• mercoledì , 30 Settembre 2020

Una mano per ricominciare

Le grandi invenzioni nascono da una necessità. È evidente, infatti, come l’ingenio umano sia in grado di diventare assai efficiente nel momento in cui è indispensabile trovare una soluzione ad un importante problema.

 Un esempio efficace è, senza dubbio, l’invezione delle protesi per sostituire arti mancanti. Questi ausilii, nella versione che più assomiglia a quelle moderne, sono nati in un periodo storico molto preciso, ovvero al termine della Seconda Guerra Mondiale. Durante la guerra, infatti, molti soldati avevano riportato gravi lesioni a causa di proiettili o esplosioni, che avevano portato, in alcuni, casi all’amputazione di un arto. Proprio questa situazione stimolò gli scienziati dell’epoca a provare a pensare ad una soluzione che potesse restituire, per quanto posibile, la normalità ai veterani.

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 I primi modelli di arti artificiali posso quasi essere definiti rudimentali, se paragonati ai prototipi di più recente progettazione: infatti, se i primi riuscivano solo a colmare il vuoto la lasciato dall’amputazione, questi hanno la capacità di sostituire l’arto mancante. Le tecnologie avanzate hanno reso possibile la realizzazione di protesi robotiche, che, essendo assemblate in modo da riprodurre fedelmemte l’anatomia umana, possono compiere i movimenti di un normale arto.

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 È lecito pensare che l’utilizzo di una protesi apporti un  significativo miglioramento della qualità della vita di coloro che hanno subito questo tipo di truma, che, senza dubbio, lascia tracce indelebili dal punto di vista fisico, ma anche soprattutto psicologico. Non poter stare in piedi oppure non riuscire ad afferrare qualcosa sono semplici azioni che si danno erroneamente per scontate, ma che rendono totalmenti dipendenti dall’aiuto di qualcuno, quando non si possono compiere autonomamente. Bisogna, comunque, considerare che l’applicazione della protesi non risolve immediatamente ogni problematica. È necessario svolgere un lungo periodo di esercizio per imparare a gestire il nuovo arto: è come tornare bambini ed apprendere di nuovo tutti i gesti quotidiani.

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 Nonostante gli arti artificiali siano una rivoluzionaria invenzione, persiste l’obbligo di dover convivere con un oggetto, che non sarà mai completamente proprio: un arto metallico rimarrà sempre un corpo estraneo. La scienza si sta dimostrano tanto abile da poter porre rimedio a questo difetto. I recenti progressi della medicina hanno dimostrato la possibilità del trapianto di un arto: niente più metallo, ma pelle, muscoli e ossa veri. I risultati che si sono ottenuti sono più che mai incoraggianti, ad esempio quando si vede che, negli Stati Uniti, il piccolo Zion Harvey, bambino di 8 anni, appare in televisione, entusiasta delle sue nuove mani, che gli sono state trapiantate da pochi giorni. Sicuramente, dovrà affrontare ancora un lungo percorso di riabilitazione, ma la sensazione di avere un corpo nuovamente completo ripagherà ogni singolo sforzo.

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