• mercoledì , 21 Ottobre 2020

Start-up, and go!

A seguito di una larga diffusione sul continente americano, finalmente, le start-up approdano anche in Italia riportando un ottimo risultato.

Le start-up, da come si potrebbe già intuire dal termine inglese, sono fasi iniziali per l’avvio di una nuova impresa a capo della quale vi sono giovani ragazzi. Le università italiane di celebrità internazionale, come lo possono essere la Bocconi a Milano o la Luiss a Roma, hanno investito un gran numero di capitali per portare avanti l’iniziativa delle cosiddette start-up, dando così delle occasioni reali ai giovani. I ragazzi così facendo diventano veri protagonisti di una propria idea della quale devono giustificare l’importanza nei vari congressi per poter essere finanziati.

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Attualmente 26 start-up italiane hanno raccolto finanziamenti di circa 38 milioni di euro creando in questo modo 320 posti di lavoro, niente in confronto a quelli che decine di migliaia di italiani hanno perso  ma sicuramente questo fatto ci rassicura portandoci a ricredere al potenziale del nostro Paese.

Oltre all’importante passo avanti di quelle 26 start-up, in questi mesi si è vociferato di dodici ragazzi pronti a trasformare le proprie idee in una storia di successo. Alcune settimane fa ognuno di questi giovani studenti universitari ha ricevuto finanziamenti ed oltretutto li abbiamo visti uscire vincitori dal programma Best (Business exchange and student training). Adesso ai dodici italiani spetta un volo dall’Italia agli USA per poi prepararsi a presentare la propria idea al “IB&II” (Italian Business & Investiment Initiative).

Inutile citare i nomi di questi grandi ragazzi, piuttosto va ricordata la loro età che ci ha fin da subito colpiti, poiché oscilla dai venti ai trenta anni. In aggiunta, ognuno di questi studenti è portatore di un’idea che riguarda uno di questi ambiti: medicina, tecnologia, ambiente e social. Una delle dodici idee avanzate, che segnerebbe un ottimo passo avanti nel campo della medicina, è quella della giovane ragazza di Caserta, Teresa Carusone, che prevede la produzione di enzimi che abbiano capacità disintossicanti. Tale scoperta potrebbe così in futuro minimizzare i rischi per la salute umana eliminando residui di pesticidi da frutta e verdura.

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Ma rimane sempre un grosso problema: il lasciarsi sfuggire queste nostre menti italiane permettendo loro di andare in altri Paesi. Qua sta, secondo molti, il più grande errore dell’Italia anche se si spera in un futuro in cui sarà il nostro Paese a poter accogliere e finanziare i grandi giovani del Mondo e soprattutto quelli italiani.

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