• mercoledì , 18 luglio 2018

Londra, vietato guardare la TV

È risaputo che Londra è una delle città europee più ambite dai turisti di tutto il mondo; non sorprenderebbe dunque che nei vostri possibili programmi di viaggio fosse inclusa una visita alla bellissima capitale inglese. Ebbene, se questo è il vostro caso, potreste essere interessati ad una recentissima e innovativa guida a monumenti, ristoranti, musei, curiosità e tanto altro di questa città dalle mille risorse e sorprese.

Londra. Guida anticrisi alla città più cool (e cara) d’Europa è il titolo della guida, pubblicata il 17 settembre scorso da BUR come parte della serie Le Guide Low Cost. I due autori sono Giulia Turbiglio e Enrico Rossi.

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A pochi mesi dalla pubblicazione del lavoro, ci siamo messi in contatto con Giulia, una delle due menti dietro questa guida, nonché ex-allieva di Valsalice diplomatasi nel 2008.

[box]Giulia Turbiglio, nata a Torino nel 1989, vive a Londra da due anni. Ha studiato Lettere a Torino, Economia e Gestione delle Arti a Venezia, e Arte Contemporanea a Londra. Al momento la sua carriera rispecchia l’estro del suo settore: Giulia salta da gallerie a studi di artisti, da case editrici a case d’asta, sperando un giorno di fermarsi da qualche parte. Dal 2011 scrive per il magazine online di viaggio Nuok, uno dei più seguiti del genere in Italia.[/box]

 

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Come ti è nata questa passione di scrivere su magazines di viaggio quali Nuok? E da dove arriva l’idea della guida low cost su Londra?

Viaggiare e scrivere sono due delle mie più grandi passioni, e per me sono sempre andate a braccetto. Ogni viaggio è una storia che non aspetta che di essere raccontata. Ho sempre tenuto diari di viaggio personali, ma non mi sono mai spinta ad aprire un blog, temendo che mi portasse via troppo tempo e che non trovasse un pubblico. Nel 2011 ho poi deciso di propormi come urban reporter per Nuok; inizialmente mi occupavo di Venezia, poi il magazine mi ha seguito prima a Torino, poi a Londra. Al giorno d’oggi sono stata promossa a Deputy Editor: mi occupo di correggere le bozze dei nuokers più giovani e di guidarli nelle loro scelte redazionali.

La guida per la BUR ha una lunga storia. La casa editrice aveva già realizzato due guide con Nuok, una su Roma ed una su New York. Londra, una delle destinazioni più amate dagli italiani, ma anche una delle più care città del mondo, sembrava la candidata perfetta per la nuova guida low cost: ad ottobre 2014, Enrico Rossi ed io, i due “corrispondenti” per Nuok dalla capitale britannica, siamo stati contattati dalla casa editrice. Così è iniziata la stesura della guida. Un sogno diventato realtà!

National Gallery

Una delle sale della National Gallery – © Giulia Turbiglio

Sei una blogger/redattrice, ma giri anche tra varie gallerie d’arte… Qual è la tua occupazione (e presumo passione) primaria?

Dopo aver conseguito la mia specialistica in Arte Moderna e Contemporanea a Londra, ho cominciato a passare da uno stage all’altro in case d’asta, riviste d’arte e gallerie, lavorando anche come assistente di artisti e critici. Al momento sto lavorando come stagista in una famosa galleria d’arte contemporanea, continuo a scrivere per Nuok e passo buona parte del mio tempo libero alla ricerca di un impiego a tempo pieno. In ogni caso trovo sempre dei momenti liberi per vedere mostre, esplorare mercatini vintage e di street food, e passeggiare nei parchi…

Che cosa ti ha portato a stabilirti a Londra e come mai hai scelto di proseguire il tuo percorso di studi in Arte Contemporanea lì?

