• mercoledì , 23 Settembre 2020

Sharing e passione nel Reload Music Festival

Il Salice ha incontrato Virginia Sanchesi, curatrice e organizzatrice artistica del Reload Music Festival, che si terrà il 27 febbraio al Lingotto. Tra gli eventi che ha curato in passato, la prima edizione del Reload l’anno scorso e l’Holi Fusion Festival. Insieme a lei abbiamo fatto due domande anche al dj Roby Giordana.

Come ha iniziato Reload?

E’ una storia lunga. Avevo degli amici appassionati di musica e ci siamo chiesti perché non fare un festival EDM (Electronic Dance Music, ndr) a Torino. Abbiamo cercato quindi di costruire un festival diverso. Io ho messo il parco live, l’organizzazione, il percorso di energy. L’anno scorso c’erano i DVBBS (duo canadese di musica elettronica, ndr) e sono venute 11mila persone, quindi ci siamo resi conto che Torino risponde.

Come si definisce il suo lavoro?

Oltre a curare la parte creativa, sono quella che crea i motivi per cui si parli. La comunicazione è fondamentale per me, in ogni cosa che faccio vedo il riscontro mediatico. Ad esempio, per il festival Uber si è offerto di aiutarci con il suo servizio ma questo ha scatenato varie polemiche da parte dei taxi coi quali siamo riusciti alla fine a stabilire un prezzo conveniente per le corse. Volevamo avere la sicurezza per i giovani che tornano a casa, ma a un costo ragionevole. E intanto si è parlato di noi.

E questa seconda edizione?

E’ notevolmente diversa dalla prima. Ci sono quattro palchi e più artisti e la parola chiave è lo sharing. Molti di questi ragazzi vengono per la prima volta in Italia. C’è un palco volante per i dj internazionali, ci sono un sacco di attività, come la dj school. Abbiamo uno studio di registrazione, delle biciclette che pedalando producono energia, il calcio balilla del CUS Torino e mille altre attrazioni… tutto in 40mila metri quadrati. Cerchiamo di condividere la passione per la musica attraverso altre iniziative perché lo sharing è il futuro.

E’ solo per i giovani o è aperto a tutti?

E’ per tutti ma soprattutto per i giovani che hanno talento ma non hanno un palcoscenico dove mostrarlo.

Qual è l’obiettivo?

Creare un festival diverso, con musica vera e bella ma in un contesto differente. Tutto questo a partire da Torino perché vogliamo rimanere qui nonostante ci abbiano proposto altre città, come Roma. Torino è la città dei giovani.

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Quante persone sono attese?

Intorno alle 10-12mila. Cerchiamo almeno di pareggiare i numeri dell’anno scorso, ma sarebbe bello riuscire ad attirare più gente.

Qualche curiosità sugli artisti? 

Soprattutto quelli internazionali ci hanno chiesto delle cose assurde, come farsi trovare un certo tipo di caramelle… L’anno scorso i DVBBS hanno voluto addirittura un enorme buffet col pollo arrosto, che poi non hanno mangiato.

Gli anni scorsi si è occupata di qualche altro evento?

“L’Holi Fusion Festival, che è stato un successo. Si è tenuto al Palavela l’anno scorso. Ho creato 5mila metri quadrati d’India e abbiamo ospitato il Venezuela. Sembrava di essere a Gardaland: c’era di tutto, dalle varie squadre di beach volley, a diversi artisti internazionali, e alla fine la sera quando era il turno dei dj tutti erano già stanchi per le attività del pomeriggio e metà era già andata a casa. E’ stato diverso da Reload perché si è svolto di giorno”.

Qual è la chiave per organizzare un evento di successo?

Crederci e la passione, che è la mia filosofia. Non puoi dire che non ce la farai! Per me lo sharing è vita e quindi lo applico. Per fortuna ho dei soci che mi danno la possibilità di poterlo fare e la condividono in pieno con me. Quindi cerchiamo di dare ai giovani gli strumenti che sono mancati alla mia generazione; oggi con un click hai tutto il mondo a portata di mano. Chi pensa di far musica troverà al Reload la possibilità di contattare un’etichetta di Torino e provarci.

Quindi è importante il lavoro di squadra?

Certo la prima cosa da fare è creare il team. Ci troviamo insieme, mangiamo la pizza, condividiamo le idee. Et voilà, abbiamo fatto il team. Se hai la passione puoi trainare tutti, con l’obiettivo di creare un festival per la musica. La musica fine alla musica.

Il sogno per il futuro?

Far diventare il Reload internazionale però facendolo sempre partire da Torino, con l’aiuto delle autorità. Sarebbe una bella partenza, in quanto è difficile già solo trovare il supporto economico.

Due domande a Robi Giordana, che a detta della Sanchesi è un “grandissimo dj dalla vasta cultura musicale”, oltre che suo sponsor.

Cosa vuol dire fare lo sponsor?

Sicuramente aiutare a far conoscere l’evento: più è conosciuto, più noi ne traiamo benefici. In questo caso però si tratta di creare un progetto, avere un nome comune e non solo una normale sponsorizzazione. E’ un lavoro di gruppo.

La Sanchesi aggiunge: “Nel mio evento lo sponsor è parte integrante e Roby è stato per me il partner ideale”.

Qualche chicca?

Ho conosciuto moltissimi artisti e sono tutti ragazzi assolutamente normali, a partire da Gabri Ponte che conosco da quando era piccolo, Provenzano, e tanti altri. Sono accomunati dalla passione per questo lavoro, che non è un lavoro, ma un’arte che si è trasformata ed è diventata il lavoro che consente loro di vivere. La passione sta nel far divertire gli altri. Stare in console è puro divertimento, non è quasi considerabile un lavoro, perché in quel momento noi stacchiamo la spina. La regola marketing fondamentale è “divertirsi per far divertire gli altri”.

È questo lo scopo del dj?

Se ci sono i dj c’è un motivo, altrimenti basterebbe mettere un cd mixato. Il dj è un po’ il medico della serata, deve sentire la pressione.. E per fare questo deve essere visto dal pubblico, anche fisicamente, non si può nascondere la postazione in qualche angolo, come ho visto in molti locali, deve esserci un contatto diretto col pubblico, per garantire il divertimento.

 

 

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