• venerdì , 25 Settembre 2020

Il solito (Ta)vecchio

Il calcio italiano è a un cruciale punto di svolta. Lunedì 11 agosto, infatti, sarà eletto il presidente federale che avrà il compito di riportare il pallone nostrano agli alti livelli che gli erano propri in passato. I candidati per la massima poltrona della FIGC sono due: Demetrio Albertini e Carlo Tavecchio, con quest’ultimo favorito nonostante l’ormai celebre gaffe “Optì Pobà, che prima mangiava le banane e adesso gioca nella Lazio”.

Proprio quest’affermazione, però, dovrebbe fare riflettere. Indipendentemente dal programma del presidente della Lnd (Lega Nazionale Dilettanti), non sembra opportuno affidargli il compito di rinnovare il nostro movimento calcistico per diversi motivi. Il primo è che Tavecchio ricopre la carica di presidente dei dilettanti da anni, senza mostrare tuttavia alcun tentativo di riforma per migliorare il livello del campionato durante il suo lungo mandato. A 71 anni compiuti, pare difficile che abbia un’inversione di tendenza e inizi a cambiare tutto, soprattutto tenendo conto dell’ormai ampia autonomia di leghe potenti come quelle di A e B.

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Inoltre, bisogna notare che l’uomo che dovrebbe rappresentare il nostro movimento a livello mondiale oltre ad avere un eloquio quantomeno improprio, è stato condannato per reati che vanno dalla frode all’evasione fiscale. In sintesi, non possiede né le capacità, né l’autorità e neppure la credibilità per farsi promotore di riforme che dovrebbero coinvolgere nell’ordine: settori giovanili, stadi, divisione dei diritti TV tra le varie leghe, sanzioni contro i ricorrenti cori razzisti (o di discriminazione territoriale), modifica del numero di squadre delle varie Serie A, B…

Tuttavia, nonostante l’evidente inadeguatezza di questo personaggio, la stragrande maggioranza delle società lo sostiene nella corsa alla poltrona del dimissionario Giancarlo Abete. Questo perché è molto più facile continuare a seguire i propri singoli interessi con un presidente federale debole piuttosto che con uno forte e autoritario, come ben sanno Lotito e Galliani, principali sostenitori di Tavecchio.

Va comunque sottolineato che l’altro candidato, Albertini, pur essendo molto più giovane del presidente della Lnd, non pare essere la persona giusta per iniziare un pesante rinnovamento, in quanto non è un uomo nuovo (come da lui implicitamente affermato su twitter), ma ha già partecipato, con ruoli di primaria importanza, alla fallimentare gestione Abete. Per di più, l’ex calciatore ha sì il pieno appoggio di calciatori (che portano in dote il 20% dei voti) e allenatori (10%), ma è sostenuto da poche società (ad esempio Roma e Juventus o in B il Brescia) che potrebbero togliergli o gli toglierebbero il supporto nel caso prenda corpo l’ipotesi di un commissariamento della FIGC da parte del presidente del CONI, Giovanni Malagò.

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Questa sarebbe probabilmente la soluzione migliore, perché consentirebbe di avere una figura di grande importanza e riferimento per l’intero movimento, in grado di avviare il complesso iter delle riforme. Ciononostante, è una situazione che difficilmente si verificherà per il fatto che Tavecchio, a due giorni di distanza dal voto, può ancora vantare più del 57% dei voti, percentuale abbondantemente sufficiente per essere eletto. Il presidente dei dilettanti però, potrebbe fare un passo indietro e rinunciare spontaneamente alla carica che sembra essergli destinata  (e  Albertini ha già detto che lo seguirebbe, dando via libera al commissario del CONI) per via dello scandalo provocato dalla già citata frase “Optì Pobà” e del conseguente crollo di credibilità a livello nazionale e internazionale.

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Purtroppo, nonostante continue critiche, sondaggi assolutamente negativi dei  tifosi e persino una raccolta firme organizzata dal Pd contro di lui (peraltro arrivata alla ragguardevole cifra di 26600 nomi), non pare essere intenzionato a rinunciare.

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