• domenica , 26 Maggio 2019

Una pace meritata

Obama premio Nobel per la pace nel 2009. Finalmente oggi, a distanza di sei anni dalla discussa attribuzione, è riconosciuta ovunque l’opera di diplomazia poco muscolosa, come è stata spesso definita ed amata in patria la posizione della guida del più potente stato mondiale, e molto politica intrapresa dal presidente degli Stati Uniti. A differenza del suo predecessore Bush, sostenuto peraltro anche dai Clinton, con embarghi ed isolamento dei paesi ostili fino alla guerra più o meno dichiarata. Ma questa posizione di forza ha portato alla ampia diffusione del terrorismo accompagnato da aspetti religiosi producendo una minaccia per la pace ed in benessere mondiale oggi estremamente reale.

Obama

L’idea di Obama di contrapporre la diplomazia alla forza era già emersa nella sua campagna elettorale ed è stata ribadita nel discorso di ringraziamento poco dopo l’assegnazione del premio. Barack Obama ha detto che “il premio non deve essere considerato un riconoscimento per i risultati raggiunti”, piuttosto il Nobel “esprime l’ideale di un mondo che vogliamo costruire” e l’intenzione di “contribuire a questo sforzo” da parte della diplomazia americana.

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Oggi ci è chiaro quale sia il mondo che Barack Obama cerca di costruire. Dopo il ritiro delle truppe dall’Iraq e dall’Afghanistan il presidente degli Stati Uniti ha realizzato la ripresa dei rapporti con Cuba, e la cessazione dell’embargo nei confronti dell’Iran. Nella sua agenda vorrebbe segnare anche la realizzazione di un accordo tra Israele e lo Stato Palestinese. Come scommise sulla maggiore efficacia di una diplomazia politica con evidente successo, oggi scommette, nonostante i rischi degli accordi ottenuti, sul fatto che prevalga in Iran la società civile, che desidera normalità e spinga di conseguenza la politica a cambiare. Se effettivamente Iran ed Arabia inizieranno a dialogare per porre fine al conflitto tra sanniti e sciiti, potrebbe nascere un nuovo equilibrio in Medio Oriente, a scapito del neonato Stato Islamico. È un programma ambizioso, forse anche troppo persino per il presidente degli Stati Uniti, ma se funzionasse vorrebbe dire riscrivere la storia del Medio Oriente e di conseguenza dell’Occidente.

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Il lavoro per la pace condotto da Barack Obama non si limita solo ad aspetti di politica estera, ma si svolge a 360 gradi, coinvolgendo la politica interna e l‘ambiente. Si è infatti adoperato per regolamentare le emissioni di fumi negli Stati Uniti da parte della produzione industriale, cosa che non era mai stata accettata in nome del maggior profitto. Si presenterà a Parigi a fine anno alla conferenza sul clima, con proposte concrete in termini di rispetto dell’ambiente e di ridistribuzione di benessere. Come anche ha dichiarato il Papa, un ambiente migliore comporta maggior benessere per la popolazione e quindi minore necessità di guerra. In politica interna, le riforme sociali come quella sanitaria potrebbero produrre lo stesso risultato. E ancora aperta è la partita per la regolamentazione della diffusione delle armi.

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