• domenica , 27 Settembre 2020

New Horizons

Le ultime settimane di luglio sono state tra le più importanti di sempre per l’astronomia. Infatti la sonda spaziale “New Horizons”, lanciata il 19 gennaio 2006 , ha completato la sua missione fotografando da 12 500 kilometri di altezza il più lontano dal sole tra i corpi del nostro sistema solare: Plutone.

Il suo viaggio interstellare è durato 9 anni e ha percorso 4,9 miliardi di kilometri a una velocità di 53 mila km/h. La velocità della sonda è di gran lunga maggiore rispetto a quella dell’Apollo 13, sbarcato sulla Luna nel 1969 con i tre celebri astronauti che per primi calpestano il suolo lunare. Se questa infatti ha impiegato circa tre giorni per raggiungere il nostro satellite, la New Horizons l’ha superato in meno di 9 ore. La sua velocità si è maggiormente incrementata nel 2007, quando la sonda ha sfruttato l’effetto fionda di Giove, causato dalla sua attrazione gravitazionale su di essa. Ma proprio a causa di questa elevatissima velocità la missione poteva essere vanificata. Infatti se la sonda si fosse scontrata anche solo con un granello di sabbia, questo l’avrebbe danneggiata gravemente, compromettendone il funzionamento.

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Intorno a Plutone orbitano migliaia di piccoli detriti , causati dallo scontro dei meteoriti, che avrebbero potuto distruggere la sonda. Fortunatamente niente si è frapposto sulla sua traiettoria e ha quindi potuto scattare e spedire verso la terra le straordinarie immagini di Plutone, le ultime delle quali arriveranno tra 16 mesi. Dopo un viaggio di 4 ore e mezza nello spazio le immagini sono state recapitate alla NASA.

Adesso il corpo celeste non è più solo un puntino bianco di pixel sfocati, l’elemento più caratteristico dell’ex pianeta è un grande ghiacciaio a forma di cuore nella zona meridionale che si sposta lungo la superficie. È stata anche individuata un’estesa pianura e delle montagne probabilmente di ghiaccio. Il viaggio della sonda non è però ancora terminato, ora si dirigerà verso la fascia di Kuiper, che è concomitante con l’orbita di Plutone e Nettuno. Che è composta da piccoli asteroidi per lo più formati da sostanze gassose congelate. Questi così  come Plutone, sono i primordi de nostro sistema solare e hanno mantenuto invariata la loro struttura a causa della lontananza dal sol: è perciò importante studiarli e conoscerne la composizione per capire in che modo si è formato il nostro sistema solare. A bordo della New Horizons, che ha la grandezza di un pianoforte oltre a altri oggetti che ricordano l’America e alle foto del team Nasa, vi sono le ceneri di Clyde Tombaungh, astrologo che nel 1930 ha scoperto Plutone così che 85 anni dopo è  il primo uomo ad essercisi avvicinato maggiormente.

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Inoltre nei giorni scorsi la NASA ha dichiarato che l’osservatorio spaziale Kepler ha individuato un pianeta simile alla terra, chiamato appunto Kepler 452b. Questo strumento è puntato verso le stelle nello spazio e quando un pianeta nella sua orbita passa davanti a una stella, la oscura in una sorta di eclissi. In questo modo il sofisticato strumento si accorge della presenza di un pianeta. Ulteriori studi devono verificare che questo sia nella “fascia di abitabilità”, ovvero non sia troppo vicino né distante della stella attorno a cui orbita, perché possa garantire una situazione favorevole allo sviluppo della vita. Tutti requisiti che Kepler 452b possiede, l’unico problema è la sua distanza di 1400 anni luce dalla terra.

Il tempo minimo per raggiungerlo sarebbero dunque 1400 anni, procedendo alla velocità della luce. Appare perciò difficile e estremamente improbabile la possibilità di raggiungere questo pianeta per verificare un’eventuale presenza di forme di vita. Dopo aver esplorato tutta la terra, la curiosità ha spinto l’uomo a volgere lo sguardo verso il cielo, un luogo di inimmaginabile vastità per la mente umana. La stella attorno cui gira la Terra è spersa tra le miliardi di stelle presenti nella Via Lattea, una galassia che condivide il nome con altre milioni di galassie.

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