• martedì , 26 Marzo 2019

Politici si diventa

Una trasmissione di intrattenimento, una cosa per adulti, un passatempo casalingo. Così viene considerata oggi la politica dai giovani votanti, proprio la stessa politica che dovrebbe regolare il mondo e impegnarsi a migliorarlo.

Sono trascorsi soltanto due secoli dall’Italia di Mazzini, di Garibaldi, di Cavour e del patriottismo che gli slogan insinuavano nella popolazione, eppure l’avversione alla politica si sta facendo strada a partire dalla tenera età. “Sono tutti ladri!”,“La politica è una finzione!”,“Cambiare il mondo non è possibile!” sono le citazioni che avanzano di bocca in bocca tra coloro che stanno facendo di questo mondo una attività a sé stante.

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I giovani ormai, sentendosi diversi dalla loro patria, trovano soluzione nell’indifferenza e in una fuga all’estero, senza realizzare che il governo è formato da cittadini come loro e anche l’altra faccia della medaglia potrebbe essere formata da loro, che rischiano di cadere nelle mani di uomini potenti a cui è permesso arricchirsi grazie a tale atteggiamento.

La popolazione adolescenziale ha reazioni principalmente suddivisibile in tre categorie.

Un primo gruppo è quello dei rassegnati, una alta percentuale di ragazzi che, arresi a causa della scarsa educazione ricevuta da libri, giornali e adulti, rinunciano al loro contributo elettorale. Insomma, dopo anni di lotte e spargimenti di sangue, questi si limitano a subire senza reagire e non ritengono il voto né un diritto, né un obbligo.

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Un secondo gruppo, che forma con i primi quasi il 70% del totale, invece si comporta da emulatore degli adulti. Come ben li caratterizza Andrea Bajani nel suo libro in cui descrive una gita scolastica a cui egli stesso partecipa come infiltrato “Se avessi voluto provare a conoscere i loro pensieri sul mondo, le loro angosce, il loro disorientamento, le loro incertezze, se proprio avessi voluto farlo fino in fondo, sarei dovuto andare in gita con i loro genitori.”

Non appena ha origine il discorso infatti essi accavallano le gambe, riempiono gli occhi di disincanto, abbandonano la goffaggine e diventano tristi.

Il motivo di tali atteggiamenti negativi nei confronti della politica nasce dalla loro educazione egoista, o meglio individualista, lontana dal sentimento collettivo e dal patriottismo che renderebbe la società un ambiente per loro. A ciò si uniscono l’anzianità che, impregnando il mondo politico, lo rende distante dalla loro vita e il tempo, unito al costo, richiesto per assumere una posizione rilevante nella classe dirigente.

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Infine vi è poi un terzo gruppo, composto purtroppo da una minoranza di adolescenti, che intende con ogni sforzo penetrare il muro che si è innalzato tra la nazione e la sua direzione. Questi ultimi sono stati in grado, come ogni giovane dovrebbe, di informarsi attraverso congressi e conferenze, di sensibilizzarsi comprendendo quanto la politica sia responsabile di delineare il futuro, di osservare da punti di vista differenti le situazioni e di abbracciare l’ideale cosmopolita che permette di vedere la politica in una visione mondiale.

Infatti è soltanto a discrezione di ognuno scegliere a quale gruppo appartenere nel corso della sua vita, perché politici non si nasce, ma si diventa.

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