• giovedì , 29 Ottobre 2020

L'insostenibile normalità della Mafia

Vittorio Casamonica è morto. E di questo siamo certi grazie al fastoso funerale tenutosi a Roma il 20 agosto ed ai numerosi articoli apparsi sui giornali in seguito allo scandalo per il fatto che sia stato celebrato senza che nessuno ne abbia rilevato in anticipo, o almeno durante, l’assurda ostentazione.

E certamente anche perché questo personaggio è stato a capo di una delle numerose famiglie di stampo mafioso che popolano Roma, l’Italia e, non per essere generosi, il mondo intero. Ciò che più di sconcertante ha questa vicenda è proprio che la cerimonia si è celebrata senza alcun intervento preventivo, la grande ondata di proteste è sorta a funzione ormai conclusa, quando l’apoteosi del capo criminale si era ormai compiuta.

Funerali-Casamonica

In realtà è piuttosto incredibile che il funerale sia stato organizzato senza fare alcun rumore e senza alcun tipo di aiuto. Come può essere credibile che il movimento di una carrozza storica sia avvenuto da Napoli a Roma senza destare sospetto, che un elicottero carico di petali di rosa si sia alzato in volo senza chiedersi perché, che la strana concomitanza di un funerale di un capoclan e di tutti questi preparativi non abbia portato a logiche deduzioni. Troppo difficile una risposta, o addirittura un semplice surrogato di questa. E’ un’impresa fin troppo impervia definire come sia stata possibile la realizzazione della celebrazione, mentre capire perché il curato per malintesa carità cristiana l’abbia celebrata è infine questione secondaria, benché certe rappresentazioni blasfeme e le recenti chiarissime affermazioni del Papa avrebbero potuto offrirgli un appiglio.

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Sono così iniziate le indagini sul mistero che vi è dietro il funerale-show del padrino Casamonica, tenute dal procuratore Roberto Felici. Come se poi servissero realmente. L’equazione celata dietro alla misteriosa celebrazione della funzione è composta di facili calcoli. Conosciuta è la famiglia Casamonica. Conosciuta è la situazione nei dintorni di Roma. Non vi occorrono delle reali indagini, perché si è già a conoscenza di chi vi è dietro a tutto ciò. Il fatto è che, come sempre, la gente preferisce le cose lunghe, lente, quasi eterne. Perciò più le pratiche saranno lunghe e più la possibilità che le ricerche cadano nel vuoto è vicina. Perché si sa, quando i problemi coinvolgono la criminalità organizzata di stampo mafioso è meglio lasciarli cadere.  Come se non fossero mai esistiti. Basta aspettare il giusto tempo che la vicenda cada nell’oblio. Senza fretta ovviamente, ma quando la paura di essere coinvolti è forte, di fretta proprio non ce n’è.

Il procuratore Pignatone accusa “la complessità criminale” di Roma. A suo parere è ciò che ha permesso lo svolgersi degli eventi. Ma qui il centro del problema non è questo sicuramente, forse in parte, ma l’archetipo di tutto è la criminalità che infesta Roma, complessa o non complessa che sia.

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Ciò che più lascia basiti è che di concreto non sia ancora stato fatto nulla. Si certo, il fatto è stato denunciato in tutti modi possibili, addirittura vi è un film in uscita che tratta della Mafia a Roma, ma niente. Sembra essercisi arresi a ciò che ormai pare inevitabile. Tanto scandalo per poi lasciare tutto come è. È solo l’ennesima sconfortante notizia del potere di certa criminalità. L’ennesima conferma della sua potenza. Nulla di più. Nulla per cui valga davvero la pena fare qualcosa. O almeno così pare.

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