• mercoledì , 23 Settembre 2020

Il sorriso di don Pier

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di Maria Luce Boetti, Francesca Lucca e Massimiliano Ronchi

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Una musica, dalla Tosca di Puccini all’Amore eternit di Fedez. Intervistare il direttore è un’esperienza piena di note, di risate e di entusiasmo, nel più puro stile Don Bosco. Don Piermario Majnetti, 49 anni, ex allievo di Valsalice, un passato recente alla guida dell’Istituto Salesiano San Lorenzo di Novara, ci riceve nel suo ufficio con un sorriso contagioso sulle labbra.

Il suo primo pensiero quando ha saputo che sarebbe diventato direttore di Valsalice?
Un’esclamazione: “O mio Dio, non può essere vero”. Tornare da direttore là dove ero stato studente: se è volontà di Dio, Dio è un giocoliere. Scherzi a parte, è un onore per me.

Cosa direbbe il novizio Piermario Majnetti al “don Pier” direttore di Valsalice?
Da allievo ci sono stati momenti molto duri, quindi il novizio direbbe “fagliela pagare”. Però direbbe anche: “cerca di fare come don Bosco, di voler bene ai tuoi confratelli, agli insegnanti e ai ragazzi”.

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Cosa chiedono i ragazzi al nuovo direttore?
Uno mi ha risposto “che sorrida”. La cosa mi ha colpito molto, sembrava quasi un desiderio. Pensavo fosse la normalità, in un ambiente salesiano. Mi ha fatto piacere, perché sono un tipo che sorride. Infatti qui agli angoli degli occhi ho le zampe di gallina (ride). Non mi risulterà molto difficile adempiere a questa richiesta!

Lei domanda ai ragazzi cosa si aspettano, ma le aspettative del direttore?
Bella domanda. Io mi aspetto che abbiano fiducia, che si fidino. Perché il direttore è una persona che tiene veramente tanto a loro, così come gli insegnanti. Fiducia e collaborazione.

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Cosa vuole portare di nuovo a Valsalice? Che sogno ha per la scuola e per i ragazzi che la frequentano?
La vera domanda è: “Valsalice ha bisogno di qualcosa di nuovo?”. Ha bisogno di essere una scuola al passo con i tempi e quindi deve per forza ritrovarsi, ma lo spirito che ho trovato, il carisma salesiano presente secondo me ha bisogno solo di qualcuno che faccia in modo che questo continui ad esserci.
Il desiderio che ho per la scuola è la terza sezione di medie e tornare ad avere due sezioni di Liceo Classico, lo merita.

Cosa dice ad uno studente di Valsalice che non crede?
Direi che ha tirato una conclusione troppo affrettata. Gli mancano tanti parametri per decidere, per fare una scelta libera e consapevole bisogna conoscere. Anche chi afferma di credere senza dubbi non può ritenere di essere già arrivato al traguardo.
A chi non crede dico che se non sta attento si gioca qualcosa di troppo importante. A sedici, diciassette anni è troppo presto. Il filosofo francese Etienne Gilson ha scritto un librettino “L’ateismo difficile”, dove sostiene che è molto più difficile difendere la non esistenza di Dio che la sua esistenza. Allora se un filosofo ha scritto un libro dicendo che l’ateismo è complicato, com’è possibile che un ragazzo di sedici anni abbia già concluso che Dio non esiste? Anche perché non ce la farebbe a dimostrarlo. E allora direi: non tiriamo conclusioni affrettate, camminiamo insieme. E comunque, stai sereno: Dio ti ama lo stesso.

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Qual è il modo migliore per essere amato dai ragazzi come direttore, o persino come amico?
E’ difficile avere come amico un direttore o un adulto. Io non credo molto che sia possibile l’amicizia tra un adulto e un ragazzo giovane, ma credo che il modo migliore per essere amato dai ragazzi sia quello che ci ha insegnato Don Bosco, cioè che i ragazzi capiscano che tu vuoi loro bene, e io ve ne voglio.

Cosa dice ai ragazzi che hanno appena iniziato il liceo e a quelli dell’ultimo anno?
Ai primini dico di star pronti perché hanno scelto una scuola molto impegnativa. Di guardare spesso il direttore e concludere: se ce l’ha fatta lui, ce la posso fare anche io (ride). Ai grandi dico che sono quelli che possono dare il tono all’intero anno di Valsalice e a tutte le altre classi. Hanno un’importante responsabilità e la piena fiducia del direttore.

Che cosa significa per lei la frase “non fermate il mondo per scendere perché, intanto, ve lo portate dentro”, che aveva citato in un’intervista al Salice nell’85?
Non mi ricordo minimamente di aver detto questa cosa. Oggi significa non tirarsi indietro, lasciarsi coinvolgere, avere voglia di dare il proprio contributo, portare entusiasmo: in poche parole è bellissima. Devo aver detto quella frase allora perché morivo dalla voglia di diventare salesiano, volevo farmi sentire, e infatti mi hanno sentito. Forse troppo.

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Un aneddoto dei cinque anni passati a Valsalice da studente.
L’ultimo anno di liceo sono stato sbattuto fuori dalla classe, non mi ricordo il motivo. Quando l’insegnante mi ha detto di uscire, ho risposto che ero all’ultimo anno, che figura facevo ad andare fuori? Ma era irremovibile, perciò sono uscito dicendo: “Guardi che le sale la pressione”; dalla rabbia il professore ha spezzato in due una matita. L’aneddoto vero però è come sono rientrato in classe. L’aula aveva un telefono interno, così da fuori chiamavo ogni due minuti il professore in classe chiedendo che mi facesse rientrare. La lezione non andava avanti e alla fine mi ha fatto rientrare dalla disperazione.

Che tipo di musica ascolta?
Ascolto di tutto, dalla classica a Fedez. Cito a memoria: “Eri un problema di cuore, ora sei il cuore del problema”. Mi piace tutto ciò che è bello, certo non riesco ad amare generi come il metal, ma ascolto moltissimi tipi di musica. Amo la lirica: mi commuovo sempre ascoltando “Vissi d’arte, vissi d’amore”. É la preghiera di tutte le persone che soffrono ingiustamente. Ve la faccio sentire.
(segue ampio brano lirico, con spiegazione agli intervistatori digiuni di Puccini).
I miei ragazzi a Novara già lo sapevano di questa mia passione per la musica, e mi passavano i loro brani preferiti sulle chiavette. Fatelo anche voi! Ho un hard disk di 300 giga solo di canzoni!

Da ragazzo partecipava alle partite di calcio della scuola?
Abbiamo sempre partecipato al torneo, giocavo come libero, oppure come terzino sinistro. Il nostro obiettivo era non arrivare ultimi e l’abbiamo sempre centrato, siamo arrivati ogni volta penultimi o terzultimi (risata); non eravamo propriamente dei fenomeni, ma eravamo allegri.

La figura peggiore che abbia mai fatto.
Alle superiori ero animatore all’oratorio. Durante una festa mi ero messo a servire i tavoli, e volendo fare colpo su una ragazza ho cercato di far roteare il piatto di spaghetti. Mi si è rovesciato addosso e sono entrato in sala grondante di spaghetti e sugo. La ragazza si è messa con un altro quella sera. E io sono diventato prete (grande risata).

Un ultimo augurio per i ragazzi?
Buon anno a tutti. Sarà davvero bello, insieme.

Le tasche piene di caramelle, le note nelle orecchie dell’ultimo successo estivo El mismo sol – una delle 14mila canzoni sul pc di don Pier – allegri, gli intervistatori tornano in classe…

 

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