Tutto è nato durante il mio periodo di scambio Erasmus all’Università di Leicester, in Inghilterra: sono entrata in contatto con un tipo di insegnamento universitario profondamente nuovo: classi con numeri di allievi molto ristretti – a volte anche solo una decina –, ed una tendenza molto più diffusa a far sentire gli studenti coinvolti in prima persona: alle lezioni seguivano sempre seminari condotti dagli studenti stessi, che consistevano in presentazioni di gruppo e scambi d’idee su argomenti inerenti al corso… Qualcosa di completamente diverso dallo studio passivo e in classi da più di cento persone a cui ero stata abituata in Italia.

Per questo ho poi deciso di tornare a studiare in Inghilterra, e nel 2013 ho iniziato la mia specialistica a Londra. La scelta di Londra tra le varie città inglesi è stata un passo scontato: Londra è l’indiscusso centro dell’arte contemporanea in Europa, vi hanno sede le più importanti gallerie e case d’asta e alcuni dei più importanti musei – primo fra tutti la Tate Modern. Quasi quotidianamente la città palpita di eventi culturali e fiere che portano a Londra i grandi nomi del settore. Londra è davvero “the place to be”.

 Saatchi Gallery

Saatchi Gallery, una delle numerose gallerie d’arte contemporanea londinesi – © Giulia Turbiglio

 

Che cos’è che ami di più di Londra?

Troppe cose per sceglierne una, quindi cercherò di limitarmi a due.

La sua offerta infinita di eventi. Londra non stanca mai, e lo sapeva già il letterato Samuel Johnson quando, a metà Settecento, affermava: «When a man is tired of London, he is tired of life; for there is in London all that life can afford.» La Londra di oggi ospita più eventi culturali, musicali, artistici, gastronomici, scientifici, sportivi di quanto uno possa immaginare. È impossibile sperare di stare al passo, e questo dà l’impressione che non ci si potrà mai annoiare. Si vive con il mondo sulla punta delle dita, e rimanere a casa a guardare la TV è un delitto. Questo è il tipo di città in cui voglio vivere.

Pista da pattinaggio di Somerset House

Pista di pattinaggio di Somerset House – © Giulia Turbiglio

Il suo essere multiculturale. È difficile trovare un inglese a Londra, il che non è poi così negativo. Scherzi a parte, anche se forse non mi sentirò mai completamente a casa a Londra, tuttavia non mi sentirò mai una straniera. Londra è un miscuglio incredibile di culture: il melting pot si è “sciolto” molto meglio qui che in Italia e, nonostante le tensioni ci siano sempre, e anche gravi, i pregiudizi sono abbattuti da un multiculturalismo tentacolare. Quante cose si imparano quando i tuoi amici vengono dai quattro angoli del pianeta! Le barriere crollano come niente, perché siamo tutti qui, in questa città che è un po’ come un’isola a sè. La parola “immigrato” non ha molto senso in una città in cui (secondo un censimento del 2011), solo il 44% della popolazione è di origine britannica. Questo aspetto si ripercuote sulle festività. Londra festeggia il Natale in grande stile, ma anche la festa indù del Diwali e il Ramadan. I ristoranti di Londra permettono di fare il giro del mondo in infinite tavole diverse: qui ho assaggiato per la prima volta piatti libanesi, eritrei, coreani e marocchini. Anche se poi una pizza non la si nega a nessuno…

Brunch

Un tipico brunch alla inglese – © Giulia Turbiglio

 

È una città vivibile?

Dipende da cosa si intende per vivibile. È una metropoli infinita ed estremamente dinamica. La gente lavora tanto per poter pagarsi la pagnotta; la vita è carissima, ma gli stipendi sono molto più alti di quelli italiani. L’enorme Londra è resa vivibile da una rete di trasporti pubblici molto efficiente. Si fa la coda per il bus, e sulle scale mobili della metro si tiene la destra. Piccole regole, la macchina gira alla perfezione. Se alla parola “vivibile” si pensa a una tranquilla cittadina della provincia italiana, ecco allora che Londra si fa molto diversa. Per questo i veri londinesi vivono ben lontani dal caos del centro. I villages, quartieri di Londra subito fuori dal centro, di cui parliamo anche nella guida, sono molto vivibili: residenziali, con piccole botteghe e negozi di frutta e verdura, casette basse e carine, sono un paradiso spesso nascosto all’occhio del turista medio.

