuni dati forniti dal Viminale, gli sbarchi sulle coste italiane superavano già le 53 mila persone.

Il quotidiano torinese “La Stampa” ha riportato diverse testimonianze di rifugiati. In poche righe quattro persone hanno raccontato le proprie esperienze e le ragioni per le quali hanno dovuto abbandonare il loro Paese di origine per cercare la libertà in un altro.

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Il primo che ha preso la parola è stato un ragazzo ventenne proveniente dal Mali. Il giovane è sbarcato pochi giorni fa a Palermo, uno dei 38 sopravvissuti di un barcone naufragato che ne trasportava centoventi. Il direttore della Caritas, don Sergio Mattaliano lo ha descritto così: “Era il volto di Gesù sofferente”. Il ragazzo gli ha raccontato che sul barcone viaggiavano con lui anche il fratello minore e due cugini, che aveva però visto sparire fra le onde. Si è salvato grazie ad un pezzo di legno al quale si è aggrappato. Ha narrato il suo lungo viaggio per raggiungere l’Italia (durato 2 anni) in condizioni disumane. Il suo sogno ora è quello di rimanere a Palermo e di proseguire i suoi studi.

La seconda testimonianza è stata riportata da una donna colombiana che è in fuga da 72 anni aspettando la pace. Il suo desiderio sarebbe quello di avere una vita migliore per i figli e spera che il presidente Santos, come ha promesso in campagna elettorale, riesca a siglare la pace con le Farc.

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La terza è stata invece riportata da rifugiati in Ruanda che per salvarsi dalle milizie sono “imprigionati in un campo senza futuro”. Vivono in condizioni precarie: quindici persone in dodici metri quadrati con due letti, una tenda e un ripostiglio. Da due anni Jean e la sua famiglia vivono in questo campo profughi: diciannovemila persone in trenta ettari di terreno. Egli dichiara che la situazione è al limite del disumano. Ciò che maggiormente li tormenta e li preoccupa è i fatto di non avere alcuna prospettiva per il futuro: non possono né recarsi nel loro Paese d’origine e neppure uscire dal campo profughi poiché sprovvisti di una permesso che non viene loro concesso.

L’ultima testimonianza è stata riportata da una signora che è in esilio dal suo Paese natale, nord del Myanmar, con suo marito e i tre figli dal 1996. Ciò che preoccupa questa donna maggiormente è il fatto di non poter mandare la propria prole a scuola, che lei ritiene alquanto fondamentale e di non garantir loro una vita migliore, quella che qualsiasi madre desidererebbe per i propri figli.

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Attraverlo la fonte UNCHCR si è riuscito a stabilire che il 50 % dei rifugiati ha un’età media inferiore ai 18 anni: se le persone che fanno parte di questa categoria fossero una Nazione essa sarebbe la 26° al mondo per grandezza. 25.300 sono state le richieste di asilo del 2013 presentate da bambini non accompagnati, 33,3 milioni di persone sono sfollate e vi sono state 1,2 milioni di richieste di asilo.

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Era dalla seconda Guerra Mondiale che non si calcolavano somme così elevate. Questo fenomeno è in continuo aumento e bisogna domandarsi se si riuscirà mai a farlo diminuire, se questa guerra senza fine avrà un esito positivo per tutte quelle persone che si vedono ogni giorno costrette a fuggire, a spendere tutti i propri guadagni, a mettere a rischio le loro vite per evitare persecuzioni, conflitti e violazioni dei diritti umani.

 

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