• sabato , 8 Maggio 2021

La natura regina

Nei paesi più progrediti, per l’uomo attuale la natura viene vissuta come una entità  che sta ai margini della nostra realtà, un bacino di “beni” di cui ci serviamo per nutrirci, per vestirci, costruire case, macchine e così via, di cui ci consideriamo padroni sfruttandone i materiali e l’energia. Ciò corrisponde alla nostra moderna coscienza scientifica: guardiamo verso la natura come spettatori, ne studiamo le leggi con un approccio prettamente economico e tecnico, considerando  il rapporto con essa solo come esperienza personale, come una realtà privata intima ed etica.

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Se si va indietro nella storia ci si può rendere conto che non è sempre stato così: nel nostro Medioevo, spesso caratterizzato come “oscuro” e primitivo, i monaci hanno dato vita a ciò che oggi ammiriamo come paesaggio rurale, con un rapporto del tutto costruttivo con la natura. In epoca ancora più antica l’uomo era riuscito ad ingentilire alberi selvatici facendone i nostri alberi da frutto, a trasformare le graminacee in grano da cui ricavare il pane, le vespe in api capaci di produrre il miele. Erano trasformazioni costruttive della durata di millenni e di cui oggi fruiamo ancora ampiamente. Con tutta la nostra scienza e il raffinato sviluppo tecnico, oggi non siamo in grado di raggiungere quanto hanno fatto i nostri predecessori.

Ma è ovunque così? E’ in Africa centrale, o in Amazzonia, o nella Russia Asiatica presente questo approccio allo sfruttamento delle natura soggiogata dalle regole della civilizzazione, del pulito, dell’asettico? Da esseri umani “urbani” diremmo di sì: tutta la natura che circonda i nostri panorami sembra imbrigliata in serre, giardini e viali, zoo ed acquari, cave e miniere; tutto al nostro servizio, tutto in una configurazione programmata o prevedibile: le semine, i raccolti, gli allevamenti, le estrazioni, le dighe, fino alle previsioni del tempo. E persino le calamità naturali sono interpretate come qualcosa che disturba questo equilibrio: un terremoto può non solo spaventarci ma creare sindromi irreparabili perché non imbrigliato come il resto dei fenomeni.

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Ma è ovunque così? Una piccola esperienza in Nuova Zelanda, che aveva obiettivi didattici e sportivi ci ha offerto l’occasione di poter gustare una percezione diversa della natura, una realtà ed una dimensione sconosciuta ed intensa: una natura quasi incontaminata, molto spesso ancora selvaggia e dominante, dove l’equilibrio tra noi e lei è stabile e paritetico. E’ una condizione dell’uomo caratterizzata da un tipo di rapporto con la natura, come scrive il Corriere della Sera (2013) di … vita sostenibile (…) dove in molte regioni si ricava tutta l’energia per funzionare dal sole con i pannelli fotovoltaici e dal vento, si riceve l’acqua dalle piogge che, a sua volta, viene raccolta in un serbatoio per essere filtrata e bevuta, mentre allo stesso tempo una stufa riscalda l’ambiente, producendo acqua calda. Basso consumo di legna – quanta necessaria – e basse emissioni di CO2 ….”.

Seduti anche noi come il giornalista su di “pavimento di legno riciclato” pensando che tutto nella casa che ci ospita funziona in collaborazione e per merito della Natura….” saremo banali, ma ci sentiamo felici. Tutto sa di questo delicato equilibrio, persino le loro cerimonie tribali Maori come il Powhiri e l’Hongi (il tradizionale saluto dove naso e fronte sono delicatamente appoggiati su quelli della persona che hai davanti) si ispirano al rapporto tra l’uomo e la natura che lo circonda. «La prossima settimana vivrai l’esperienza di una fattoria vera, …. risaliremo con la canoa il fiume per arrivare al lago Taupo, dormiremo nelle case tradizionali Maori le “kainga”» ci dice Nathan, il capo della scuola Manukura che ci ospita, ci insegna “l’inglese con tante parole Maori”, ci allena al gioco rude, primitivo ma leale del rugby. In realtà … è tutta la comunità che ci ospita: 70 famiglie che vivono bene di poco, forse del giusto: una forma moderna della vita tribale.

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Ma allora, là in campagna, saremo emotivamente soli, con la nostra poca, forse nulla esperienza, tra animali addomesticati ed altri che si muovono invisibili, tra odori che non riconosciamo, o che il nostro naso abituato a scarichi di automobili ha forse dimenticato. Ci hanno detto di scordarci della natura come la conossciamo noi, questa è una lotta quotidiana e una fatica infinita per ottenere prodotti nel totale rispetto della terra, senza pesticidi, senza veleni. Una battaglia anche forse persa contro frutti morsicati, rovinati e buttati, e la soddisfazione di avere buoni raccolti lavorando in totale sintonia con il pianeta, senza sfruttarlo, lasciando riposare i terreni e coltivando bambù che migliora la qualità del suolo rendendolo più compatto «Sapete qual è il segreto della Nuova Zelanda? – ci chiede Nathan – Una natura ancora regina….».

Nel nostro piccolo capiamo questa gente e il loro rispetto più grande per la natura. Potrebbe essere un libro o un racconto: “….una storia tra uomo e natura, fatta di lealtà e rispetto, ma anche di interdipendenza, in nome di uno sviluppo moderato e sostenibile che tutelando e valorizzando le risorse naturali sia coerente con i bisogni futuri oltre che con quelli attuali. È tutto così diverso e lontano da come sono le nostre vite ….”,  conclude Paolo Re nel suo articolo.

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