• domenica , 29 Novembre 2020

Il dono

“Mamma! Mamma!” urlò il bambino spaventato, stringendo disperatamente la manica del suo consunto vestito, nel tentativo di svegliarla.

“Mamma! C’è un suono stranissimo che viene dal cielo! E’ bellissimo, ma non ho mai sentito niente del genere!” E dall’alto dei suo 5 anni, lui l’ometto di casa, aggiunse “Ma non avere paura, ti proteggo io.”

Con sguardo divertito, Marta diede un buffetto a suo figlio e incuriosita per l’incredibile e dolcissimo suono che veniva dall’esterno si sporse pian piano, seguita pari passo dal suo aitante protettore.

Una musica angelica si elevava verso il cielo.

E in cielo rifulgeva una stella. Incredibilmente luminosa. Aldilà di qualsiasi meteora che mai avesse solcato quel buio.

Niente era normale.

E quella tranquilla, ripetitiva giornata d’inverno si stava per trasformare in qualcosa di unico, ne era sicura.

Gettando uno sguardo verso le case circostanti vide che tanti altri come loro erano stupiti per ciò che vedevano, mentre altri, ignari e inconsapevoli della straordinarietà di quella notte, continuavano a dormire. Con le orecchie sorde ad un anelito di bellezza.

Matteo, issandosi in punta di piedi, con la manina sul capo nel tentativo di vedere lontano, disse con estrema sicurezza: “Mamma, adesso non possiamo restare qui. Voglio vedere cosa succede!”

E quello che poteva sembrare un semplice capriccio di un bambino, nascondeva la necessità impellente di ciascuno dei suoi vicini di indossare i sandali, accendere la lucerna e recarsi nel luogo che era diventato teatro di un tale splendore.

La sua mamma non poté fare a meno di apprezzare lo spirito curioso del suo piccolino e perciò gli disse, abbassandosi verso di lui, e sussurrandogli nell’orecchio: “Sai cosa ti dico? Che per questa volta ti accompagnerò. Ho come l’impressione che non ci ricapiterà niente del genere nella nostra vita.” Poi con fare materno aggiunse “Però prima corri a metterti la maglia pesante, e prendi la lucerna, altrimenti non faremo niente di tutto ciò. E non provare a discutere come tuo solito!”

Con un sorrisetto impertinente Matteo affermò “Chi? Io? Ma io non discuto mai!” E corse via prima che Marta potesse fermarlo.

Sospirando sua madre alzò gli occhi al cielo e vedendo accorrere l’amica Anna le si fece incontro.

“Anche tu vai a vedere cosa succede?” “E come no? Stiamo giusto partendo, io e la mia famiglia. Giosuè ha incontrato un suo parente che gli ha detto che si tratta di un bambino” “Un bambino?” “Già, ma per avere tutta questa grazia divina dovrà essere sicuramente qualcuno di importante; forse un profeta. O chissà, forse il Messia! Comunque, vista che si tratta di una nascita noi portiamo un regalo per la famiglia. Adesso devo andare; mi stanno aspettando. Ci vediamo là.” E corse via, impaziente di giungere a svelare e a vedere con i suoi occhi il frutto di cotanti sospetti ed elucubrazioni.

“Un dono?” Pensò Marta “ma cosa possiamo portare noi?” mentre si guardava sconsolata le insulse pezze di tessuto che lei pretendeva di chiamare vestito. “Da quando Andrea è…” Ma no, non voleva ricordare. E con un gesto fulmineo corse in casa e prese quell’ultimo pezzo del suo corredo, un piccolo vaso dalle strane decorazioni e si precipitò fuori seguita da Matteo che finalmente aveva finito di prepararsi.

Sulla strada, incontrarono molta altra gente. C’era il macellaio che doveva pagare, la moglie di lui che la guardava dall’alto al basso. C’erano le vecchiette che solitamente stavano sedute davanti al pozzo, ciacolando di tutto e di tutti, che la criticavano continuamente perché Matteo non era, secondo loro, abbastanza educato.

