• sabato , 26 Settembre 2020

Fatti non foste a viver come bruti

La natura stessa dell’uomo porta al desiderio della conoscenza. Certo questa “natura” si è trovata a che fare con ideologie e filosofie che l’hanno influenzata.

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Seguendo l’idea nichilista, viene spontaneo chiedersi perché studiare, lavorare e fare sacrifici, se tanto non serve a nulla. In alternativa  abbiamo la ricerca di una conoscenza in qualche campo, con l’unico fine del mero guadagno. E siamo fortemente influenzati da questa concezione arrivistica della vita da film, storie e articoli. I mass media hanno la possibilità di sbizzarrirsi, perché proprio mentre noi siamo convinti di ricevere delle informazioni, in realtà non sappiamo nulla. Scene di violenza al telegiornale, che tanto ormai ci lasciano solo indifferenti, seguite da grandi crisi economiche in paesi lontani come la Grecia (“lontani”), seguite dalle immancabili notizie sportive, o meglio calcistiche. Dopo quell’ora spesa, e spesa male, a guardare un telegiornale, sappiamo ben poco più di prima. La società moderna è una società anestetizzante. Agli orrori e alla disperazione, ma anche all’amore e all’interesse. Viene tutto sottovalutato e svenduto. Quindi non dovrebbe  stupire che in media gli italiani comprino sette libri all’anno. O che i maggiori frequentatori dei musei siano pensionati.

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E’ non semplice aprire gli occhi in questa società, ed avere uno sguardo critico non è facile. Non è facile nemmeno staccarsi da questa massa unicolore che si muove in una sola direzione. La nostra generazione è stata definita quelli degli “sdraiati”. Difficile capire che cosa si intendesse. Siamo pigri e perennemente annoiati. Con sempre mille cose da fare, ma mai la voglia. Siamo la generazione che non legge un libro perché tanto prima o poi faranno il film. Siamo pressati da una società dove non c’è spazio per noi. Abbiamo diciotto anni, il futuro è iniziato ieri e siamo già in ritardo.

Si può definire fortunato chi ha dei genitori che permettono ai giovani di viaggiare nei luoghi più improbabili.  Di non aver vissuto in una “bolla di vetro”. Così si conoscono moltissime persone da svariati ambienti sociali ed economici. Così si comprende la marginalità che abbiamo, come luogo nell’Universo, sulla Terra, nella Vita generale.

La consapevolezza di rimanere per sempre all’oscuro di quei dettagli che sembravano così importanti. Il nostro “So di non sapere”.

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I giovani di oggi hanno delle passioni, e sono felici. E’ vero che gli argomenti scolastici non interessano tutti. A volte non si capiscono. A volte non ci si prova nemmeno. Pigrizia. Ogni generazione ha i suoi difetti, e anche la scuola. Alla fine però  serviranno tutte quelle ore che offrono una cultura generale e il più possibile ampia.

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Il desiderio della conoscenza non verrà mai spento nell’uomo. Nemmeno da ideologie o filosofie. Siamo animali troppo inquieti. Seppelliamo i nostri cari, piangiamo, ci guardiamo allo specchio. Gli unici sulla Terra che guardano le stelle e si chiedono perché.

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