• sabato , 26 Settembre 2020

La notte degli Oscar 2015

Sono ormai 87 anni che, nel periodo centrale di febbraio, il mondo assiste alla premiazione dei migliori film dell’anno precedente durante la (lunghissima) notte degli Oscar. Questa piccola statuetta d’oro possiede un valore intrinseco enorme, tale che, ogni anno, fra i fan dei nominati e gli attori stessi si scatena una vera e propria guerra sui social network per stabilire la perfomance migliore fra quelle proposte dall’Academy Awards.

Da dieci anni a questa parte, purtroppo, gli Oscar hanno evidentemente perso la loro oggettività nel giudizio e si sono sempre più abbassati al livello di manifestazione quasi commerciale.

Quest’annata, ahimè, non ha rivoluzionato tale nefasta sequenza di eventi: le nomination, come da tradizione, contengono palesi favoritismi e più in generale si vede chiaramente il tentativo (anche ben riuscito) di consegnare a tutti i candidati almeno una statuetta d’oro, per far felici tutti e non scontentare nessuno. Perciò, ovviamente, nessun film ha sbancato al botteghino, accaparrandosi un rilevante numero di premi.

Nonostante ciò, gli Oscar rappresentano ancora, seppur nella loro essenza di evento economico, un simbolo, anzi, IL simbolo del cinema. Da 87 anni a questa parte. Ed infatti siamo qui proprio per commentarli.

Oscar-2015

Le Nomination avevano visto vari titoli di grosso calibro usciti l’anno scorso, fra cui spiccano The Grand Budapest Hotel, stravagante, splendida ed esilarante commedia di Wes AndersonBirdman, film del regista messicano Alejandro Gonzalez InarrituLa teoria del tutto, stupendo drammatico sulla vita di Stephen Hawking, The Imitation Game, ritratto della vita di Alan Turing ad opera del fantastico Benedict CumberbatchBoyhood, un drammatico sull’adolescenza, favorito dal Presidente Barack Obama.

La cerimonia, che come è usuale ha ospitato tutte le star del cinema di Hollywood, è stata guidata dal bravissimo Neil Patrick Harris, noto ai più per aver interpretato Barney Stinson in How I met your mother. Lla tendenza della giuria dell’Academy a equilibrare il tutto ha ben funzionato, perciò il numero totale delle statuette consegnate, 24, sono distribuite a ben 16 film diversi.

La categoria più importante e ambita è sicuramente quella di miglior film, che a questi Oscar 2015 ha visto trionfare Birdman o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza), il quale, insieme a The Grand Budapest Hotel, ha vinto il maggior numero di Oscar.

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La categoria “miglior film” è da sempre quella più chiacchierata, odiata, criticata ed osservata, perché si tratta della categoria maggiormente soggettiva ad un parere personale. Infatti, non separando i film per genere, ognuno può preferire un particolare genere ad un altro, pertanto ad un amante delle commedie non piacerà che a vincere sia una tragedia, e viceversa.

Di conseguenza ci asterremo dal dare pareri personali sulla effettiva qualità della pellicola vincitrice, in ogni caso un buon film, ma una lieve licenza la prendiamo: per quanto fosse bello, Birdman è assolutamente inferiore a quel capolavoro che risponde al nome di The Grand Budapest Hotel. Birdman ha anche trionfato vincendo il premio alla miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior fotografia. 

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Seguendo la solida importanza del miglior film troviamo le altre due categorie fondamentali e desiderate dai più: il miglior attore e attrice protagonista. La vittoria di Julianne Moore nella seconda categoria per Still alice non ha sorpreso molto, ma è invece decisamente più interessante il meritato trionfo di Eddie Redmayne. Quest’ultimo ha interpretato magistralmente tutta la decadenza, la depressione e le movenze di Stephen Hawking, costruendo da solo una buona parte della bellezza della Teoria del tutto. 

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L’altro grande colossal di questa edizione è stato il già citato Grand Budapest Hotel, che, con la sua regia stravagante, la sua trama stupenda e le sue situazioni talmente surreali da risultare comiche, è riuscito a guadagnare le statuette per la migliore colonna sonora, la miglior scenografia (Oscar meritatissimo, dal momento che il film è ambientato in vari e diversi alberghi tutti magnificamente realizzati nei minimi dettagli), miglior trucco e migliori costumi (realizzati dall’italiana Milera Canonero, si tratta principalmente degli stupendi completi viola indossati dai protagonisti, Monsieur Gustave H. e Zero). Come si può facilmente notare, si tratta di Oscar di tipo registico e costitutivo delle scene, pertanto si tratta degli Oscar maggiormente oggettivi e quindi logicamente esatti.

A sfidarsi nella categoria di miglior film d’animazione vi erano davvero due pezzi grossi: Dragon Trainer 2, commovente pellicola adulta ad opera della Dreamworks, e Big Hero 6, stupendo film dello studio di animazione Disney dall’impronta futuristica e la trama decisamente innovativa. La lotta è stata vinta da Big Hero 6, che ha portato in casa Disney un nuovo Oscar. Ora la multinazionale, dalla sua fondazione, conta ben 33 Oscar totali: il più alto numero mai raggiunto da qualunque casa produttrice o attore. Accanto troviamo, nella categoria di miglior cortometraggio, The Phone call, e nel miglior corto d’animazione, Winston. 

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Giungiamo infine all’Oscar per i migliori effetti speciali, che ha visto il trionfo di Interstellar. Questo fortunato e fantastico film di fantascienza ambientato in un futuro non troppo remoto ci mostra l’immensità dello spazio e l’incredibile odissea di una nave spaziale alla ricerca di un nuovo pianeta per fondarvi nuova vita umana, ormai non più possibile sulla terra. Tutto ciò in una visione scientifica piuttosto rigorosa, dettata dalla laurea in fisica del regista, Christopher Nolan.

Così, anche quest’anno, si sono conclusi gli Oscar, un evento straordinario capace di catalizzare su di sé l’attenzione di tutti gli ambiti culturali del mondo. Fra vincitori e vinti, vittorie e sconfitte, grandi soddisfazioni e ulteriori punizioni (vero DiCaprio?), le statuette d’oro sono state consegnate, seppur non senza errori, a quanto di più bello il cinema odierno possa proporre.

Almeno, fino al prossimo capolavoro.

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