• giovedì , 3 Dicembre 2020

Liguria nell'occhio del ciclone (ancora una volta)

Torrenti che esondano.

Mareggiate.

Trombe d’aria.

Frane e crolli improvvisi.

Case evacuate e grida di bambini impauriti.

Autostrade e aeroporti bloccati.

Morti e dispersi.

 

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Non siamo in mezzo all’Oceano, ma sulle coste della Liguria, a pochi chilometri dalla nostra città. Questa è la situazione presente nei luoghi prediletti dagli Italiani per le vacanze: vicoli allagatinegozi distrutti, nessun bambino che gioca per le strade e nessun adulto fermo all’angolo a discutere sulla partita di calcio della domenica. Solo il perenne e costante scroscio dell’acqua che scorre nelle strade deserte, regina indiscussa.

Camminare, dialogare, vivere la propria città sembrano azioni semplici, ovvie, quasi scontate, di cui però si capisce l’importanza solo quando improvvisamente vengono a mancare.

Non è la prima volta che un’ondata di maltempo simile si abbatte su questa regione (l’alluvione del 1970, in cui il bilancio è stato di 44 morti ed enormi danni economici, è testimone della fragilità di questa zona), ma tutte le volte lo scenario è diverso: le cause e i luoghi variano, ma gli effetti sono sempre gli stessi, in quanto a pagarne le conseguenze sono sempre civili innocenti (spesso anche bambini).

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Le intemperie non sembrano dar tregua alla popolazione, da settimane costretta a convivere con allagamenti, sirene d’allarme e frane all’ordine del giorno, che a poco a poco stanno cominciando a entrare nella “tranquilla” quotidianità, troppo spesso considerata “banale” e “scontata”, come un qualcosa oramai quasi monotono e noioso ma allo stesso tempo devastante e pericoloso come la prima volta.

Purtroppo per i prossimi giorni è previsto l’arrivo di una nuova perturbazione, secondo i meteorologi si rivelerà più veloce e intensa della precedente, ma che stringerà nuovamente il nord Italia nella morsa infernale del maltempo.

L’ultima perturbazione, la cui azione si è conclusa nella parte iniziale del weekend, ha provocato grandi danni e disagi in tutto il nord (solo in Liguria sono stati registrati oltre 200 interventi dei Vigili del fuoco) e anche dei morti, a Serra Riccò, ad esempio, a causa dell’esondazione del torrente Riasso.

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Purtroppo, la Liguria non è l’unica regione italiana ad essere periodicamente flagellata dalle perturbazioni in arrivo da ovest. L’Italia è infatti uno dei paesi più a rischio nel campo del dissesto idrogeologico.

Questo fenomeno è l’insieme di processi morfologici dall’azione altamente distruttiva poiché avvengono in tempi notevolmente rapidi ed hanno effetti perlopiù sul territorio. Si tratta di frane, erosioni e alluvioni, il più delle volte causati dall’eccessiva azione dell’uomo, che, come al solito, si trova a pagare il conto di ciò che fa: abusivismo edilizio, disboscamento indiscriminato, cementificazione selvaggia, agricoltura intensiva e molte altre attività nocive all’ambiente in cui vive.

I dibattiti su questo argomento sono ancora caldi, vivi e frequenti; la maggior parte degli esperti , però , concorda sul fatto che la soluzione ideale sarebbe investire sulla protezione del suolo perchè ciò faciliterebbe notevolmente la prevenzione di questi fenomeni , e quindi, di conseguenza, anche la diminuzione dei danni, la cui prevedibilità è relativamente difficile, se non impossibile.

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In 100 anni, nel nostro paese, il numero complessivo di feriti, morti e dispersi ammonta a 10000. Però, nonostante queste notizie occupino le prima pagine dei giornali e i servizi più importanti dei telegiornali, la situazione rimane disastrosa in quasi tutto il Nord Italia e a sporcarsi le mani per ricostruire case, scuole ed edifici sono sempre e solo gli stessi a cui ciò è stato strappato via dalle potenti mani della natura.

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