• martedì , 27 Ottobre 2020

Robot ieri oggi e domani

 C’erano una volta alcune mansioni faticose che costringevano a compiere un lavoro particolarmente stressante. Oggi molte macchine sono in grado di svolgere queste azioni in base ai comandi che vengono impartiti dall’uomo o addirittura agiscono in proprio, sotto la sua supervisione. In un giorno non molto lontano i robot lavoreranno al nostro posto.

Il terzo millennio vedrà la quarta rivoluzione industriale. L’industria del futuro potrà disporre di manodopera umanoide instancabile, priva di necessità biologiche, particolarmente ubbidiente che richiederà solo una revisione tecnica temporale. Questo potrà portare una sensibile riduzione dei costi legati ad economie di scala ed alla conseguente maggior diffusione.

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Tra il 2010 e il 2012, l’Italia è stata seconda solo alla Germania per l’acquisto di robot industriali. L’introduzione di tecnologia ha facilitato, semplificato e affrettato il lavoro umano.

Per fare un automobile un tempo ci volevano circa 1500 ore, oggi in media ne occorrono solo 8. E’ evidente che i robot sopprimono più lavoro di quanto ne creano e la discussione sul decremento di mano d’opera è sempre aperta. L’ingegner Bruno Siciliano, direttore di Prisma, il laboratorio di robotica dell’università Federico II di Napoli, uno dei centri di eccellenza in Italia,sostiene che “quello dei robot che rubano il lavoro è solo un luogo comune, molto simile a quello che aveva accompagnato la diffusione dei pc. Le professioni si evolvono, non spariscono. Ci saranno meno camerieri e più programmatori: nella maggior parte dei casi le macchine saranno un aiuto, non un sostituto”. La nostra economia ne trarrà solo vantaggio e l’umanità potrà liberarsi di attività ripetitive e alienanti. Sarà possibile evitare delocalizzazioni di aziende e sfruttamento delle professioni non qualificate in altri paesi. che oggi creano tante tempeste economiche.

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L’Italia nella produzione dei robot è molto avanti ed è in gara con gli asiatici. Nei laboratori dei centri universitari di Genova, Pisa, Napoli,Torino, negli ultimi anni sono stati ideati e costruiti robot degni di riconoscimento mondiale . Molte sono anche open- source cioè la tecnologia è a disposizione libera per miglioramenti.

Le macchine umanoidi italiane sono dei capolavori che nei tempi futuri potranno dare ancora di più. Giorgio Mietta, responsabile dell’istituto Italiano di Tecnologia di Genova, padre del progetto iCube, spiega nel libro “Uomini e Umanoidi” (il Mulino) che si stanno studiando le applicazioni del loro robot, che sembra un bambino alto 104 cm e pesante 22Kg , affinché possa manipolare sempre meglio gli oggetti e interagire coll’uomo come aiuto domestico, ospedaliero o in ambienti di servizio. Oggi iCube costa 15000 Euro ma con un ulteriore sviluppo i prezzi potrebbero scendere in modo sensibile.

Fra pochi anni altre macchine simili all’uomo che ora viaggiano come prototipi nei corridoi dei laboratori universitari, saranno in molti locali pubblici, scuole, ospedali e anche nelle nostre case, programmabili dai nostri pc o dagli smartphone e a prezzi accessibili.

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Nel laboratorio Robotics Challenge di Los Angeles, è stato presentato Walk-man,un robot capace di superare ostacoli, scale, aprire porte, usare il trapano e altri attrezzi e perfino di guidare un suv. E’ uscito dall’Istituto Italiano di tecnologia di Genova e se ne prevede l’utilizzo per interventi in incidenti o calamità naturali, là dove le capacità umane sono insufficienti. L’Università di Pittsburg già interviene per salvare le persone intrappolate dopo i crolli, con i suoi serpenti/robot in grado di infilarsi in piccoli passaggi.

Sulle navi militari USA ,è stato arruolato Saffir, un umanoide in titanio e silicio, che ha il compito di spegnere gli incendi a bordo.

YuMi è un robot della società svizzera ABB, esposto all’EXPO di Milano che sa agire in modo collaborativo nell’assemblare e porgere oggetti. Visitando l’esposizione si può vederlo in azione.

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Da anni micro-robot sono usati in campo medico chirurgico per penetrare nell’organismo umano con la massima precisione ed il minor danno. Sempre in campo medico si è scoperto che le intelligenze artificiali riescono a comprendere meglio i bisogni dei bambini autistici che si fidano del “giocattolo” che, dotato di softwear speciali, registra i progressi e aiuta i terapisti a proporre le attività più stimolanti.

Infine, a Pisa si sta mettendo a punto il robot Era che sarà una badante per anziani. E’ in grado di interagire di rispondere a richieste vocali, li aiuta a spostarsi, a contattare i familiari nelle emergenze, sa portare oggetti e ricordare le medicine. Chi li ha testati ne è entusiasta perché la tecnologia, rispetto a una badante classica, non fa sentire a disagio, mantiene al tempo privacy e autonomia.

I giapponesi hanno creato robot con fattezze umane impressionanti che hanno anche espressioni facciali, una specie di Avatar, macchine intelligenti che divengono il prolungamento di una persona. Si arriverà al robot di compagnia dotato di personalità programmabile. La massima aspirazione è che i cervelli artificiali possano essere in grado di apprendere da soli e di cercare le soluzioni in autonomia o interagendo fra loro.

A questo punto scienza e fantascienza si avvicinano: l’evoluzione è ignota e forse sarà bene cessare di riprodurre proprietà tipiche di essere biologici a macchine troppo intelligenti.

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