• martedì , 27 Ottobre 2020

L'inverno di Parigi

[box] di Marco Fanelli[/box]

Da Parigi.

È arrivato l’inverno a Parigi. A dirlo non sono le nuvole basse che ti accolgono al confine né il vento che si insinua tra i vicoli del Quartiere Latino. Non sono i controlli alla frontiera che ho passato giovedì scorso o le camionette dei militari al lato del Pantheon. È arrivato l’inverno nei bistrò che da venerdì sera vedono i propri tavolini au dehors semi vuoti e la gente rifugiata dentro i locali anche se c’è il sole; è arrivato l’inverno nel metrò che corre senza la calca consueta; è arrivato l’inverno tra i boulevards le cui vetrine brillano per pochi.

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È arrivato l’inverno a Parigi nella mente delle persone che cercano una spiegazione. Non è come a gennaio quando qualcuno è riuscito a trovare una ragione quando a cadere sono stati i giornalisti dissacratori di Charlie Hebdo. Adesso non c’è ragione, nessun attacco ai sacri valori di libertà. Venerdì è stata attaccata la vita di Parigi, la sua gente ai tavoli del ristorante, le sue idee che corrono e si intrecciano tra una birra e un caffè, la sua risata argentina, lo scintillio dei suoi infiniti stimoli. Qui è stata attaccata la sua gioventù. La normalità di un venerdì sera al confine del Marais.

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Entrando al supermercato di rue de Alésia ti chiedono di vuotare la borsa come all’ingresso della Sorbona. Le sirene non sono più uno scontato rumore di fondo della città. La gente non si chiede più “Chi sta male?”, ma “Sarà successo qualcosa?”. Ai semafori questa città distratta, che tutto accetta con quella indifferenza snob da capitale del mondo, ora si guarda e ti guarda fissa negli occhi per sapere chi sei o cosa intendi fare. E tu ricambi il dubbio.

Da venerdì sera la Tour Eiffel è spenta. Lo vedo dalla finestra di casa.

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Ma il faro che ha in cima, quello che di solito nessuno guarda, attirati, come siamo, dal brillio delle luci in colonna, quel faro non ha smesso di illuminare la città. Gira, rotea, fa la guardia su tutti e su tutte le contraddizioni di questa città. Gira, rotea ed è come se dicesse quello che tutti hanno in fondo agli occhi.

La verità e la certezza della sua speranza.

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