• domenica , 20 Settembre 2020

La parola dell'insegnante

Abbiamo bisogno di crederci. Di credere che Recalcati abbia ragione e davvero ci siano insegnanti in grado di farci toccare con mano infiniti mondi al di là del «godimento anarchico» e del «narcinismo» propri del nostro tempo. Perché, eliminando questa speranza, non rimane nulla per cui provare quell’ardore, quel desiderio passionale, quell’eros tanto citato dal nostro oratore.

Infatti, per quanto si possa guardare in giro, nelle scuole, nelle classi, durante le lezioni più svariate non lo si trova. Il «buon insegnante» è paragonabile perciò alle specie animali protette del WWF: in via d’estinzione. O peggio, mai avvistato. Però, ogni tanto, se si ha fortuna, nel corpo docente della propria scuola si ha la possibilità di scovare quella persona, che riesce ancora ad emozionare gli allievi e se stesso. E perciò, riportando qui di seguito delle testimonianze dirette di «buon insegnante», lo si fa sicuramente con cognizione di causa. Magari sbirciando dai vetri di una scuola in collina.

805088-Aula scolastica

Basti, per esempio, entrare in una classe nel momento in cui «per correr miglior acque alza le vele, omai la navicella del mio ingegno […] », e sarà evidente, come, con un ardore assoluto, il buon insegnante riesca a trasformare un libro di Divina nell’oggetto del desiderio di quindici giovani. Con un gesto, con l’intonazione della voce utilizzata in quel preciso verso, con quel passo in più in mezzo ai banchi. Quel passo che fa la differenza poiché, nel profondo, significa molto di più. E’ infatti un modo per dire che è possibile andare oltre al piacere più immediato, e che tutto sarà meraviglioso, celato dietro a quella porta, l’universo del sapere vivo. Che di conseguenza rende vivo, accende, infiamma.

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Oppure cambiando aula, è possibile trovare altri giovani, ardenti di desiderio nelle ore di letteratura greca. Nelle quali l’insegnante trasmette i concetti fondamentali riguardanti la tragedia eschiliana, e contemporaneamente fa scoprire nuovi mondi. E ci riesce, compiendo gesti semplici nella loro complessità di significato, come immedesimarsi nel coro di una tragedia, o cadere in ginocchio come fece Antigone nell’omonima opera, solo per fare quel «foro» in più nella testa dei suoi alunni. Per far sì che amino e desiderino un pezzo in più di quel sapere. Questi sono solamente due esempi di come si è concretizzato, e si può concretizzare il desiderio di Recalcati (e in fondo, di molti altri): trovare il professore, che riuscirà a farsi ricordare per la sua passione, costanza, dedizione e perseveranza. La speranza è che in ogni «ecosistema» si possa trovare, col tempo, quell’ «esemplare in via d’estinzione», in grado di fare quel passo in più.

Clicca qui per leggere la cronaca di Gabriele Tirozzio dell’incontro con Massimo Recalcati

Clicca qui per leggere il commento di Tiziana Turea alla conferenza di Massimo Recalcati

Clicca qui per leggere l’approfondimento di Rebecca Faioni

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