 

…Se la dovessi mettere in una classifica delle tue città preferite?

Londra sarebbe la prima, per i motivi di cui sopra. Torino sarebbe al secondo posto: rimane sempre “casa” per me. La mia famiglia e i miei amici, la collina, i portici e la pace che mi trasmette sono le cose che mi fanno tornare. Al terzo posto metterei Lisbona, per la sua architettura strabiliante, la vita notturna e il cibo.

Torre di Londra e Shard

Torre di Londra e The Shard… Antico e moderno a confronto – © Giulia Turbiglio

 

L’aspetto più discutibile di Londra…

Sicuramente il costo della vita, ed è da qui che parte buona parte del concetto dietro la nostra guida. Come vivere Londra in tutta la sua varietà e bellezza senza lasciarci il portafoglio? E non è per niente facile. La qualità, in ogni settore, da quello immobiliare a quello alimentare all’intrattenimento, c’è, ma si paga.  Enrico ed io abbiamo cercato di concentrare nella guida indicazioni di esperienze economiche ma di qualità, o comunque con un rapporto qualità prezzo buono. Alla larga dalle trappole per turisti. Sopravvivere da disoccupati a Londra è impossibile. Per fortuna in alcuni settori c’è molto lavoro, anche se la concorrenza è spietata. La speculazione immobiliare porta i prezzi degli appartamenti alle stelle. Per studiare a Londra bisogna essere pronti a rimboccarsi le maniche e a fare lavoretti che non c’entrano nulla con i propri interessi e aspirazioni. E, senza un inglese perfetto, non si va molto lontano.

 

La top 3 delle località turistiche più affascinanti di Londra.

Kew Gardens. Questi giardini botanici patrimonio dell’UNESCO si trovano in una zona verde accoccolata sul Tamigi, a ovest di Londra, ma facilmente raggiungibili in metropolitana. Fondati nel 1759, la loro principale attrazione sono gigantesche serre di epoca vittoriana in ferro battuto, con al loro interno alberi e piante dai quattro continenti, molti di essi provenienti da climi tropicali. Un’oasi di pace dal grande fascino, ancora poco conosciuta ai turisti.

 

Greenwich. Più che per il famoso meridiano, Greenwich vale una visita per il suo peculiare carattere di piccolo villaggio. Una volta cittadina a sé stante e importante sede della marina britannica, ora Greenwich è stata inglobata dalla città, ma mantiene un carattere tutto suo. La domenica nella piazza centrale si tiene un vivace mercato di cibo da strada e oggetti vintage.
L’architettura neoclassica dell’Old Royal Naval College lascia senza fiato, così come il Greenwich Park, dalla cui collina si può godere di una vista unica sui grattacieli di Canary Wharf, il distretto finanziario di Londra. A Greenwich si trova anche uno dei miei cafè preferiti, che si è meritato una menzione nella guida.

Greenwich Park

Greenwich Park – © Giulia Turbiglio

Borough Market. Gli inglesi adorano mangiare (e soprattutto bere) all’aperto. E questo nonostante il tempo infame. Non stupisce quindi che ovunque spuntino mercatini di cibo da strada con prelibatezze di ogni tipo. Borough Market è senza dubbio il migliore. Una spettacolare struttura ottocentesca in stile art déco fa da tetto a un enorme mercato coperto di frutta, verdura, carne e formaggio, con tante bancarelle di street food, dagli hamburger al giamaicano, dai brownies alle crepes.

