• martedì , 1 Dicembre 2020

Lo sciopero bianco

Proprio in questi giorni, a partire da giovedì 7 agosto, stiamo assistendo ad una protesta da parte dei dipendenti di terra della ex compagnia aerea di bandiera italiana.

La sciopero, definito “bianco”, consisteva inizialmente nel bloccare i bagagli di tutti i passeggeri in partenza o in transito da Fiumicino, fino al punto di aver stipato nei magazzini dell’aeroporto romano circa 14000 valigie, la maggior parte delle quali appartenenti a cittadini italiani in partenza per la loro vacanza estiva. Il provvedimento della compagnia è stato di vietare tassativamente lo sciopero minacciando di prendere seri provvedimenti ed ecco che lo spirito di iniziativa italiano ha fatto sì che il giorno seguente gran parte dei dipendenti non si sia recata al lavoro presentando certificati di malattia e intralciando nuovamente la partenza di tutti i passeggeri.

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La causa della protesta è l’accordo firmato da Alitalia con Ethiad l’8 agosto, in conseguenza del quale la compagnia araba acquisisce il 49% della compagnia italiana con il principale obiettivo di riportare l’ Alitalia all’utile entro il 2017 e di portare la compagnia appena formatasi ad un livello sufficiente per essere competitiva con le più grandi compagnie mondiali. Tutto questo con un prezzo: molti dipendenti perderanno il loro posto di lavoro. Il numero di dipendenti che non vedrebbero rinnovato il proprio contratto con Alitalia risulta abbastanza elevato, ma il numero uno di Ethiad, James Hogan, ha preso alcuni provvedimenti offrendo posti di lavoro in compagnie alternative, e per chi resterà disoccupato una retribuzione pari all’ 80%  dello stipendio fino al 2018.

Complessivamente il progetto sembra buono e fa sperare in un futuro decisamente migliore, soprattutto per il fatto che la compagnia araba risulta una delle migliori mondiali per quanto riguarda comfort e servizi e anche poiché l’aeroporto di Abu Dhabi è stato eletto come migliore del globo e il prossimo anno diventerà, grazie ad alcune innovazioni, il primo totalmente ecosostenibile.

Alitalia-Etihad

Sebbene sia comprensibile lo sconforto di chi, soprattutto in questo periodo di crisi, rimane senza lavoro, diventa totalmente inaccettabile la reazione avuta da queste persone che sono andate a ledere il diritto alla vacanza di cittadini esattamente come loro che, magari seppure senza lavoro o in condizioni di precarietà, hanno affrontato sacrifici per concedere alla famiglia una settimana di svago.

Infine sorge spontanea una ulteriore considerazione:  dal 2008 (anno del primo rinnovo di Alitalia) l’azienda non ha concluso neppure un anno con un bilancio positivo e se certamente le più gravi responsabilità vanno ricercate nell’operato della dirigenza della compagnia, tuttavia, anche questa abitudine, tristemente italiana, di utilizzare in modo improprio i certificati di malattia, può aver contribuito alla scarsa produttività della stessa.

 

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