• domenica , 27 Settembre 2020

Il brutto al confine

“Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. E’ fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per poter far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee (…) Le periferie sono la città del futuro, non fotogeniche d’accordo, anzi spesso un deserto o un dormitorio, ma ricche di umanità e quindi il destino delle città sono le periferie (…) Spesso alla parola “periferia” si associa il termine degrado. Mi chiedo: questo vogliamo lasciare in eredità? Le periferie sono la grande scommessa urbana dei prossimi decenni. Diventeranno o no pezzi di città?”

Il  famoso architetto Renzo Piano sottolinea, nel suo articolo, il valore che le periferie delle nostre città hanno in quanto destinate a diventare parte integrante delle città stesse.

D’altra parte dire che “le periferie sono la città del futuro” non  equivale  forse a dire che le attuali città sono  il frutto dell’accentramento delle vecchie periferie ?

Periferia

Pensiamo a Torino: nacque come un accampamento romano le cui  mura ne rappresentano oggi il centro storico. Quando Don Bosco fondò l’oratorio della Maria Ausiliatrice, i suoi ragazzi giocavano e correvano nei campi circostanti mentre adesso Valdocco è una zona centrale e trafficata di Torino.

Le periferie sono sempre esistite con il loro carico di uomini, abitazioni, attività lavorative. E da sempre sono state maltrattate dal punto di vista architettonico e strutturale. Sede delle abitazioni più povere, un tempo anche delle fogne e in epoca più recente di grandi complessi industriali con il loro carico di rifiuti  e inquinamento. E comunque sempre anche abitazione della maggior parte della popolazione cittadina.

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Ma se  un tempo nel processo di inurbazione delle periferie c’è stato spazio per la nascita di quartieri residenziali,  attualmente prevale la “fragilità” di cui parla Renzo Piano nel suo articolo. Edifici non solo brutti a vedersi, ma costruiti in economia, con materiali scadenti, case che appaiono vecchie e decadenti dopo pochi anni dalla costruzione, ma soprattutto poco sicure per chi le abita.  La fragilità però non riguarda solo le periferie, ma anche i centri storici dove i cornicioni si staccano e feriscono a morte un giovane passante, i parchi cittadini dove i rami cadendo uccidono una nonna e la sua nipotina, i siti archeologici che sono abbandonati al degrado.

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Insomma il tempo e il denaro per far manutenzione mancano un po’ ovunque nel nostro Paese e cosa ci resterà in eredità sembra davvero l’esito di una improbabile scommessa. E’ certo fondamentale per il carico di umanità e di operosità dare nuova dignità, estetica e strutturale alle periferie, ma non solo. Tutto il nostro Paese soffre il degrado della disattenzione, del disinteresse, della mancanza di investimenti. Centro e periferia sono indissolubilmente legati, l’uno non esiste senza l’altra e l’uno e l’altra necessitano della gigantesca opera di rammendo di cui parla nel suo articolo Renzo Piano.

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