• domenica , 20 Settembre 2020

Una questione di rispetto

La protesta della Cassazione di Livorno nei confronti di un paio di scuole paritarie che dovevano circa € 400.000 al Comune ha fatto tornare a galla un vecchio caso nazionale.

Le scuole paritarie devono o non devono pagare l’Ici?

Sulla questione hanno discusso molti personaggi di rilevante importanza nell’ambito della scuola. C’è chi come Gabriele Toccafondi afferma che questi istituti “svolgono un servizio di pubblica utilità”, altri invece sostengono che “è sempre maggiore il peso che hanno sullo Stato Italiano”.

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Queste ultime parole sono state pronunciate da Salvatore Settis, 74 anni archeologo e storico dell’arte, ex direttore della scuola Normale di Pisa.

Egli afferma che i privilegi di cui godono si accompagnano alla riduzione dei contributi per la scuola pubblica e che ciò va contro l’articolo 33 della costituzione. Quest’ ultimo stabilisce che “la Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato“.

 È proprio questo il punto su cui i due schieramenti si dividono: la scuola paritaria grava o no sullo Stato? E se sì, quanto ?
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Veniamo ai numeri.

Il costo di uno studente medio per lo Stato è di € 6800 all’anno. Contribuire all’istruzione di uno studente di una paritaria invece costa allo Stato circa € 500. Tale cifra è integrata dei privati di di tasca propria con una retta che ammonta in media € 3000. Dunque anche considerando la spesa sostenuta dei privati non si arriva al costo di uno studente pubblico.

Il contributo che le paritarie ricevono dallo Stato ammonta a 471 milioni di euro all’anno, ma la cifra che permettono allo Stato di risparmiare è 6 miliardi e mezzo di euro.

Che le scuole paritarie siano dunque un bene per lo Stato sembra dunque chiaro; non solo per un motivo economico , ma anche struttural. Se i più di 13 mila enti privati di istruzione dovessero chiudere ci si ritroverebbe in una situazione di emergenza assoluta, privi di infrastrutture, privi di sicurezza e privi di personale .

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Inoltre si consideri che i circa 90 mila dipendenti diretti delle scuole paritarie sono tutti assunti con contratti regolari, senza agevolazione alcun. Queste scuole pagano dunque i contributi.

Ma ancora più grave è stato ignorare la valenza formativa di tali scuole e il loro scopo no-profit valutandole solo per la natura commerciale , per il fatto che vengono pagate delle rette .

Imporre l’Ici alle scuole di ispirazione cattolica (che sono la grande maggioranza delle paritarie ) e costringerle a chiudere rappresenterebbe un attacco gratuito e del tutto ingiustificato alla Chiesa e alla libertà di educazione e dovrebbe essere motivo di vergogna per tutti gli italiani, cattolici e non .

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