• mercoledì , 23 Settembre 2020

Da Valsalice a Vilnius

È già passato più di un mese dall’inizio dell’anno scolastico e la mancanza del professor Manzo si fa sentire fra i ragazzi e i colleghi. Nell’estate infatti lo storico insegnante della scuola media ha lasciato Valsalice ed è stato accolto dai salesiani di Vilnius. Abbiamo deciso così di scrivergli per avere sue notizie e sapere della sua nuova esperienza.

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Com’è andato il trasferimento in Lituania? Quali sono state le sue prime impressioni?

Della Lituania sapevo poco, è stato tutto novità. Sono stato colpito dalla composta e profonda religiosità, dalla bellezza di Vilnius: la capitale in continua evoluzione, dalla puntualità e qualità del servizio pubblico e dalla grandiosità dei centri commerciali presenti in ogni angolo.

A cosa dedica il suo tempo?

Per essere operativi devi capire e farti capire, dunque buona parte del tempo va allo studio. Passare dalla cattedra ai banchi non è automatico. Qualche lavoretto comunitario, qualche breve escursione in città o tra i palazzotti tutti uguali del quartiere. Sicuramente ho più tempo per pregare e dormire.

In Lituania si parla il russo, com’è stato l’approccio con questa nuova lingua?

In Lituania, in particolare a Vilnius, si parlano più lingue. La lingua ufficiale e nazionale è il lituano, la principale difficoltà per me è l’accento tonico, estremamente mobile. Il russo fu imposto nell’insegnamento fino al crollo del comunismo e resta la lingua degli oppressori. Molti dei nostri parrocchiani, però, parlano il polacco. Po trupùti, un po’ per volta, ci farò l’orecchio.

Lazdynai

Conoscendola, sappiamo che è una persona estroversa, e siamo certi che si sarà già fatto dei nuovi amici. 

L’amicizia che mi avete espresso in questi anni mi fa da riserva intanto che tesso nuove relazioni. I ragazzini del nostro centro diurno mi accolgono sempre festosi, gli animatori sono cordiali e comprensivi. Frequento (e, quando serve, suono) un coro giovanile dove mi sento a mio agio. La vera amicizia ha bisogno di tempo, come addomesticare la volpe per il Piccolo Principe, se si vuole che duri e ci segni.

Ci sono delle caratteristiche particolari che accomunano i luoghi dove ora lei vive a Torino?

Torino e Vilnius sono due grandi città con un glorioso passato e proiettate nel futuro. La presenza salesiana è per me sempre il trampolino per conoscere il territorio, e qui senza la mediazione dei miei confratelli sarei facilmente sperso. Come Valsalice anche Lazdynai non è un quartiere giovane, anche qui si è circondati dal verde ma l’ambiente è popolare.

Qui a Valsalice la sua mancanza si sente tanto, pensa di ritornare a farci visita?

Dopo Natale verrò a trovare la mia famiglia e voi che siete anche la mia famiglia… con la ripresa dell’anno scolastico dopo le vacanze. Vi porto un po’ di neve?

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Anche ora ha a che fare con i ragazzi? Come sono? Ci somigliano in qualche modo?

Per ora ancora molto poco per le ragioni di comunicazione dette prima. All’oratorio è un mare di teste bionde e occhi chiari. Per fortuna, dentro, tutti i ragazzi si somigliano, perché portano allegria, sorrisi, animazione… vita insomma, e qui ce n’è molto bisogno. Mi paiono molto tranquilli, e di sicuro molto autonomi, fin da piccoli.

Il suo grande amore per storia, pittura, architettura ha trovato soddisfazione in Lituania?

Sono arrivato nel momento giusto: festa della capitale e festa dei popoli, così ho fatto un rapido bagno nella tradizione locale. Da non perdere la Senàmiestis, la città vecchia, dalle splendide chiese barocche, il ghetto ebraico e le fortificazioni medievali come il castello del granduca Gediminas. Ma se volete fare un salto nel passato etnografico della Lituania cosa meglio che il museo all’aperto di Rumšiškes?

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Senàmiestis: la città vecchia

Come va con il cibo? E’ molto diverso dalla dieta mediterranea? Che cosa ci consiglierebbe di assaggiare se fossimo lì con lei?

La nostra comunità salesiana è internazionale ma le cuoche sono lituane. Vi consiglio gli cepelinai (tzepelìnei), gnocconi ripieni di carne, i kibinai (chibìnei), grade sfoglia ripiena anch’essa di carne secondo l’antica ricetta karaita/tartara, e un dolce a forma di albero di Natale chiamato šakotis (sciacotìs). Allora… skanàus! Buon appetito!

Piatti

Se ci capitasse di dover affrontare una vita all’estero, in base alla sua nuova esperienza, cosa ci consiglierebbe?

L’essere umano ha illimitate risorse che si possono coniugare in modi molti diversi, una parola d’ordine: vivere l’opportunità della novità. Non giudicare la cultura e il popolo che ti accoglie, finché non hai fatto lo sforzo di capirla a fondo, se non ci sei entrato, anche attraverso la lingua.

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