 

La top 3 dei migliori (e più particolari) ristoranti della città.

Churchill Arms. La facciata interamente ricoperta di edera, fiori e piante selvatiche del Churchill Arms non può certo lasciare indifferenti. Gli interni di legno degni del più tradizionale dei pub custodiscono una sorta di museo di oggettistica dedicata nientemeno che a Winston Churchill. Ma le sorprese non finiscono qui. Sorpassato il bancone del bar, dove si servono ottime pinte di birra, si accede a un’ampia sala sul retro, dove si nasconde niente meno che un ristorante tailandese. L’atmosfera è da favola: dal soffitto calano vasi di fiori e candele: sembra quasi di mangiare in un bosco incantato.

Mini cupcake

Mini cupcakes – © Giulia Turbiglio

Sketch. Questo ristorante stellato è un inno al lusso e all’ostentazione, innaffiati fortunatamente da molta ironia. Le pareti dell’ampio salone con divanetti rosa pastello sono interamente occupate dai disegni satirici e irriverenti dell’artista britannico David Shrigley – quasi una presa in giro dei rappresentanti del jet set che frequentano il ristorante. I piatti sono d’avanguardia: alta cucina, molta scenografia e un tocco francese, che fa sempre eleganti. Sketch ospita inoltre le toilette più insolite d’Inghilterra. Ogni WC è inglobato in un uovo gigante al cui interno è trasmessa una registrazione di canti di uccellini. Giusto per non far mancare l’ispirazione.

 

Books for Cooks. Siamo a Notting Hill, in una bellissima libreria che tratta solamente libri di cucina. Pochi sanno però che dal lunedì al venerdì nell’ora di pranzo il retro del negozio si trasforma in ristorante con cucina a vista. Gli chef di Books for Cooks propongono tre piatti da uno dei libri in vendita in libreria, e lasciano agli avventori il compito di promuovere o meno l’autore delle ricette. Economico e squisito. Un’esperienza diversa dal solito.

Mercato di Brick Lane

Mercato di Brick Lane – © Giulia Turbiglio

Tornando a parlare della tua esperienza da urban reporter… Quali sono, secondo te, tutti i presupposti per una buona guida turistica?

Una buona guida deve fornire indicazioni pratiche utili e, allo stesso tempo, essere capace di dire qualcosa di nuovo. I grandi monumenti e palazzi storici sono sempre gli stessi, eppure Londra cambia alla velocità della luce. Enrico ed io abbiamo cercato di schivare i cliché, nella speranza di suggerire spunti per entrare in contatto con l’anima del luogo. La nostra guida è piena di curiosità culturali e di aneddoti storici divertenti che, oltre a guidare il lettore nei meandri urbani della città, lo rendono familiare con la sua personalità. Perché ogni città ha un suo carattere peculiare. Tra parentesi, un’altra cosa molto importante in una guida è la sua affidabilità. Enrico ed io abbiamo inserito nella guida solo luoghi che abbiamo provato più e più volte, e che consiglieremmo ai nostri più cari amici.

 

Per concludere… Perché questa scelta di vivere al di fuori dell’Italia? Hai sempre avuto l’idea di trasferirti all’estero?

Dopo l’esperienza dell’Erasmus, ho sempre avuto un forte desiderio di viaggiare e di vivere in posti diversi. La cosa più bella di viaggiare è entrare in contatto con persone e realtà diverse in grado di cambiare la propria prospettiva sul mondo. Questo non significa che io sia in fuga dall’Italia, anzi. Un giorno mi piacerebbe tornarci perché, nonostante tutto, è bellissima e ha una qualità della vita che in molti altri Paesi resta un sogno. Ma per il momento, finché la mia flessibilità emotiva e professionale e l’internazionalizzazione del mercato del lavoro lo permettono, perché non varcare più frontiere possibili? Perché non approfittare dell’arricchimento culturale permesso da questa mobilità?