• venerdì , 30 Ottobre 2020

Tra fantasia e realtà: il Gold farming

Nei paesi in via di sviluppo i gold farmer (letteralmente “coltivatori d’oro”) con i giochi fantasy on line guadagnano discretamente riuscendo a scambiare  valori fittizi con denaro reale.

Si tratta di un nuovo tipo di industria di servizi nata per soddisfare specifiche esigenze di un mercato molto particolare, quello degli utenti di giochi fantasy.

Gold farming (1)

I gold farmer traggono profitto assumendo ruoli di fantasia in videogiochi e accumulano così “valuta di gioco” per venderla ad altri giocatori in cambio di denaro. La transazione avviene tramite PayPal o altri servizi. Per esempio in World of Warcraft, uno dei giochi più popolari, 1000 unità auree costano circa 10 dollari.

Dopo che il pagamento reale è avvenuto compratore e venditore si danno appuntamento in un luogo del mondo di fantasia, dove viene consegnata al compratore la valuta fittizia.

I farmer si dedicano anche al “power leveling”: assumono il ruolo di un personaggio di livello basso di un cliente e lo portano a livelli elevati. Per esempio in Lord of the Ring Online passare dal livello 1 al livello 50 costa circa 150 dollari.

Negli ultimi anni questa produzione di servizi si è notevolmente sviluppata, soprattutto in Asia, con particolari picchi in Cina. Da recenti stime sono ivi presenti oltre 400.000 giocatori e il giro di affari supera il miliardo di dollari all’anno.

Gold farming (2)

Nei primi anni le società di videogiochi hanno considerato il gold farming come un evento poco pericoloso, ma una volta trasformatosi in una fiorente attività commerciale le società hanno introdotto disturbi a basso livello (per esempio l’introduzione di software per ritardare le transazioni in modo da poterle indagare).

Molte sono state le vertenze legali avviate dalle società che distribuiscono videogiochi on line nei confronti dei gold farmer e dei giocatori. D’altra parte l’attività in questione viola le regole del gioco e può essere oggetto di contestazione sotto sotto il profilo giuridico. È infatti una pratica controversa perché l’accumulo di valuta fittizia per scambiarla con moneta reale è una vera e propria violazione delle regole del gioco.

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Ma la questione giuridica non è stata ancora risolta: in particolare non è chiaro se possano vantare più diritti le società di videogiochi o i giocatori su tutto ciò che si trova nel mondo virtuale. Le sentenze finora pubblicate sono piuttosto discordanti.

Sotto il profilo etico le gold farm svolgono una pratica dubbia e sgradita. Per le condizioni di lavoro sono infatti considerate “sfruttatori virtuali”, soprattutto da una prospettiva occidentale. Il guadagno orario è di circa 50 centesimi all’ora per lavorare in turni di 10-12 ore tutti i giorni della settimana con vitto e alloggio gratuiti, ma molto scadenti.

Per i paesi in via di sviluppo queste attività consentono di ridurre la disoccupazione, la povertà e, probabilmente, anche la criminalità locale.

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Tuttavia non risulta un modello adeguato per lo sviluppo economico dei Paesi meno avanzati: sarebbe infatti opportuno che contributi statali venissero investiti in attività completamente legali e fondate sul pieno rispetto della dignità umana. Tale problematica è particolarmente attuale in quanto l’utilizzo della rete e delle sue risorse è in continua aumento e ciò non può che comportare uno sviluppo esponenziale di attività analoghe a quella del gold farming.

È quindi auspicabile un rapido intervento della Comunità Internazionale per disciplinare queste attività commerciali rispettando i diritti fondamentali dei lavoratori.

Sarebbe inoltre opportuno sensibilizzare maggiormente gli utenti occidentali (attualmente oltre 10 milioni) sull’assurdità di investire risorse finanziarie su tali servizi che risultano eticamente discutibili.

 

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