• domenica , 20 Settembre 2020

Un Papa sotto la Mole

Sono state due giornate molto intense quelle di Papa Francesco a Torino il 21 e 22 Giugno scorsi. Giornate scandite da impegni serrati ma mai dando l’impressione di voler accelerare per non sforare una scaletta di impegni senza soste.

Giunto alle 8 del mattino della Domenica , il Santo Padre ha incontrato le autorità e subito si è recato a visitare La Santa Sindone rimanendo in preghiera davanti al Sacro Lino per alcuni minuti. A seguire vi è stato l’abbraccio con una folla oceanica festante ma composta da Piazza San Carlo a Piazza Vittorio dove ha celebrato la S.Messa e dove ha voluto salutare da vicino i fedeli accorsi facendo passare la sua auto in mezzo a tutti i settori della piazza e fermandosi, scendendo tra la folla per abbracciare da vicino questo o quel bimbo malato, o l’infermo in carrozzella, incurante dei richiami del servizio di sicurezza , incapace di limitare gli slanci di un Pontefice che ama dimenticare il protocollo per poter stare con la gente.

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Dopo la S. Messa ed un veloce pranzo,  ecco l’incontro che rimarrà per sempre impresso nella memoria dei presenti: quello con la Famiglia Salesiana a Valdocco. Già dalle 13.00 una moltitudine di giovani animatori salesiani ha riempito le vie intorno a Valdocco e poi con l’arrivo del Papa hanno ascoltato il saluto di Don Angel Fernandez Artime, Rettor Maggiore dei Salesiani nonché buon amico di Papa Francesco avendo trascorso alcuni anni a Buenos Aires quando Bergoglio era Cardinale.

A questo punto il Santo Padre ha voluto esprimere quanto sia grande la sua riconoscenza verso i Figli di Don Bosco raccontando dettagliatamente la sua vita da adolescente e poi di prete ricordando quando frequentò per un anno il collegio salesiano rammentando a tutti come Don Bosco lo si può capire pienamente solo se si comprende fino in fondo il ruolo di Mamma Margherita: una mamma buona e forte che trasmette valori ai propri figli.

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Il discorso tenuto a braccio mettendo da parte il copione scritto dai suoi collaboratori. I ricordi hanno preso il sopravvento sulle frasi scritte ed il cerimoniale: il Papa ricorda il suo confessore, un Salesiano della Patagonia e la sua squadra di calcio del cuore che è il San Lorenzo, fondata da Don Lorenzo Marra, Salesiano di Buenos Aires. Rivive i ricordi dell’oratorio che lui definisce “ponte tra la Chiesa e la strada” e poi ricorda l’importanza della formazione professionale utile a far diventare i giovani onesti artigiani, o operai, poiché non tutti devono diventare per forza ingegneri o dottori ma l’importante è studiare per potersi realizzare in un lavoro anzi in un “mestiere”.

Terminato l’incontro con la Famiglia Salesiana, il Papa si è di nuovo trasferito in Piazza Vittorio per un momento dedicato ai giovani. Per cominciare ha ringraziato tre ragazzi che avevano posto alcune domande, ed in particolare perché erano questioni su tre parole prese dal Vangelo di Giovanni. Amore, Vita, Amici:   “Prima di tutto l’amore è più nelle opere che nelle parole; l’amore è concreto…L’amore si fa nel dialogo, nella comunione; si comunica. L’amore non è né sordo né muto, si comunica”. E come fare se la vita ci delude? Bergoglio ha dato solo una risposta : seguire i nostri progetti di costruzione, andare avanti e questa vita non deluderà.

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