• lunedì , 30 Novembre 2020

Non rubateci l'infanzia

Torino. Parco giochi gremito di bambini. Volti sorridenti e felici dopo una mattinata passata tra un dettato della maestra e una lezione sulle tabelline.

Tacloban. Una ragazza in lacrime pone una domanda a Papa Francesco: “Perché soffrono i bambini?”. Questione profonda a cui, come ricorda il Santo Padre, nemmeno Dostoevskij era riuscito a rispondere.

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Andiamo ora nel territorio sotto il controllo dell’ISIS. Un bambino di dieci anni punta una pistola. Non è uno scherzo. Non è un giocattolo. Inginocchiati davanti a lui ci sono Sergei Ashimov e Memayev Jambulat, due spie russe. Braccio teso e sangue freddo. Due colpi. Precisi. Nessuna esitazione. Poi i due corpi riversi al suolo ormai privi di vita. Abdullah, il piccolo killer kazako, alza il braccio vittorioso per omaggiare il califfo Al-Baghdadi. Ha compiuto il suo dovere.

Spostiamoci di poco. Raggiungiamo il villaggio di Der El Ahmar in Libano. Ecco invece la condizione di altri bambini costretti a rifugiarsi in questa zona pressoché sconosciuta. Devono sfuggire alle persecuzioni. Loro sono cristiani. Non vivono più nelle loro case. Nella maggior parte dei casi i loro genitori non li potranno rivedere mai più. Molti di loro sono morti. Uccisi.

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Tutte situazioni diverse tra loro ma con un denominatore comune: i bambini.

Molto spesso noi, appartenenti alla società del benessere, o forse alla “società dello scarto”, come la chiama il Papa, non ci rendiamo conto delle condizioni in cui sono costretti a vivere i più piccoli.

Bambini costretti a lavorare. Bambini privati del legittimo diritto di giocare, del diritti di imparare. Bambini che, come ricorda il Pontefice durante il volo verso Manila, meta del suo ultimo viaggio apostolico, sono “sfruttati nel lavoro, sfruttati come schiavi, sfruttati anche sessualmente”. È proprio Francesco che ricorda l’omertà di influenti personaggi argentini che hanno voluto mettere a tacere lo sfruttamento di bambini in alberghi di località turistiche. È un’attività illegale, ma molto redditizia. In nome del “dio denaro”  è meglio tenere tutto segreto. Situazioni assurde. Difficili da concepire. Apparentemente distanti. Indubbiamente esistenti.

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In questo mondo ci sono coloro che disprezzano e sfruttano la vita dei bambini, ma ci sono anche persone che si spendono e si donano a loro. Come suor Micheline, una monaca maronita, impegnata proprio in Libano in un campo profughi. O come l’attuale Papa che più delle volte ha ribadito la necessità di occuparsi dei più deboli: gli anziani e proprio i bambini. Gli esempi e le testimonianze da raccontare sono innumerevoli, per fortuna.

Il messaggio di costoro è forte. È un grido che squarcia il silenzio. È una lotta non violenta contro coloro che rubano l’infanzia ai bambini. È una provocazione per risvegliare i cuori di coloro che sono rimasti indifferenti.

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