• mercoledì , 23 Settembre 2020

Mark Pollock e le due porte della vita

Tutti i giorni ognuno di noi vuole portare a termine i propri obiettivi ma per mancanza di volontà, di passione, di spirito di sfida e di competizione non riesce a raggiungere o a compiere ciò che si era prefissato di fare. Per toccare i propri sogni bisogna lavorare sodo, a testa bassa, organizzarsi le proprie giornate con molta precisione, ma soprattutto affiancarsi a persone fidate che condividono analoghi ideali, disposte ad appoggiare ed aiutare nei momenti più difficili della tua vita.

Questa è la storia di Mark Pollock, nato nel 1976 in Irlanda, uomo coraggioso che spingeil proprio corpo oltre i suoi limiti. Nonostante la cecità fon dall’infaanzia, diventa un abile canottiere, atleta e dal punto di vista intellettuale, un raffinato autore. La sua voce riesce a toccare nel punto più profondo di ogni persona mostrando che se la vita ci butta giù, sta a noi rimetterci in piedi.

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Durante il freddo inverno del 2008 Mark e i sui compagni decidono di avventurarsi verso il polo sud, esperienza che segna la sua vita poiché, al ritorno nel febbraio del 2009, impara ad adattarsi alle difficoltà della vita e a debellarle con l’appoggio dei suoi amici . Mark non sa ancora che da lì a poco la sua vita sarebbe stata completamente stravolta e che sua moglie Simone sarebbe stata la donna che lo avrebbe aiutato a sbocciare di nuovo, sorridente e con la speranza negli occhi.

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Una sera del luglio del 2010 Mark, mentre i suoi amici erano in giardino, cade fuori dalla finestra del secondo piano e miracolosamente non muore. Però all’impatto la sua schiena si spezza e all’ospedale si diagnostica la paralisi agli arti inferiori. Le gambe, le braccia, le mani per lui sono fondamentali per vivere e per sconfiggere la sua cecità e la sua voglia di vivere sprofondano in un abisso oscuro e buio. Mark peggiora e si teme il peggio ma la lotta con cui affronta la malatttia è encomiabile e con una straordinaria forza di volontà inizia a migliorare.

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Poco a poco riacquista l’antico spirito e comincia a capire che l’unica strada per combattere la paralisi  è  la fiducia in se stessi, in quelli che ti stanno vicino, che ti sorreggono, la perseveranza e soprattutto la speranza. Questo è il momento in cui Mark svolta pagina, in cui mostra al mondo che seppur limitati nei movimenti e nei sensi, si possono inseguire i propri sogni, i propri ideali. Questo suo obiettivo lo spinge a viaggiare per il mondo cercando nuove terapie e col passare degli anni riesce a trovare nuovi strumenti quali un robot che aiuta a far lavorare i muscoli. Nel 2014 in America si testa con ottimi risultati grazie alla disponibilità di Mark una cura per la quale si interviene sul sistema nervoso, facilitando così il movimento delle gambe.

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Oggi per lui e per i paralitici in tutto il mondo si tengono numerose gare di beneficenza allo scopo di sottolineare che lo spirito di speranza di Mark si è ormai propagato nei cuori di molte migliaia di persone. Inoltre l’irlandese ha accettato con molto piacere di andare a parlare ai ragazzi non solo della sua nazione, per ispirarli.

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 immagine 4 Mark e i ragazzi del Saint Brendan’s College

La vita di questa persona rappresenta la nostra perché durante il periodo in ospedale Mark si è trovato davanti ad un bivio, alla necessità di prendere una scelta, alla necessità di aprire una porta e percorre la strada che vi era dietro. Questa è la vita, è lotta, speranza, perseveranza, ma anche abbandono, solitudine, diversità e resa. Mark dunque è un ispiratore, un motivatore perché ha saputo prendere le sue debolezze e trasformarle in qualcosa di unico, di solido e di infinitamente vero. La fine non è altro che un nuovo inizio.

http://www.youtube.com/watch?v=btwawixpohI

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