Incontrarono anche i poveretti che andavano elemosinando davanti alla sinagoga e la matrona della villa romana. Ognuno avanzava, seppur nella diversità, attratto da ciò che stava avvenendo. E ciascuno di loro portava con sé qualcosa, un dono da porgere al re, o colui che era nato sotto una tale stella.

I canti si facevano sempre più chiari e distinti. Ed ogni sfumatura di quel suono assumeva un contorno sempre più angelico.

Fino a quando Matteo esclamò: “Siamo arrivati! Qui sono fermi tutti e la luce brilla ancor di più! Mamma, è tutto bellissimo!”

Marta scorse una piccola capanna, in cui si ergevano una giovane donna dall’aria stanca, ma con un sorriso così caldo e amorevole che riuscì a farle venire i brividi. Di fianco a lei, il marito con il bastone tra le mani la guardava adorante. Lei e il suo bambino, che stava sorridente in una mangiatoia.

I pastori stavano lì intorno e avevano posato i loro doni presso il neonato. E dopo di loro continuava una schiera di persone. Passo dopo passo riuscirono anche loro, finalmente, a raggiungere l’infante. Marta lo guardò e gli posò accanto quell’unico pezzo rimanente del loro sostegno. Matteo, accorgendosi solo lì del fatto che non aveva un regalo con sé, incerto sul da farsi, fissò il bimbo e con un gesto altrettanto significativo si chinò leggermente. E lo abbracciò.

Ci fu un momento di silenzio tra i suo compaesani che stavano intorno. Nessuno aveva osato fare una cosa del genere, prima. Se quel bambino, come le voci continuavano a dire sarebbe stato un profeta o un re, come poteva un lurido cinquenne trattarlo in quel modo?

Ma il bambino, stretto in quell’abbraccio sincero scoppiò a ridere, e sua madre, persa nella contemplazione della bellezza di suo figlio, sorrise commossa.

Matteo, nel suo piccolo aveva fatto il dono più bello. Aveva donato Affetto, mentre era attorniato dalle tazze, i giocattoli, i gioielli, le pecorelle che gli altri avevano portato.

Con una leggera lacrima che scendeva sul suo viso da fanciullo, ritornò da sua madre Marta e sussurrò: “Mamma, ora possiamo andare.”

Marta con estrema dolcezza lo prese in braccio e dirigendosi verso casa, cercò di consolarlo: “Ma perché piangi? Il bimbo è bello, sta bene, e ha riso quando ti ha visto. Non essere triste!”

“Mamma, ma non capisci. Io piango di felicità, perché nel suo sorriso ho visto il sorriso di papà” rispose serio il bambino.

Marta, sospirò ancora di più e le lacrime scesero copiose. Sentiva la mancanza di suo marito, ma capiva benissimo quello che diceva Matteo.

Perché anche lei aveva visto il sorriso di Andrea sul volto del neonato.

Perché quel bimbo aveva accettato i loro doni e in cambio li aveva arricchiti.

Aveva donato loro Amore. 

 

 

[box] A Valsalice, durante la festa di Aspettando natale, alla domanda: “Cosa doneresti a Natale?” avete risposto:

Eleonora: libri

Lisa: felicità

Silvia, mamma di Andrea: amore vero

Rebecca: un Mac

Carlo: un profumo
Beatrice: dei vestiti
Laura (ex redattrice): una sciarpa
Lucia: tempo alle persone a cui vuole bene
Giovanni, fratello di Margherita: un gioco
Benedetta: un profumo
prof.Bove: un sorriso sempre
Francesca: amore
Erasmo: un profumo
Mamma di Margherita: un abbraccio
Mamma di Luigi: un weekend di volontariato al Cottolengo
Mamma di Martina: un sorriso in più
Mamma di Ilaria: un viaggio nel villaggio di Babbo Natale
Carolina: un abbraccio
prof. Cagonotto: la linea di First a mia moglie
Don Cip: un libro
Francesa: un portachiavi
Vittoria: tanto affetto
Maria Carla: un maglione
Matteo: il mio cuore
prof. Manzo: un po’ di tempo per stare insieme a mia mamma
preside Mauro Pace : qualche sorriso
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