• sabato , 24 Ottobre 2020

Lourdes, l'esperienza dell'amore gratuito

Tra il dire e il fare c’è di mezzo l’amare” ricorda Mons. Ravinale durante una delle sue prediche. Ed è proprio all’insegna di questo tanto breve quanto intenso insegnamento che anche quest’anno si è svolto il tradizionale pellegrinaggio a Lourdes organizzato dall U.N.I.T.A.L.S.I., nelle date 26 luglio-1 agosto.

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Centinaia di anziani e giovani, ospiti e volontari, animati da questo amore verso Dio e verso il prossimo, dopo un viaggio in treno di appena 21 ore sono giunti in quel luogo “a metà tra la terra e il cielo dove sembra – paradossalmente – di vivere in Paradiso”. “Una realtà capovolta – continua il vescovo Ravinale – nella quale malati e sofferenti sono sempre in prima fila e verso i quali chiunque, QUI, mostra di avere riguardo, stima e affetto”.

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Semplici gesti, intense chiacchierate, sane risate e sincere lacrime hanno accompagnato i pellegrini durante il loro soggiorno a Lourdes: dopo il solito incontro all’ormai famoso piano “-0” agli orari più improbabili (6.30, 13.30, 20.15), ogni giovane volontario inizia a spingere una carrozzina alla volta del santuario e su ognuna di esse non vi è semplicemente una persona ma un nuovo “amico“, che attraverso una parola o un sorriso riesce sempre a far percepire la presenza di un più grande Amore.

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Tante esperienze e tanti racconti nell’arco di una sola settimana che lasciano impressi ricordi e sentimenti che con fatica si riusciranno a dimenticare e che, anzi, fanno sì che OGNUNO al ritorno tra le mura domestiche ripensi intensamente ai momenti vissuti e agli sguardi di quelle persone incontrate che sono riusciti, nella loro semplicità e nella loro forza, a donare un intenso istante di felicità e serenità.

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Come scrive Alberto Mossetto, studente di Valsalice e volontario barelliere, simpaticamente soprannominato “Moss100grammi“, solo dopo aver vissuto un’esperienza simile si capisce come mai alla domanda “Com’è andare a Lourdes?” le persone gli rispondessero che si trattava di un’emozione indescrivibile. Non ci sono parole per descrivere in concretezza quanto si è sperimentato in quel luogo, perché per capire bisogna vivere ogni momento e apprezzare ogni gesto, per poi ritornare, mettere di nuovo i piedi per terra e cercare di guardare la quotidianità con gli occhi “di un bambino” quasi, per carcare di stupirsi di ogni piccolezza, per capire quanto si sia fortunati a poter, OGNI GIORNO, alzarsi con le proprie gambe, parlare, essere autonomi nelle decisioni. Bastano forse pochi giorni in un posto come questo per tornare a casa cambiati, con una forza nuova che quasi spinge a ripetersi nella propria testa “posso farcela!”

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