• martedì , 22 Settembre 2020

Una striscia di sangue

Un gruppo alquanto numeroso di persone cammina per le strade, cercando di mantenere lo stesso passo. Ritmo che viene cadenzato da inni e motti ricorrenti. Cartelloni con scritte in arabo e bandiere sventolate sono ovunque. Può sembrare una chiassosa e caotica processione araba, ma l’organizzato gruppo di marcia rimane compatto.

Ecco come si presenta il 16 luglio la solitamente tranquilla cittadina di Oxford.

Tale scenario è il medesimo in molte altre parti del mondo.

Città come Boston, Seattle, Chicago e San Francisco hanno ospitato martedì 22 luglio manifestazioni. Proteste rilevanti sono avvenute in Francia, a Reims,Besancon e Angouleme sempre nello stesso giorno. Ci sono state sfilate anche a Berlino, in Canada (Ottawa e Montreal), spingendosi perfino all’hawaiana Honolulu.

Tutti i manifestanti hanno un obiettivo comune: denunciare la drammatica situazione della Striscia di Gaza. Tale zona, definita “Striscia” poiché geograficamente poco estesa (360chilometri quadrati), occupa, purtroppo, le prime pagine di cronaca  internazionale.

London protesta

Essa è motivo del contenzioso la rivendicazione da parte dello Stato di Palestina della zona come proprio territorio. Attualmente l’area, autonoma, è sottoposta al controllo di Hamas e dello Stato di Palestina. La posizione dell’ONU è netta: riconoscere il territorio palestinese,occupato da Israele, come area costitutiva dello Stato di Palestina.

La dichiarazione d’indipendenza della Striscia risale al 1988, ma in realtà è del 2005. La forma di governo oscilla tra repubblica semipresidenziale e governo islamico, di fatto operante. L’ennesimo “casus belli” è rintracciabile in data 15 luglio. In tale giorno Hamas ha respinto la proposta di tregua avanzata dall’Egitto. L’esercito di Hamas ha ripreso a sparare razzi contro il territorio israeliano. Israele ha dunque ricominciato a bombardare la Striscia di Gaza. Il primo ministro ha dichiarato di voler espandere significativamente l’offensiva contro Hamas. Si contano 1260 razzi sparati dalla Striscia dall’inizio dell’operazione Margine protettivo. Secondo il sistema di difesa israeliano, si registrano almeno 1750 raid su Gaza finora. Il 15 luglio, dopo sette giorni di guerra, è morto un civile a Erez (confinante con la Striscia di Gaza, colpito da un mortaio palestinese. È stata la prima vittima israeliana, 205 sono state quelle palestinesi.

Londra protesta

Il Consiglio dell’ONU per i diritti umani ha approvato a Ginevra l’inizio di un’indagine su tutte le violazioni ed i soprusi nella Striscia di Gaza. I lavori saranno affidati ad una commissione di inchiesta internazionale. Il testo dell’ONU ha ottenuto l’approvazione da parte dei 47 Paesi membri. La commissione, su nomina del presidente del Consiglio dei diritti umani, indagherà sulle violazioni avvenute nelle operazioni militari dal 13 giugno 2014. Su richiesta dei Palestinesi e di vari Paesi, il Consiglio dell’ONU sui diritti umani studia la difficile situazione di Gaza e l’offensiva militare di Israele nella Striscia. Dal 2012, inoltre, l’ONU riconosce formalmente la Striscia di Gaza come parte dello Stato di Palestina, entità statale semi-autonoma.

Da ogni parte del mondo giungono pesanti accuse di denuncia della brutale violenza responsabile dell’uccisione di bambini, donne e anziani inermi. La percentuale di civili morti corrisponde drammaticamente al 70% delle vittime totali.

Oxford protesta

In ambiente britannico, nell’Oxfordshire, circa 700 persone hanno partecipato lunedì 14 luglio ad una marcia di protesta a favore di una fine prossima degli atroci bombardamenti odierni. In particolare, le organizzazioni “Oxfordshire Union Health” e “Oxfordshire CWU” dei lavoratori alle poste si sono ben impegnate. Hanno infatti supportato e sponsorizzato la dimostrazione nazionale pagando i dipendenti dell’Oxfordshire affinchè partecipassero alla marcia-Gaza. Tali organizzazioni inglesi presentano una ferma posizione di contrasto di tutte le forme di oppressione. Condividono inoltre l’opinione che definisce lo Stato di Israele essere basato sul razzismo. La marcia-Gaza in pullman è partita da Oxford nella giornata di sabato 19 luglio alle 9.30 del mattino verso la capitale inglese. I posti sull’autobus potevano essere prenotati dai membri appartenenti alla Union Health organizzazione. Intorno a mezzogiorno,la marcia da Downing Street a Londra si è diretta verso l’ambasciata israeliana londinese. Le urla dei manifestanti più agguerriti dichiaravano l’ambasciatore israeliano vergognoso e da “mandare via”. Una vera vergogna,a detta dei presenti, il supporto del governo inglese ad Israele.

protesta vs BBC

Ondate di protesta hanno avuto luogo anche a Bilbao, Atene e nelle città italiane Rimini e Bari (22 luglio), Genova (23 luglio), nonché a Roma (24 luglio).

Molteplici manifestazioni studentesche sono avvenute in tutta l’Inghilterra, in particolare a Birmingham, Sussex, Cardiff, Cambridge e Oxford. Quest’ultima cittadina conta almeno 40000 studenti universitari come abitanti. È forse proprio l’elevato numero di giovani residenti,tra cui molti stranieri, il motivo del grande fervore socio-politico.

L’ambiente internazionale di Oxford è indubbiamente aperto al dialogo interculturale. È molto attento a tutto ciò che lede la libertà e la dignità dell’uomo. Tale modo di sentire  spiega la grande partecipazione giovanile al recente evento per Gaza.

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