• mercoledì , 23 Settembre 2020

La guerra studia informatica

Tra il 21 e il 22 di Dicembre la Sony Pictures è stata colpita da un nuovo cyber-attacco. Già nel 2011 la piattaforma Sony Playstation Network era stata bloccata per 23 giorni da un attacco hacker che aveva portato a furto di password, carte di credito e dati personali dei giocatori.

Lo scopo di questo nuovo attacco è stato però un altro. Entro pochi giorni sarebbe uscito nelle sale cinematografiche il nuovo film targato Sony ,”The Interview“. Film satirico nei confronti del dittatore Nord Coreano Kim Jong Un, che secondo la trama del film sarebbe stato ucciso da alcuni agenti della CIA. È quindi presumibile che dietro questo attacco ci sia il regime nord coreano, che voleva impedirne l’uscita nelle sale di proiezione.

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Obbiettivo raggiunto, ma solo in parte. “The Interview” non era certamente destinato a essere un film campione d’incassi al botteghino e la Sony ha però sfruttato a suo favore questo forte interessamento mediatico sul più che modesto lungometraggio, decidendo di distribuirlo in alcune sale americane ed anche sulla rete internet.

Carpe Diem, dunque. Anche per un’azienda di videogame che ha sfruttato il momento per creare un gioco che come protagonista ha il leader Nord Coreano, questa volta rappresentato coperto di armi, mentre distrugge la sede della Sony. Il regime di Kim Jung Un ha comunque negato la sua implicazione nell’attacco hacker, seppur apprezzando la rimozione del film dalle sale. Il gruppo hacker incolpato si fa chiamare “Guardians of peace“, Guardiani della pace. Hanno assicurato che in caso di uscita del film si verificheranno atti di terrorismo, riportando alla memoria gli avvenimenti dell’11 settembre 2001. La nord Corea è stata perciò prontamente reinserita tra gli Stati accusati di terrorismo, in quanto sono state ritrovate nel sistema parole coreane, rivelando l’implicazione del dittatore nel cyber-attacco.

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I Guardiani della pace con il loro attacco sono venuti in possesso, oltre al sopracitato film, di altri numerosi dati privati della Sony Pictures. Si tratta di informazioni inerenti a due film prodotti dall’azienda americana non ancora presenti sul mercato, più tutti i dati non solo dell’azienda , ma anche quelli personali dei dipendenti e persino dei loro familiari. Sicuramente i sistemi di sicurezza della Sony sarebbero potuti essere più efficienti, anche perché non è questo il primo attacco nei loro confronti. ù

Ma il 90% delle aziende avrebbero ceduto di fronte all’attacco dei Guardiani della pace. I dati presenti sulla rete sono tutt’altro che in sicurezza, ma anzi estremamente vulnerabili e disponibili a chiunque intenda appropriarsene per fini illeciti . Tuttavia i dati di ciascuno di noi sono presenti in forma digitale , riguardanti qualsiasi informazione . Anche se sono vulnerabili , i gruppi hacker organizzati non mirano alle informazioni di natura personale degli individui ma a quelli delle grosse aziende internazionali. L’hackeraggio è  inoltre un’attività estremamente complicata che richiede tempo e grandi capacità tecniche delle persone coinvolte. “Più che un cyber-attacco , è  stato un cyber-vandalismo”, ha dichiarato Obama.

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L’azione ha infatti causato danni di decine di milioni di dollari ed ha bloccato l’azienda americana per alcuni giorni, costringendo gli impiegati a lavorare con carta e penna. È quindi il mondo virtuale la nuova frontiera della guerra. Al giorno d’oggi non è più necessaria un’azione fisica per arrecare un danno, ma con un intervento sulla rete virtuale si può bloccare e mandare in tilt un intero sistema e nazione.

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