• lunedì , 30 Novembre 2020

La jihad delle donne

La prima donna kamikaze a commettere un attentato suicida in Medio Oriente fu Sana’a Youcef Mehaidli. Una giovane 16enne libanese, membro del Partito nazionale pro-siriano laico. Il 9 aprile 1985 guidò un’auto riempita di tritolo contro un convoglio militare israeliano in Libano, uccidendo due soldati. Il fenomeno esplose in tutto il mondo. Nell’arco di un ventennio, tra il 1985 e il 2006, più di 220 donne kamikaze si sono fatte esplodere, quasi il 15% di tutti i kamikaze.

Sana'a Youcef Mehaidli

Gli esperti hanno indicato un’età media tra i 17 e i 26 anni. La maggior parte non è sposata. Tuttavia alcune sono vedove di un uomo ucciso in guerra o hanno perso i figli. Da qui il nome “vedove nere” di Allah, donne disposte a dare la vita per vendicare i mariti, i fratelli o i figli morti in guerra. Spesso sono bene istruite e giungono da situazioni economiche benestanti. La maggior parte di loro è volontaria, poche sono costrette dalla famiglia. Sono donne la cui vita è stata distrutta, che non hanno futuro, che vanno a morire non per dimostrare la loro devozione ad Allah, ma per scappare da questa realtà. Sono anche chiamate le “fidanzate di Allah” o “donne invisibili”, perché di loro non resta che qualche resto umano od oggetto. Nessun nome. Come se non fossero mai esistite.

Campo di addestramento di Al Qaeda

I motivi che spingono queste donne ad agire sono tanti e diversi, ma non troppo differenti da quelli che spingono un uomo. Fanatismo, voglia di riscatto, vendetta. Il desiderio di emancipazione della donna o la disperazione per una vita piena di violenze e discriminazioni. Come se questo atto potesse porre fine a tutto ciò. «Le vedove nere – dice Murad Batal Al-Shishani, esperto di terrorismo dell’istituto Jamestown Fondation – presentano delle peculiarità. Spesso a determinare la loro azione non è la Jihad, ma una grave lesione dei diritti umani, la perdita di un fratello o di un marito. Tanto che alcune hanno pianificato l’attentato da sole.»

Altri motivi sono legati a turbe psichiche, pressioni sociali, disonore, aspetti finanziari (le retribuzioni), repressioni, fallimenti personali, partecipazione concreta alla lotta contro il nemico. Un appello diffuso è “se vi fate esplodere e ucciderete i nemici dell’Islam, voi pranzerete col Profeta”. Nelle società musulmane, il martire (shahid) è un personaggio tra l’eroe e il santo, che testimonia la sua fede con il sacrificio di sé. In tal modo le organizzazioni terroristiche islamiste usano la religione per legittimare e perdonare il suicidio che comporta la morte anche di altri.

burqa

“Quando le donne diventano bombe umane, loro intento è di fare una dichiarazione, non solo in nome di un paese, di una religione, di un leader, ma anche in nome del loro genere” dice Clara Beyler. Il rifiuto dell’uomo di permettere alle donne di commettere tale atto non è per tutelarle, ma per privarle del diritto all’individualità. Infatti la sacralizzazione dell’individuo eroico permetterebbe loro di emergere, di apparire pubblicamente come individui. La pratica “kamikaze” si dimostra uno strumento di liberazione che sfida lo stato di diseguaglianza e di subordinazione delle donne nelle società musulmane. Perché esse non hanno accesso ad una morte santa.

shahide

Eppure, ancora oggi, nella mentalità del mondo arabo è molto difficile accettare che chi dona la vita possa toglierla trasformandosi in ordigno umano. Spiega Murad: «La svolta avvenne con l’entrata in campo di Al Qaeda, fonte di reclutamento delle shahide. I vantaggi sono evidenti: danno meno nell’occhio e l’eco mediatica è molto più forte». Al Qaeda ha creato un campo di addestramento speciale in Siria per addestrare le donne al terrorismo. Lo scopo di questo campo è quello di migliorare la selezione di giovani donne tra le fila dell’organizzazione terroristica e di coinvolgerle attivamente. Con la loro abaya riescono a passare ovunque con il loro carico di morte, senza essere perquisite. Inoltre non possedendo competenze guerresche, una missione simile richiede poco investimento nella formazione. Permettono dunque un’ottimizzazione della risorse umane e materiali. A causa dell’inquietante aumento delle donne kamikaze, in molti aeroporti del Medio Oriente c’è una donna addetta al controllo delle donne. Fa parte del team “Figlie dell’Iraq”. Il suo compito: fermare le fidanzate di Allah.

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