• martedì , 29 Settembre 2020

La strage degli innocenti

Due mondi.
Due facce della stessa moneta, l’uomo.
Una nuvola tetra. Un colore di morte. Brandelli sciolti. Lacrime amare. 6 agosto 1945 ore 8.15, Hiroshima.
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Tre metri, quattro tonnellate, cinquanta chilogrammi di uranio. Il Little Boy esplode con ipocentro l’ospedale di Shima. 140.000 i morti all’istante. Infinite le vittime.
Il fungo ha scatenato raggi caloriferi, radiazioni e alta pressione (diciannove tonnellate per metro quadrato) che hanno agito radendo al suolo edifici distanti due chilometri e manifestando effetti acuti, leucemie, tumori, decessi.
Una città è diventata fantasma, è stata sterminata una popolazione, di bambini che lavoravano in cantieri a soli 150 metri dall’ipocentro, di genitori che li attendevano e di uomini rifugiati dai bombardamenti aerei su altre città.
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Genocidio armeno, olocausto, Hiroshima, Nagasaki, bersaglio i civili, non possono esistere vincitori.
Lo stesso uomo lavoratore o studente può essere soldato, ma non è soldato quando non combatte, non è soldato quando spera di tornare dei suoi figli la sera, non è soldato quando vive e non uccide. Uccidere un non soldato è punire un innocente e soltanto un uomo può punire un innocente.
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La codarda crudeltà umana radicata nella lotta per il potere infatti ha vinto l’umanità con cui siamo messi al mondo.
”Perché non far nascondere i civili avversari?” È stata la domanda di un bambino alla vista dell’Hiroshima Peace Memorial Museum, ma nessuno ha osato dare una risposta anche se ai suoi occhi così scontata.
Le città colpite tentano oggi di promuovere un progetto contro la bomba atomica, nel tentativo di evitare un terzo disastro, ma l’uomo non impara dei suoi errori. Infatti l’era nucleare potrebbe portare il mondo all’autosterminio e noi, che viviamo con la paura della morte, stiamo lasciando che questo accada.

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